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COSTUME E SOCIETÀ | 26 aprile 2020, 19:38

25 aprile a Pettinengo: "Oggi siamo liberi grazie anche a questi sei giovani fucilati". La loro storia - FOTO

Due di questi ragazzi sono stati ammazzati dalle truppe nazifasciste il 30 aprile. A guerra ormai finita.

25 aprile a Pettinengo: "Oggi siamo liberi grazie anche a questi sei giovani fucilati". La loro storia - FOTO

"Grazie anche a questi pettinenghesi, se oggi noi siamo liberi". Poche parole del sindaco Gianfranco Bosso, accompagnato dal parroco don Ferdinando Gallu, dall'alpino Emanuele Mazzia Piciot, dal marinaio Mario Menegon e dal bersagliere Andrea Ferraris, sono bastate per ricordare in un clima surreale questo 75esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Un 25 aprile dettato dalle leggi dell'emergenza Coronavirus, senza però scordarle l'alto valore del significato. La benedizione ha raggiunto sia il monumento nel capoluogo che in quelli di  Vaglio Pettinengo e Selve Marcone.

A Pettinengo, in piazza della Chiesa, il monumento riporta sei nomi del paese fucilati tra il 1944 e 1945. Le storie dei sei giovani del paese, sono state riassunte dal marinaio e memoria storica, Mario Menegon. A testimonianza di questo 25 aprile 2020 le raccontiamo nelle parole del pettinenghese.

"Ennio Carando, professore di filosofia, nato a Pettinengo nel 1904, figlio del medico condotto del paese, comandante e comunista, con il fratello di Ettore capitano d'artiglieria, monarchico, due ragazzi di stampo diverso ma con unico obiettivo. Sono stati catturati l'8 febbraio del 1945, torturati e a seguito del loro silenzio, fucilati. Antonio Gavasso, nome di battaglia "Piave", 18 anni: a seguito di una retata a Mosso Santa Maria è stato catturato e ucciso. Stessa sorte anche per il fratello Tullio, 34 anni morto a Vigliano nel 1944.

Carmine Sollazzo, nome di battaglia "Pisano", comandante del distaccamento Freccia, operava nella fascia tra Valle Mosso e Vaglio Colma. 20 anni cattolico, catechista dell'ex bibliotecario pettinenghese Sergio Trivero, insieme a Ernesto Sartori, nome di battaglia "Gagno", sono morti il 30 aprile 1945, a guerra finita. I due giovani si erano addormentati in un cascinale a Santhià, sono stati visti dalla colonna di tedeschi in ritirata e fucilati senza scampo".  

Fulvio Feraboli

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