Biellese Magico e Misterioso - 19 aprile 2020, 08:00

Il biellese magico e misterioso: L’apparizione della Madonna alla monaca del convento del Piazzo e la strega Caterina di Sordevolo

A cura di Roberto Gremmo

La lapide sul corso del Piazzo dove apparve la Madonna

La lapide sul corso del Piazzo dove apparve la Madonna

Il quartiere di Biella Piazzo è, nel Seicento, centro propulsore della vita della città perché vi abitano i benestanti ed i nobili ed esistevano molti importanti monasteri e luoghi di culto.

  Salendo al Piazzo dalla costa del Vernato, ancor oggi s'incontra quello che viene volgarmente chiamato “il Casone”, una grossa, massiccia e rozza costruzione con qualche pretesa di abbellimento, rappresentata da una facciata attraversata da una cornice in cotto, con mattoni decorati a scudi ed a chimere, un edificio dove fra Cinquecento e Settecento aveva sede il Monastero detto di Santa Caterina dove verso il 1571 s’erano trasferite dal Vernato le monache cistercensi.

  Sulla facciata esterna del massiccio palazzone, in verità un poco annerita, una trascurata, piccola lapide avverte che nel Casone quand’era Convento avvenne un fatto miracoloso perché nel 1620 alla monaca Anna Ludovica Bruco apparve personalmente la Madonna.

  L'episodio è narrato da diversi cronisti ed apologeti, fra cui il Mullatera, che a lungo ne parla nelle sue "Memorie cronologiche della Città di Biella": “Si trova scritto che, per le virtuose azioni d'essa Religiosa, compiacquesi Iddio rivelarle negli estremi di sua vita, il giorno, che da Maria Santissima era gradito per la solenne sua coronazione del Santuario d'Oropa, essendole apparsa Maria Vergine in compagnia di S. Anna, che gli [sic!] ordinarono di promulgare, come promulgò, che tale festività era ad essa, e al suo Divin Figliuolo sommamente gradevole, e che si sarebbe, non ostante qualunque difficoltà e contrasto felicemente eseguita nella ultima domenica d'Agosto, soggiungendole in segno di verità che essa sarebbe morta nel settimo giorno di sua malattia, cose tutte che si verificarono in ogni parte contro ogni aspettazione dè circostanti ed assistenti”.

  La rivelazione della religiosa doveva essere veramente un pò fuori norma, se perfino in tempi facili a credere di tutto, com'erano quelli, pochi le prestarono fede, salvo poi ricredersi, quando tutto quello che la Bruco aveva predetto si realizzò: la sua morte come la festa giubilare della Madonna, con la prima incoronazione della taumaturga statua d'Oropa.

  Per la verità, i dubbi degli scettici d'allora non dovevano essere del tutto campati per aria, se si pensa che gran parte delle ‘prove’ sulle predizioni della Bruco erano basate sulla testimonianza del solo suo Padre Confessore, ma, forse, come al solito, faceva piacere credere quello che era utile credere.

  Tra l'altro, la Bruco (particolare che val la pena di sottolineare) “per relazione di chi l’ha conosciuta è sempre vissuta religiosamente, con molta divozione e vero rassegnamento in Dio e da tutte le cure mondane alienissima, menando vita d’ottima Religiosa, con molta edificazione del prossimo, laddove si può dire che in carne facesse vita angelica”.

  Quasi a suggerire che fosse una predestinata.

  Non aveva dubbi il canonico Buscaglia nella “Storia d’Oropa” riedita di recente da “Ieri e Oggi” editore in Biella e considerava ben veritiero l'episodio dell'apparizione, che mette nel conto delle miracolose vicende della Madonna d'Oropa, così come veniva narrato nelle antiche cronache del Santuario:

  "Era verso la fine di luglio 1620 ed in tal tempo trovavasi gravemente inferma nel Monastero di S. Caterina di Biella una monaca di devotissima vita, della Donna Anna Ludovica della famiglia Bruchi.

  Questa, la mattina di S. Anna (26 luglio) ricevuta che ebbe la SS. Comunione, fatti chiamare a sè il suo Padre Confessore e la Madre Abbadessa del Monastero, notificò loro, come la notte precedente circa le ore quattro le erano apparse in sua cella entro un gran splendore dopo spiccatosi per due oltre uno splendidissimo raggio dal suo altarino, due Dame di grandissima maestà, tenendo la più giovane di esse un bellissimo fanciullo in braccio e che, richieste da lei, dopo averle lungamente mirate ed ammirate con grandissimo giubilo del suo cuore, a comunicarle chi fossero, le aveva la più attempata risposto in siffatto modo: Io sono Anna, Madre della gran Madre del Figlio di Dio e questa, che tu vedi, è mia Figlia, Maria, che ha generato l'Unico Figlio dell'Eterno Padre; e perciò ti faccio sapere, che tu devi promulgare, come la Coronazione, che si tratta di fare dell'Immagine di mia Figlia e Madre di Dio nel monte d'Oropa, a Lei ed al suo dolcissimo Figlio sarà oltremodo grata ed accetta: soggiungendo che la coronazione seguirebbe l'ultima domenica d'agosto, disparve quella mirabilissima visione.

  Il Padre Confessore e la Madre Abbadessa non osavano pubblicare quanto era stato detto della Monaca inferma; ma vedendola santamente morire col dolcissimo Nome di Gesù tra le labbra appunto nel settimo giorno della sua infermità, come le era stato annunciato , non stimarono di dover più oltre differire il parlarne”. Ad ulteriore conferma delle dichiarazioni della Bruco giunse, dopo qualche giorno, la decisione presa da parte di Papa Paolo Quinto in Roma della consacrazione alla Madonna d'Oropa dell'ultima domenica d'agosto.

  Per parte sua, Davide Riccardi nella “Storia di Oropa”, racconta, con dovizia di particolari, l'episodio delle visioni, almeno nella versione delle confidenze della Bruco al confessore.

  Come sappiamo, tutto ebbe inizio il 22 luglio del 1620, quando la Bruco "rimase assalita da grave infermità, che la ridusse in evidente pericolo di vita, in quei giorni la fama ad ali spiegate volava d'ogni intorno alla solennissima Coronazione che si doveva fare, là dove il menzognero infernale non mancava di frapporre a tutte ore nuove difficoltà", e già si potrebbero fare considerazioni ampie e meditare un poco su questa predizione che porta a compimento ciò che già tutti conoscono.

  Ancora vale rilevare come perfino nei ritardi dell'organizzazione della festa si vide lo zampino demoniaco.

  Ma c'è, per fortuna, il deus ex machina: la Bruco infatti "fece chiamare il ventisette del predetto mese il Padre confessore, che colà giunto le disse se voleva riconciliarsi a cui ella rispose non avere grazia del Signore bisogno, ma che facesse ritirare le Madri, che ivi dimoravano, che gli avrebbe trattato d'alcuni particolari, e li narrò che la notte avanti, circa alle quattro ore essendo svegliata, e per contrassegno in verità allora folgorava e tuonava, e le due converse, che stavano in sua cella dormivano, vide da un suo altarino, vicino al letto spiccarsi un lucidissimo raggio che alluminò di molto splendore la sua cameretta, vide uscire da un quadro, che teneva appeso all'Altarino, in cui dipinte stavano la Gloriosissima Regina dei Cieli e la sua santissima Madre S. Anna in mezzo di quello meravigliosissimo splendore scoprendo le due Donne una più vecchia dell'altra, e la giovane teneva fra le braccia un bellissimo fanciullo”.

  Ma le figure non si limitarono a manifestarsi in questa tridimensionale apparizione; presero a parlare, confermando di essere proprio, manco a dirlo Madonna e Sant’Anna, preannunciandole sia la buona riuscita della Coronazione al Monte d'Oropa che la sua imminente dipartita.

  La Bruco doveva essere santa davvero, perchè, invece di strapparsi il velo (i capelli, forse, non poteva), fu talmente contenta del messaggio che non si lamentò più per il male fisico che fino ad allora l'aveva tenuta al letto.

  Dopo aver rivelato il tutto al solo Confessore, attese trepidante di fatalistica rassegnazione l'evolversi degli eventi e, in effetti, nel giorno predetto, esalò l'ultimo respiro.

  A trapasso avvenuto, il Confessore rivelò d'aver udito dalla Bruco che l'incoronazione sarebbe stata fatta l'ultima domenica d'agosto e così, infatti, doveva avvenire perchè (e quì sta il miracolo) proprio allora il Papa si decideva ad indire per il trenta d'agosto la grande festa.

  “Di tutto il prenarrato successo ne hanno fatto piena attestazione con propria scrittura il molto Reverendo Don Gregorio Sella, curato di San Giacomo in Biella, confessore della Defunta, e la molto reverenda Donna Angelica Catterina Sandiliana, Abbadessa del già ricordato Monastero  di Santa Catterina” e non v'è motivo di non credere al molto reverendo, che aveva sentito narrare queste cose straordinarie dalla Bruco direttamente e all'Abbadessa, che aveva udito il Reverendo narrare di aver sentito narrare.

  Naturalmente, nell'imminenza dei festeggiamenti, altri narrarono d'aver sentito narrare alcuni che avevano sentito narrare e ci volle poco per gridare al miracolo.

  Subito “il corpo di Lei conservato  in disparte fu d'ordine di Monsignor Viancini riposto nel coro delle Monache in una cassetta” e la Bruco entrò in odore di santità.

