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ATTUALITÀ | 02 maggio 2020, 09:18

Al Rotary di Biella il “mondo” medico e il presidente della Regione Cirio parlano del Covid19

Il governatore del Piemonte in videoconferenza: "Auspico di potervi incontrare di persona il prima possibile, consapevole che le misure sociali dipendono da ognuno di noi"

Al Rotary di Biella il “mondo” medico e il presidente della Regione Cirio parlano del Covid19

Serata intensa quella di lunedì scorso al Rotary di Biella. Rigorosamente virtuale, all’insegna di quell’#iorestoacasa diventato ormai un oscuro refrein che nessuno di noi avrebbe mai immaginato di associare a un’epidemia, la conviviale ha ospitato oratori d’eccezione. Incalzati dalle domande della presidente Adriana Paduos si sono alternati il virologo Antonio Piralla del San Matteo di Pavia, il direttore del reparto di Medicina Complessa di Biella Aldo Tua, Umberto Colageo, responsabile della Rianimazione dell’Ospedale di Biella, l’infettivologo Massimo Andreoni, Marco Marcolongo direttore della Struttura complessa Cardiologia, dell’ospedale di Biella, Roberto Polastri, direttore di Chirurgia Generale dell’Ospedali di Biella e il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio.

Così, accanto alle informazioni relative ai service portati a termine dal Club a favore del territorio in supporto all’emergenza Coronavirus, gli schermi si sono via via popolati formando un puzzle di volti a metafora di una società dinamica che vuole stare insieme per elaborare idee e proposte per ripartire non appena sarà possibile. A prendere la parola per primo è il giovane virologo della Microbiologia e Virologia del Policlinico San Matteo di Pavia e docente universitario Antonio Piralla. Il biologo che diagnosticò il caso iniziale del Coronavirus in Italia, il “paziente 1” di Codogno. Fu lui a riuscire, in quella notte, a sequenziare il genoma del virus. Alle 6 di venerdì la sequenza genomica era pronta e a differenza dei test messi a punto e diramati dall’Oms, che identificavano due geni, quello sviluppato da Piralla ne identificava un terzo tutt’ora in uso presso il laboratorio del San Matteo.

Con oltre 100 comunicazioni scientifiche, autore di 98 pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali di cui 4 recentissime sul Covid-19, ha spiegato la differenza tra test epidemiologici e test sierologici. "A Bergamo e Cremona i test sierologici effettuati hanno rilevato che circa il 40% delle persone sottoposte al test sono risultate positive; purtroppo questo dato non significa che i positivi siano al riparo da possibili future infezioni da Covid-19". Ha riferito Piralla e ancora: "La malattia, qualora contratta, può essere più o meno lieve, con o senza sintomi. Solo a seguito dei test si comprende quanto il virus si sia diffuso tra la popolazione. Ciò ovviamente è utile, ma non è abbastanza. Ciò che serve in questo momento sono i dati, le casistiche. Le misure. Ecco, qualora le persone abbiano contratto il virus, il “titolo anticorpale” proveniente dagli esami di laboratorio è in grado di dirci se è possibile che il paziente lo contragga nuovamente? In pratica, si è immuni?".

Queste in sintesi alcune delle domande alle quali gli scienziati stanno cercando di dare una risposta. Un dato: in due mesi sono stati analizzati circa trentamila tamponi, equivalenti a un lavoro che normalmente si svolge in quindici anni, per rilevare la presenza del genoma virale, dando così una pronta diagnosi circa la positività o meno del paziente al Covid19. Aldo Tua, direttore della Medicina Complessa ASL ci ha riportati a casa descrivendo la situazione del nostro nosocomio che fortunatamente è in costante miglioramento rispetto ai giorni di picco in cui i pazienti ricoverati con Covid-19 erano ben 220. "Oggi - spiega - un grande aiuto è arrivato dalla possibilità di effettuare i test anche nei nostri laboratori. In meno di due ore possiamo conoscere la positività o la negatività del tampone". Parole di ringraziamento alla donazione del Rotary arrivano dal dott. Colageo, che conferma quanto l’intera struttura, seppur ad altissimo prezzo, finora abbia reagito bene.

A chiudere gli interventi medici: Massimo Andreoni, Marco Marcolongo e Roberto Polastri; riferendo circa la durata dell’epidemia, il sensibile calo dei ricoveri in terapia intensiva cardiologica, il miglioramento dei trattamenti anche attraverso la crono terapia per ottimizzare la resa dei farmaci. Ad intervenire da Torino, è stato poi il Governatore della Regione Piemonte Cirio per spiegare gli sforzi fatti dalla sanità piemontese per contrastare l’epidemia e illustrare la gestione della “Fase2”. "Il nostro Paese ha bisogno di ripartire, ne hanno bisogno le nostre aziende, le nostre famiglie, i nostri territori. Questa è una consapevolezza che tutti abbiamo, ma è anche necessario non abbassare la guardia. Oggi siamo in grado di eseguire circa settemila tamponi al giorno, in 23 laboratori di cui 21 fissi; ovviamente la numerosità dei tamponi ha come conseguenza l’aumento dei contagiati , ma va tenuto conto che i controlli oggi includono molte RSA e quindi categorie a maggior rischio. Non esiste un “caso Piemonte”. Il virus è arrivato dalla Lombardia, infatti la provincia piemontese con i numeri proporzionalmente più alti è Alessandria, una zona di confine, vicina a Piacenza (la zona inizialmente più colpita dal Covid-19). Il ceppo virologico lombardo è arrivato in Piemonte con una settimana circa di ritardo; oggi scontiamo nei numeri questo ritardo temporale".

La serata si è conclusa con un’affermazione e un auspicio da parte del Presidente della Regione: "Tutte le decisioni che ho preso e che prenderò per le prossime fasi saranno sempre a fianco dei medici e degli scienziati, per il bene della nostra gente. Auspico di potervi incontrare di persona il prima possibile, consapevole che le misure sociali dipendono da ognuno di noi".

Comunicato Stampa Rotary Club - bi.me.

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