/ 

In Breve

| 26 marzo 2020, 07:00

Coronavirus, Laura dalla Spagna: "Mi guardavano come un'appestata, ora siamo quasi come l'Italia"

Originaria di Zumaglia, dal 2014 abita a Barcellona. "La situazione è molto preoccupante anche qui. Per lavoro sono stata in Cambogia ma il rientro è stato un vero calvario".

Laura B. 31 anni a Barcellona dal 2014

Laura B. 31 anni a Barcellona dal 2014

"La rapidità di contagi in questi ultimi giorni mi fa pensare che presto saremo come l'Italia. Solo a inizio mese mi guardavano come un'appestata". A parlare è Laura B. 31 anni torinese ma di famiglia originaria di Zumaglia, dove ha ancora la casa e trascorre l'estate, vive in Spagna dal 2014, a Barcellona. "Tutto è cambiato in due settimane -conferma Laura-. Sono partita, per lavoro, il 4 marzo dall'aeroporto e ci avevano chiesto solo se eravamo stati in Italia negli ultimi 14 giorni. Arrivata in Cambogia senza problemi, il viaggio prevedeva poi l'accesso via terra in Thailandia. E questo mi è stato rifiutato per avere il passaporto italiano, nonostante vivessi in Spagna da anni. Tornati a Phnom Penh ho iniziato a cercare voli per Barcellona senza transitare dalla Thailandia. Un vero delirio perchè ogni giorno cancellati tutti. Alla fine l'unico confermato era stracolmo di persone. E in questa occasione mi sono veramente spaventata. Avevo la mascherina acquistata in Asia ma l'aereo era pieno di gente che tossiva, senza protezione ma tranquilla, allegra e ridanciana. Incredibile". 

Al ritorno a Barcellona è cambiato tutto, come dal giorno alla notte, da quando ero partita solo 14 giorni prima, "allora si parlava solo dell'Italia -racconta ancora- e avevo avuto sensazioni strane: la gente mi guardava come fossi un'appestata, i comportamento tendenti ad evitarmi". Adesso la Spagna è sottosopra, probabilmente l'Italia ha fatto da spartiacque e ora imparano dalla nostra reazione, dai giusti decreti, dal lockout quasi totale. 

"Sono passati pochi giorni dal mio ritorno a Barcellona ma noto poca gente per le strade e la metà di quella incontrata senza le mascherine si dirige verso i supermercati -dice Laura-. Auto zero, pochissimi taxi che girano con l'obbligo di portare un cliente alla volta". Dalla Spagna le notizie non sono purtroppo positive e "grazie a mia sorella medico ho saputo che nei nosocomi i posti in terapia intensiva sono tutti occupati e ci sono campagne social alla ricerca di volontari per rinforzare le strutture ospedaliere". 

"Sono preoccupata anche se io lavoro da casa tramite Smart Working -conclude Laura B.-. La rapidità di contagi in Spagna mi lascia pensare che presto saremo come l'Italia". E infatti le ultime notizie parlano di un record di contagi, 738 decessi nelle ultime 24 ore, con i casi confermati positivi a oltre 47.600 persone e con un numero di vittime che tocca quota 3.434. Più della Cina. La Spagna ora ha bisogno di 450mila respiratori, 500mila test rapidi per la diagnostica e 1,5 milioni di mascherine. 

Fulvio Feraboli

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore