CULTURA E SPETTACOLI - 06 maggio 2020, 18:39

Una poesia dal cassetto, 4 studenti dell’Itis Biella tra i vincitori del concorso

poesia itis biella

Avrebbero dovuto essere premiati a Torino il 16 di maggio gli studenti-poeti dell’ITIS, che, a causa dell’emergenza Covid, dovranno attendere probabilmente il mese di ottobre per partecipare alla cerimonia dedicata ai vincitori del concorso nazionale “Una poesia dal cassetto 5”.

I testi di Cristian Bonino (III F LSSA), Flavio Simonetti (III F LSSA), Elias Niemen (I B IT.ST.CMBS) e Arianna Orlassino (III A IT.INF) sono stati segnalati per la pubblicazione dalla giuria del suddetto concorso, indetto dall’Associazione Culturale “Paidòn Pòiesis” e dal Liceo Artistico “Passoni” di Torino e articolato in tre sezioni: poesia, lettera d’amore, disegno. Cristian e Flavio hanno partecipato con le loro poesie intitolate E’ il paradiso e Riflessione; Elias e Arianna con due lettere inviate rispettivamente al nonno e a una destinataria imprecisata. E’ ormai il terzo anno che gli studenti dell’ITIS si cimentano nella composizione di testi appartenenti a due generi che necessitano sia dell’ispirazione sia del rispetto delle tecniche: il riconoscimento che hanno conseguito dimostra che spesso quello che nasce come un gioco diventa l’espressione sincera delle loro emozioni.

Di seguito, pubblichiamo i testi dei ragazzi che saranno raccolti in un volume insieme alle altre opere composte da tanti studenti di tutta Italia e selezionate dalla giuria.

È il paradiso

È il paradiso ciò che ho percepito;
è il paradiso ciò che ho desiderato;
è il tuo sorriso il paradiso inaudito
della cui verità ho dubitato.

Io miserando sono un insetto tradito:
dalla smielatezza del tuo sguardo ammaliato
e poi ad esso legato, per un tempo infinito;
or'al tuo amor un altro hai destinato.

È l'inferno ciò che sto subendo;
è l'inferno ciò che mi son creato;
è l'inferno il luogo ove regno.

Sarò come Penelope, attendendo
che tu capisca quanto t'ho amato;
ma è questo il fato di cui son degno?

Cristian Bonino

Riflessione

Circondato da sorrisi rotti,
la gente viene schiacciata da scogli e vorrebbe cambiare le cose,
nonostante sembri appassita come tristi rose,
vorrebbe guarire il mondo appiccicando piccoli cerotti.
I grandi obbligano e ti impongono cosa fare
ti lasciano lì e poi restano a guardare.
E allora io comincio a viaggiare con la mente,
ma un poliziotto mi ferma e mi chiede libretto e patente,
non è più legale nemmeno pensare.
Scontando la mia pena torno allora a fare
quello per cui sono stato programmato
combattere, lottare fino a perdere il fiato…

Flavio Simonetti

Ciao Nonno,
spero vada tutto bene lì da te… mi piacerebbe vederti ancora una volta, risentire tutte le cose che mi raccontavi quando stavi in Marina, ciò che ti accadeva, la descrizione minuziosa della nave o di quella volta che hai mollato tutto per andare a lavorare fra le giostre facendo il pizzaiolo nel tuo banco, spostandoti e regalando a tutti affetto e sorrisi. Vorrei persino potermi di nuovo spaventare nel bel mezzo della notte vedendoti brancolare nel buio come uno zombie, con quei tuoi capelli grigiastri sparati in aria. Vorrei poter ridere per i tuoi scherzi alla nonna e per le tue inimitabili smorfie facciali. Vorrei tutte queste cose, ma purtroppo… L’ultimo ricordo che ho di te vivo è in ospedale. Avevi gli occhi chiusi e io, la nonna, la mamma, Asia e tanti altri eravamo accanto a te a stringere i denti perché aspettavamo, fra un pianto l’altro, che tu smettessi di soffrire per quel tuo cuore malandato. Poi, a un tratto, è successo. Te ne sei andato. Vederti sparire così dalla mia vita è stato distruttivo; l’incubatrice di spensieratezza che sino ad allora mi aveva cullato si è rotta all’improvviso e ho capito che bisogna prendersi più cura delle persone e dare un maggior valore alle piccole cose perché nulla è eterno e i rimorsi possono tormentarti se ti prendono di mira, facendoti capire che potevi fare di più, che potevi essere migliore con chi ti stava accanto. Vorrei tornare ad abbracciarti, nonno, stringerti forte a me e dirti che ti ho sempre voluto bene e che no, non mi basta il tempo passato insieme, che ne voglio ancora dell’altro, che non riesco a rassegnarmi e a lasciarti andare. Ti vorrei qui, ora, al mio fianco… Mi manchi tanto, nonno…