  La preziosa salma iniziò un lungo peregrinare, sballottata prima al paese d'origine e poi ad Oropa: “il corpo...conservato con venerazione nel Monastero di S. Caterina, fu al tempo della sopressione napoleonica portato da una Suora” (doveva proprio essere robusta, c'è da immaginarsi  un immensa ‘suorona’) “dello stesso ordine a Sordevolo, e fu conservato in una cassetta nella Sacrestia di quella Chiesa Parrocchiale fino all'anno 1920, quando per desiderio dell'Amministrazione presieduta da Mons. Giovanni Garigliano, Vescovo di Biella fu portato ad Oropa e sepolto nella Cappelletta del Sepolcro, ossia Oratorio di S. Filippo, al primo piano, presso la Chiesa”.

  La Bruco è una presenza atipica nel vastissimo panorama delle apparizioni mariane perché nel suo caso, a differenza delle visioni che fioriranno, specie nell'Ottocento, in tutta Italia, sulle Alpi, sui Pirenei, la Madonna non si mostrava sola ma affiancata e, in qualche modo, sovrastata da Sant'Anna, la ‘presenza’ con cui la religiosa direttamente dialogava.

  Monsignor Agostino della Chiesa auspicava di vedere la Bruco “un giorno fra le Beate annoverata” ed il discorso potrebbe tranquillamente terminare se non vi fossero dei particolari curiosi oltre alla presenza di sant'Anna.

  La Bruco era infatti originaria di Sordevolo proprio dove un anno dopo la sua mistica dipartita, una donna del suo paese tale Caterina, veniva processata a Graglia per strega, accusata d’aver manifestato propositi maligni.

  Si tratta, forse, di pura combinazione, se non ci fosse un'altra curiosa localizzazione: nello stesso paese di Sordevolo, due secoli e mezzo dopo, ci sarà una giovane, Margherita Massazza della stirpe dei Pidello che, avrà, come la Bruco ed in parte la Caterina detta per strega, visioni, farà pratiche ai limiti del soprannaturale, arriverà al punto di fondare un suo personale ‘culto’ di sole donne, rituale agli estremi limiti del cristianesimo, appena tollerato dall'ufficialità e che, con difficoltà, persiste ancora ai giorni nostri, un pò nascosto ed in declino.

  Ma com'è che la Bruco vien detta santa e come vedremo, la Caterina passa per strega?

  Intanto, un peso non indifferente aveva la posizione sociale perché  la Bruco era di famiglia nobile e facoltosa mentre Caterina era una povera, emarginata e sfortunata popolana.

  E, poi, una aveva visioni ‘utili’ ad un progetto di rafforzamento della fede, mentre l'altra lanciava soltanto rozze maledizioni.

  Eppure, gratta gratta, fra loro comune è la matrice cristiana, ma altrettanto condivisa è la credenza nella virtù magica delle cose, sia che queste si "materializzino" con una fuoriuscita da un'immagine, sia che apportino benefici al corpo con decotti o fatture.

  E' possibile ipotizzare che una comune cultura, a metà strada fra superstizione e magia da un lato e religione dall'altro, abbiano avuto due esiti contrari ed antitetici, a seconda del terreno sociale in cui si sono manifestate, portando la figlia dei feudatari di Sordevolo con titolo comitale a candidarsi per gli altari e la montanara illetterata a finire sotto le unghie degli inquisitori?

  Marcello Craveri nel suo prezioso studio “Sante e streghe” del 1980 mette, opportunamente, in luce come la troppo semplicistica e manichea distinzione fra sante e streghe debba essere ridiscussa se si pensa che, entrambe, finiscono per andare soggette ad analoghi fenomeni paranormali, riconducibili ad una identica patologia isterica o, si potrebbe credere, al manifestarsi di un sedimentato, inconscio, plurisecolare ed innato ‘modo d'essere’.

  Resta il fatto che le spoglie mortali della Bruco verranno portate devozionalmente a Sordevolo da un'altra monaca, Suor Crocefissa; e, nello stesso paese anche un'altra monaca, uscita dai lombi di una famiglia facoltosa, diventa stimata consigliera della duchessa Cristina di Francia chiudendo i suoi giorni in santità, fondando un monastero a Mondovì, dove morì nel 1670.

  Era forse inevitabile che queste fanciulle finissero così, in elevato esito, poichè a ciò le destinavano educazione, casato, rapporti sociali.

  Forse, altrettanto inevitabile doveva essere l'accusa di stregoneria contro una donna come Caterina, che manifestava il suo spiccato senso dell'esistenza in forme tali da essere confuse (e da confondersi) con la protesta sociale e l'affermazione dei diritti della propria, emarginata, sessualità femminile.

  A metà strada dai due estremi, si muoverà, in pieno '800, Margherita, che raccoglie dalle sordevolesi monache l'eredità della spiritualità misticheggiante e dalla popolana deviante la capacità di porre mano a risanare mali non solo fisici ma psichici e sociali  diventando così punto di saldatura e di sintesi fra la Santa Bruco e la ‘strega’ Caterina, facendo incontrare fra fede e magia.

  Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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