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AL DIRETTORE | 20 marzo 2020, 07:00

L’opinione di Pietro Brovarone: “Va, la tua fede ti ha salvato”

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L’umanità, attraverso i secoli, ha conosciuto tragedie di ogni genere, tragedie che, tempo dopo, sono state ricordate nei libri di storia. La storia recente del “secolo breve” annovera tra le tragedie più  significative per numero di morti le due guerre mondiali, l’epidemia della c.d. “spagnola”, senza contare i genocidi perpetrati da dittature di vario colore. La maggior parte di queste tragedie sono derivate da scelte politiche che hanno portato gli uomini ad uccidersi a vicenda.

La tragedia che oggi avvolge il mondo è connessa, invece, ad uno stato di malattia provocata da un virus, ovvero un microrganismo acellulare che avvelena il nostro corpo. Non ci sono evidenze, ad oggi, per ritenere che tale veleno sia stato prodotto dall’uomo, certo è che attacca l’uomo in maniera aggressiva, mettendo in crisi i nostri sistemi  sanitari, obbligandoci a sforzi eccezionali per cercare di curare e salvare coloro che vengono attaccati dal male.

Una tale epidemia, ove si fosse sviluppata in ambito animale o vegetale, avrebbe fatto il suo corso lasciando sul campo i soggetti fisicamente più deboli ed incapaci di reagire attraverso i naturali sistemi immunitari: vegetali e animali reagiscono alle malattie con le risorse intrinseche fornite dal loro organismo e secondo il principio selettivo naturale. L’uomo ha una marcia in più, pur condividendo con il regno animale e vegetale la capacità intrinseca di reagire alla malattia con risorse proprie, ha avuto dal buon Dio la ragione, grazie alla quale ha potuto, lungo i secoli, cercare di comprendere, giorno dopo giorno, le leggi di natura che regolano la vita e la morte, la salute e la malattia.

Oltre a ciò l’uomo, proprio grazie alla ragione, ha compreso l’importanza di valori etici che lo portano a non abbandonare l’ammalato al suo destino, secondo una logica di natura, ma a prendersene cura spendendo risorse e a rischio della propria vita. Ce lo ha insegnato la cultura greca - Ippocrate docet - che ha trovato il suo pieno sviluppo attraverso l’incontro con quella giudaico-cristiana. La figura di Cristo medico del corpo e dell’anima, buon samaritano che, a rischio proprio, si ferma a soccorrere il sofferente , ha dato impulso al superamento della logica di natura, dove solo il forte sopravvive. In tutto ciò, però, non va dimenticato che l’uomo è essere limitato e, mai come in questo momento, si vedono i limiti della scienza umana che, pur con tutte le risorse in campo, non riesce a sconfiggere un microrganismo che svolge la sua funzione di parassita aggredendo l’uomo e debilitandolo fino a farlo morire.

Davanti a questa situazione di impotenza come reagire: continuando ad usare quel gran dono che è la ragione che Dio ci ha dato per scoprire le leggi che regolano l’azione del veleno per sconfiggerlo, ma anche alzando gli occhi al Cielo verso Colui che quelle leggi regola ed ha determinato, ricordando che suo figlio Gesù Cristo, passando per la Galilea del suo tempo, le ha più volte sospese, guarendo coloro che gli gridavano: “Figlio di Davide abbi pietà di me” e Lui accogliendo la loro richiesta li guariva rispondendo: “Va, la tua fede ti ha salvato”. Sta, quindi, a noi chiedere il Suo intervento come hanno fatto nei secoli i nostri avi che, riconoscendo la loro impotenza davanti alle forze della natura, hanno invocato Colui che tali forze ha creato e regola, con l’intercessione di Maria, rifugio dei peccatori. Noi Biellesi ne sappiamo qualcosa, Oropa ,che sempre ci protegge, è lì a ricordarcelo.

Pietro Brovarone

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