Newsbiella Young - 03 maggio 2020, 14:57

Coronavirus, gli effetti secondari della solitudine

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La solitudine è una condizione che colpisce tutti durante questo periodo di segregazione, che purtroppo non potevamo evitare. I giovani ne risentono molto, essendo abituati a uscire spesso con i propri amici, anche solo per un po’ di divertimento che li possa distrarre dai problemi quotidiani. Io sono un ragazzo che tiene molto ai contatti con le altre persone. Vivere questo periodo di solitudine è, quindi, difficile per me, perché non posso vedere nessuno che non sia mia madre. In più, abitando in un appartamento, mi è difficile riuscire anche solo a fare due passi né ho un giardino in cui prendere il sole e rilassarmi un po'.

Però, proprio grazie al virus e al periodo di quarantena che ne consegue, sono riuscito a formulare delle riflessioni e a pensare a quanto, in realtà, siamo spesso soli nel corso della nostra vita. Nelle notti passate a pensare a cosa avrei potuto fare, senza il lockdown, in compagnia dei miei amici durante la giornata appena trascorsa, ho capito che a volte le amicizie riescono tutt’al più a distrarre dai pensieri negativi a cui, invece, non si riesce a fare a meno di prestare attenzione quando non si ha la compagnia di qualcuno. Da un mese e mezzo, non faccio altro che pensare, da solo, a come migliorare la mia persona, che ho sempre trovato inadeguata fin da quando ho iniziato a relazionarmi con i miei coetanei.

Quello che vorrei mostrare agli altri è un Mattia che riesce a superare i momenti di difficoltà, con le sue sole forze, senza dover ricorrere all'aiuto di qualcun altro. Mi ritrovo spesso a pensare ai miei problemi e a come risolverli, senza ricorrere a un aiuto esterno, proveniente da qualche mio amico. La solitudine dovuta alla quarantena è riuscita, quindi, a farmi capire come cambiare, come maturare: sono felice di poter dire che oggi, anche se magari solo un po’, sono una persona migliore. Non mi era mai capitato prima di adesso di imbattermi in questi pensieri o, almeno, non avevo mai fatto niente per cambiare davvero.

Oggi, invece, vorrei riuscire a dire grazie a chiunque mi sopporta o mi reputa un buon amico. Vorrei poter chiudere in un cassetto la quantità eccessiva di orgoglio che aleggia dentro al mio ego. Vorrei non sembrare uno che si crede superiore a tutti. Vorrei poter riuscire a essere gentile con le persone a cui voglio bene. Vorrei riuscire a non avere più i miei frequenti attacchi di rabbia. E' difficile, ma sono sicuro che riuscirò a farcela. Ho perso alcuni amici a causa dei miei comportamenti e mi sono ritrovato, spesso, solo. Ecco perché la solitudine che accompagna la pandemia non è completamente nuova per me, perché, ora me ne accorgo, sono già stato solo in alcuni momenti, nonostante la presenza intorno a me di tanti amici.

Queste righe che sto scrivendo mi stanno aiutando molto a ragionare e a capire. Mi sento più a mio agio adesso che ho messo su un foglio i miei pensieri. E non sono solo cose negative quelle che penso. Ho capito che ci sono tante persone che mi vogliono bene e a cui oggi sicuramente mancano la mia ironia, la mia generosità e la mia voglia di aiutare gli altri e che ne sto conoscendo di nuove che sicuramente mi potranno dare tanto, finito tutto ciò. A me, del resto, mancano tutti i miei amici, dal primo all'ultimo. Vorrei poter uscire e abbracciare tutti quelli che mi vogliono bene, credo proprio di averne bisogno. Forse il senso di solitudine che c'è ogni tanto dentro di me si ripresenterà, ma io sarò più forte e saprò come affrontarlo. Tutto sommato, questa pandemia sembra avere anche dei lati positivi, almeno per me.

Chiuso in casa per tutto il giorno, sono riuscito a cogliere il bello anche nelle piccole cose, nelle chiamate al telefono con i miei amici e nelle chiacchierate che faccio con le persone in casa. E soprattutto nel condividere le stesse difficoltà, perché l’assenza degli amici è straziante anche per gli altri. Questo momento finirà e finalmente potremo rivedere tutte le persone che amiamo ed essere felici tutti insieme e non provare, almeno per un po’....la solitudine!

Mattia Porta, III F Liceo delle Scienze applicate

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