Tuo ***

Elias Niemen

Cara Te,
Ti ho conosciuta in una piacevole serata estiva, durante una festa in riva al lago con una dolce sfumatura rosa alcolico tralasciata dal cielo che si rifletteva sull’acqua, attorno a mille persone che ballavano sulle note di una canzone. Ti ho notata subito, stavi seduta con una birra in mano; alla tua vista si è fermato l’attimo, le tue movenze mi hanno rapita: mi avvicinai a te e iniziammo a parlare, a loro volta le parole si tramutarono in discorsi, intensi e assai piacevoli, sentivo le emozioni pervadere il mio corpo, con l’amara, ma piacevole consapevolezza che di te non sarei più riuscita farne a meno. Le giornate iniziavano con il pensiero di te e si concludevano con quel bacio dato tra gli occhi e la fronte che non conosceva ruoli ed età; eri diventata essenziale per la mia felicità e mi facevi bene all’anima. Arrivò purtroppo quel giorno pronto a ricordarmi che nulla dura in eterno e che anche la nostra complicità era arrivata ad un punto. Credimi se ti dico che chiudendo gli occhi sarei in grado di disegnare ogni particolare di te, mi ricordo le nostre mani in grado di amalgamarsi, ricordo la tua maglietta nera, i tuoi jeans strappati, il tuo zainetto a sfumature rossicce e le tue scarpe nere che percorrevano la via del lago. Ti ho lasciato in mano il mio cuore, quando avrò voglia verrò a riprendermelo, ma ora vorrei che ti ricordassi di me per almeno un’ultima volta, anche se ci sarebbero tante cose da raccontare. Cerco di distrarmi e di riempire le mie giornate con infiniti impegni, così da non lasciare spazio nella mia mente per te, ma sembra impossibile, riesci sempre a incastrarti e a trovare un pretesto per infilarti nei miei pensieri: nell’aria sento il tuo profumo, in radio risuona la nostra canzone con cui passavamo le giornate ad amarci. Hai mai provato a pensare a dove va a finire la vita che non si fa? Io penso che rimanga intrappolata nei sogni, quei piccoli attimi che per colpa del tempo o per il nostro difficile carattere non possiamo conoscere e quindi si sognano, così che la mente ci conceda di viverli in un’altra dimensione. Io penso di averti sognata tante volte e di averti desiderata tante volte. Resta il suono della tua voce, lo schiocco di un tuo bacio, tutti quei piccoli gesti in grado di farmi tremare l’anima, ma che ora hanno lasciato sul mio cuore un livido in più. In fondo me l’aspettavo il tuo abbandono, non hai idea quanto una persona possa essere disposta a soffrire per un attimo di felicità. Ne è valsa la pena perché ho capito che sono pronta a vivermi pienamente questa insidiosa vita, ma ora ti aspetto, ti aspetto ancora un po’. “Diamo tempo al tempo” mi dicevi. Credevo di essere troppo piccola per cogliere il significato di questa frase, ma so che il tempo è soltanto una partita e la si vince soltanto se non se la si guarda, ma va vissuta, va scritta, non si può restare fermi in bilico, bisogna amare incondizionatamente e avere la libertà di poterlo fare senza avere il terrore di mille giudizi. Forse ci rivedremo, in una serata d’estate con il cielo di colore rosa alcolico riflesso sull’acqua del lago, la gente che balla e noi saremo perse a guardarci, per ricominciare un amore che non ha mai avuto fine.

Arianna Orlassino

Redazione NBY

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