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Biellese Magico e Misterioso | 17 maggio 2020, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: Un finto delubro pagano sopra il santuario dl’Urupa

A cura di Roberto Gremmo

Il Biellese magico e misterioso: Un finto delubro pagano sopra il santuario dl’Urupa

Nella creazione di percorsi iniziatici ed esoterici, la coppia del senatore Rosazza e del pittore Maffei, attiva come non mai alla fine dell’Ottocento, non ha avuto uguali e ancor oggi nel nostro Biellese si vedono i più segreti sentieri misterici da loro creati. Quello più curioso é stato costruito dalla Bürsch ad Urupa, dove si sale fisicamente ma si scende simbolicamente a ritroso nel tempo dalla religiosità naturale a quella cristiana. Partendo da Rosazza, centro emanatore di spiritualità occulta, si trova prima il santuario cristiano di San Giovanni, poi incrociando il sentiero dove scende la processione di Fontainemore é stato costruito un finto tempio che ricorda la romanità ed infine poco prima della pietra degli autentici riti ancestrali campeggia lo svastica della preistoria,

Il finto tempietto pagano detto ‘delubro’ presenta tre nicchie e sappiamo per certo che almeno quella centrale doveva contenere una statua, probabilmente di donna.

Si é quindi supposto che dovesse essere quella d’una ‘statua mutilata di Madonna’ offerta dal marchese Tommaso La Marmora.

Mi sembrerebbe bizzarro che un simulacro cristiano fosse collocato all’interno d’un tempietto pagano.

Penso, semmai che dei cultori di antichità biellesi come il finanziatore del progetto Rosazza e l’esecutore Maffei avessero pensato a tre edicole, perché tre dovevano essere le statue, come tre erano le ‘Matrone’ di cui anche da noi rimane un residuo nel culto di “Santa Liberata”.

Oggi la statua ha il capo mozzato, staccato da ignoti vandali negli anni Trenta per ragioni oscure, ma in origine era integra e con molta probabilità non rappresentava la Madonna.

Va comunque tenuto presente che queste opere erano state ideate da uno spirito bizzarro e fantasioso come Maffei che non di rado se non trovava autentici reperti del passato conferma alle sue suggestioni, se li inventava di sana pianta, come aveva fatto con la ‘pietra runica’ di Rosazza.

Due scrittori molto critici nei suoi confronti come verso le elucubrazioni sulla “Celtide Italiana”, i biellesi Luigi Borello e Mario Rosazza, scrissero a tutte lettere che l’anomala statua presunta di “Santo Stefano” d’antica devozione ma lasciata a prender polvere in un angolo oscuro del santuario di Urupa e che citammo per la sua singolare fattura nel libro “I misteri delle Alpi Biellesi” sarebbe un vero e proprio falso perché l’artista di Graja “fu il disegnatore della statua stessa, che fu fatta scolpire a spese del senatore Rosazza, suo finanziatore, dall’abile scalpellino rosazzese, Angelo Gilardi, il che ne spiega la rozzezza”.

Non v’é dunque da stupirsi se lo svastica della chiesa di Rosazza e quello collocato sulla facciata più in vista del tempietto d’Urupa avevano e conservavano un significato tutt’altro che cristiano ma contrabbandava una realtà più profonda e nascosta.

Sono stato fra i primi, nel libro “Streghe e magia” del 1994 a segnalare questa vera e propria “beffa diabolica” sul mausoleo dello scopritore della statua della Vergine Nera e che ne avviò la venerazione sui monti biellesi ma famoso per aver combattuto i più pericolosi eretici: gli Arii che lo uccisero gettandogli addosso un mucchio di sassi. Ribadendo, non solo simbolicamente, il potere delle pietre.

Il ‘delubro’, pur essendo fasullo o posticcio, ricorda comunque una figura religiosa con triplice idenità e in questo sta la sua originalità, non solo perché ricorda antiche credenze ma anche perché testimonia la difficoltà interpretativa per una delle più complesse credenze teologiche cristiane: il mistero della trinità divina.

Abbiamo già ricordato in “Biella News” del 21 aprile 2019 lo strano caso della trinità acefala della chiesa di Santa Maria di Armeno, una pittura murale che era stata già attenzionata nel 1925 da Renato Verdina sul “Bollettino Storico della Provincia di Novara” che metteva in risalto quella che definiva “una ben interessante figurazione”, quella dipinta su una colonna con “Tre teste su un corpo unico: teste tondeggianti, dagli occhi ossessivi e fissi. Indubbiamente la figurazione della Trinità. Le teste poggiano su tre colli; la figura centrale articola le mani e la destra regge un calice sacro”.

Per nostra fortuna, questa singolare pittura riuscì a sfuggire alla furia iconoclasta seguita al Concilio di Trento finito nel 1563 che proibì queste raffigurazioni e ne fece cancellare parecchie. Troppo originali, singolari e considerate bizzarre.

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Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

Dal 14 febbraio 2017 nella rubrica “Biellese magico e misterioso” sono stati pubblicati più di 150 articoli che si possono ancora leggere nella sezione “Archivio” di Biella News.

Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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