Newsbiella Young - 04 maggio 2020, 07:50

Coronavirus e lockdown, considerazioni di una studentessa biellese sulla solitudine

lockdown coronavirus

Foto di repertorio

La solitudine e la condizione che obbliga noi esseri umani a chiuderci in noi stessi e a trovare conforto soltanto della nostra mente e nelle nostre capacità. Questa situazione, che il Covid-19 ci sta imponendo, fa capire alle persone quanto sia indispensabile la presenza di altri esseri umani nella propria vita, quanto sia indispensabile avere rapporti sociali, un confronto e molte volte anche soltanto un abbraccio.

Siamo abituati nel corso della nostra vita a lamentarci perennemente di ogni situazione sfavorevole che si pone dinanzi al nostro cammino; quando abbiamo tutte le libertà ci lamentiamo di averne troppa e, quando non ne abbiamo, ci lamentiamo di non averne; siamo abituati insomma, a non accontentarci mai e questa situazione che ora siamo costretti a superare ci pone dei limiti che nessun altro poteva porci se non questo ...virus. Ma analizzando bene la situazione con mente lucida, si può arrivare a estrapolarne una lezione di vita molto importante. Per esempio, pochi mesi fa stavamo lottando perché l’inquinamento stava distruggendo la nostra casa, oppure ci lamentavamo del surriscaldamento globale e del poco tempo che si riusciva a dedicare alle persone importanti.

Adesso che però siamo costretti a stare in casa, sembra che i rapporti tra le persone(sconosciuti e amici) si siano invece rafforzati grazie a questo disagio comune. Si può quindi davvero parlare di solitudine? Io credo proprio di no. Ma questo solo in base ai punti di vista. Infatti un bambino di 10 anni vivrà questa situazione come un adolescente di 17 o come un adulto di 40? No, a proposito, io sono una studentessa di terza superiore e in questa situazione posso dire di aver provato tutto se non la solitudine. Prima di questa situazione, per esempio, avevo una vita frenetica, un continuo correre da un appuntamento all’altro senza avere mai la possibilità di fermarmi e vedere quello che avevo lasciato dietro di me.

Questa situazione ha invece aggiunto un punto fermo alla mia vita, mi ha costretto a fermarmi e ad apprezzare quello che ho intorno. Prima di questa quarantena, non avevo mai stabilito un vero legame con i professori per esempio, costretta a vederli poche ore alla settimana in un contesto a me angusto, ora ho iniziato a vedere questa figura “accademica” con una diversa accezione; ho scoperto che ognuno di loro ha una vita esattamente come la mia, una famiglia, dei problemi e dei pensieri. Grazie a ciò ho iniziato a vedere la situazione scolastica più come un’opportunità che come un dovere e mi sono sentita libera di esprimere i miei pensieri e di studiare per garantirmi un futuro in questa società.

Allo stesso modo ho avuto anche la possibilità di abbandonare il sentimento di angoscia che le mura scolastiche prima mi facevano provare rimpiazzando quel sentimento astioso con una semplice mancanza e gratitudine. Inoltre, ho anche imparato il valore di passare del tempo con la mia famiglia, a parlare, giocare a vecchi giochi d’infanzia e a fare tutte quelle cose che prima non avevamo il tempo di fare. La solitudine quindi è solo una condizione mentale che ognuno di noi si impone, per poter scappare dalle ...bellezze della vita.

Si sceglie di essere soli, si sceglie di non apprezzare quello che si ha intorno, per preferire un percorso solitario e meditativo. Pensandoci bene, quindi questa situazione che ci è stata imposta per salvare la salute di molte persone, é un dono, un’ennesima possibilità che ci ha fatto capire che si può essere molto più uniti restando soli. È stando soli che si ha la possibilità di analizzare quello che siamo stati in grado di compiere nel corso della nostra esistenza e di analizzare il nostro operato, ed ora i problemi che all’inizio sembravano così opprimenti, piano piano sono diventati minuscoli chicchi di riso in un risotto di pensieri. Dalla solitudine, ho imparato che il vero amore, la vera amicizia e la vera fedeltà si dimostrano quando si è costretti a stare lontani, perché bisogna imparare a dimostrare il proprio affetto, solo con piccoli gesti, con tanta pazienza e sacrificando il proprio ego e i propri bisogni per un bene maggiore.

È servita un’epidemia però, per farci capire che la tecnologia che ci è stata donata, poteva avere finalmente un utilizzo concreto e reale nel mondo di tutti giorni; abbiamo imparato infatti a intrattenerci gli uni con gli altri, a mettere a nudo le nostre capacità sui social per donare un sorriso a chi lotta per farci tornare uniti e facendo amicizia con quei soliti vicini di casa di cui quasi non sapevamo neanche il nome. La solitudine, quindi, ci ha insegnato a riflettere, a maturare una decisione prima di compierla, a ringraziare per ciò che ci è stato donato, per ciò che abbiamo e ad imparare che il dolore e la sofferenza servono a renderci migliori.

In conclusione in questo periodo che io sto passando isolata (ma non sola) nella mia casa, ho imparato a tornare bambina, a ridere per quelle piccole cose come il sorriso del fratellino, una pianta che nasce e il coraggio dei miei genitori, che ogni giorno vanno al lavoro per aiutare le altre persone, rendendomi orgogliosa. Quindi anche se questa situazione mi fa riflettere, mi fa soffrire, mi fa arrabbiare perché mi strappa dall’abbraccio dei miei amici e delle persone che amo, so di essere parte di qualcosa di più grande; ho la consapevolezza di essere utile alla mia famiglia, ai miei amici e alla nazione. Ciò, allora, mi porta a un pensiero: la solitudine è abbandonarsi all’isolamento, è un obbligo o una decisione, ma è soprattutto una condizione di vita necessaria per crescere e imparare a utilizzare ciò che abbiamo a disposizione per sentirci amati nella lontananza.

Gaia Neggia, III Liceo delle Scienze applicate

Ti potrebbero interessare anche:

SU