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In Breve

| 26 aprile 2020, 09:14

Il "cuore" di Bioglio sfila tra le vie del paese per il 25 Aprile. Ceffa: "C'eravamo tutti" FOTO

Alla commemorazione, oltre al sindaco, hanno partecipato il musicista Alessio Camaiti, don Luigi Tajana, i rappresentanti delle associazioni combattentistiche d'arma Lorenzo Rosin, Alessandro Cagnoni e Renzo Savio e i consiglieri comunali Piermario Garbino e Pietro Perazio, che hanno portato il gonfalone e il cartellone a forma di cuore realizzato da Sandra Serpi

Il "cuore" di Bioglio sfila tra le vie del paese per il 25 Aprile. Ceffa: "C'eravamo tutti" FOTO

"Abbiamo portato in giro per il paese il "cuore di Bioglio" preparato da Sandra Serpi. In quel cuore ci sono tutte le frazioni, ci siamo tutti noi e tutti eravamo presenti oggi". Queste le parole del sindaco di Bioglio Stefano Ceffa, che nella mattinata di ieri ha celebrato il 25 Aprile. Alla cerimonia hanno partecipato anche il musicista Alessio Camaiti, don Luigi Tajana, i rappresentanti delle associazioni combattentistiche d'arma Lorenzo Rosin, Alessandro Cagnoni e Renzo Savio e i consiglieri comunali Piermario Garbino e Pietro Perazio, che hanno portato il gonfalone e il "cuore".

Ecco il discorso ufficiale che il primo cittadino ha tenuto durante la manifestazione:

Oggi è la festa della liberazione. Stiamo a casa ma non dimentichiamo e non rinunciamo a vivere nella solennità questo momento. Percepiamo oggi più forte il senso dell’essere liberati:dalle paure, dalle angosce, dalle costrizioni, dal dolore, dalla sofferenza, dalla solitudine, dalla morte. Oggi abbiamo più chiaro che cosa sia la libertà offerta:quella di chi rimane fedele ad un lavoro, ad una missione, ad una funzione, rischiando, patendo, soffrendo, morendo ed essendo non di rado sbeffeggiato dall’arroganza ignorante di chi non conosce il rispetto e la dignità e vibra i diritti individuali come clave che offendono e feriscono.

Oggi abbiamo più chiaro che cosa sia la libertà donata: quella di chi in modo responsabile rimane in casa; quella di chi chiede aiuto senza l’arroganza di chi lo pretende in modo maleducato; quella di chi beneficia di un supporto e lo chiede per la propria famiglia e per i propri figli sapendo che la fragilità non è una colpa, quelle dei nostri figli che rinunciano più faticosamente di noi alla vita; quella dei nostri anziani che vivono soli; quella dei nonni che patiscono la distanza dai nipoti; quella dei figli e dei genitori che accettano la reciproca distanza; quella dei nostri preti che restano fedeli seppure nella distanza alle loro comunità; quella di chi accetta la morte di un caro sapendo che non può essere insieme lui;quella di chi muore sapendolo e sapendo che non avrà i suoi cari al suo fianco; quella di chi è stata la famiglia di chi è morto distante dalla sua e alla fatica del lavoro, al rischio del servizio, ha unito anche la sofferenza condivisa del proprio cuore.

Oggi sappiamo che quello che stiamo vivendo non c’entra nulla con quella Liberazione, ma sappiamo che quella Liberazione “c’entra tutta” con la possibilità che abbiamo oggi di vincere questo tempo tenendo alte le fiaccole della solidarietà contro l’egoismo, della comunità contro l’individualismo, del sacrificio contro la vigliaccheria, della responsabilità contro gli istinti, della libertà contro l’arbitrio, del rispetto contro l’arroganza.

Allora vi saluto con le parole di Luis Sepulveda morto di Covid nei giorni passati:“Ammiro chi resiste, chi ha fatto del verbo resistere carne, sudore, sangue, e ha dimostrato senza grandi gesti che è possibile vivere, e vivere in piedi, anche nei momenti peggiori”.

bi.me.

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