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CRONACA | 31 gennaio 2020, 08:00

Sentenza storica della cassazione: la cannabis in alcuni casi può essere coltivata in casa

Sentenza storica della cassazione: la cannabis in alcuni casi può essere coltivata in casa

In questi anni uno dei temi che hanno appassionato di più gli italiani, e soprattutto che hanno diviso di più, è quello legato alla coltivazione della cannabis per uso personale e in maniera legale. Questa discussione ha coinvolto tante persone, tanti addetti ai lavori, tanti semplici consumatori e ha anche fatto litigare tanti politici di fazioni politiche diverse.

Purtroppo queste discussioni generano posizioni molto diverse ed estreme e che vanno dal totale proibizionismo all’eccessiva libertà ma forse la svolta è vicina. Infatti recentemente c'è stata una sentenza della Cassazione che ha cambiato le carte in tavola e che forse quindi questo sarà l’anno giusto per trovare l’equilibrio giusto. Per questi motivi la vendita di prodotti derivati sembra diffondersi a perdita d'olio, dando spazio a negozi fisici e virtuali molto in voga, come Sensoryseeds o simili.

Questa sentenza dice in pratica, e ora approfondiremo, che in alcuni casi è possibile coltivare cannabis in casa, senza uscire dalla legalità: andiamo a scoprire qualcosa di più.

Cosa dice la sentenza nello specifico?

In pratica secondo questa sentenza si potrà coltivare in casa una certa quantità di cannabis per uso personale e in maniera legale. La sentenza non riguarda solo la marijuana nello specifico ma anche per tutte quelle piante grazie alle quali si possono ricavare altre sostanze simili: ciò significa che se la coltivazione ha come obiettivo l’uso personale e quindi non ha una motivazione di spaccio a fini di lucro, può essere fatta anche in casa.

Le motivazioni sono molto chiare al riguardo e citano testualmente attività di coltivazione di dimensioni minime effettuate in ambiente domestico che sono destinata per uso personale in via esclusiva e che quindi non comprendono un numero di piante eccessivo e le tecniche usate sono decisamente rudimentali.

 Inoltre in queste ultime settimane è stata divulgata un’altra notizia e cioè che è stato varato un nuovo decreto che stabilisce con precisione quello che deve essere il limite di Thc in un alimento.

Questo limite non deve superare per la precisione i 2 milligrammi per chilo, se parliamo di semi di cannabis sativa che forse non tutti conoscono, ma che in realtà è semplicemente quel tipo di farina che si ottiene da integratori, che contengono alimenti derivati e i semi.

Invece la quantità aumenta a 5 milligrammi nel caso in cui parliamo di olio che si ottiene con i semi. Ora andiamo a vedere qual è stata la reazione di Coldiretti a questa importanza sentenza.

Reazione di Coldiretti a questa importante sentenza

Molto importante è stata la presa di posizione di Coldiretti, che in un comunicato stampa ha commentato affermando che questa sentenza è positiva soprattutto per il lavoro di tantissime aziende agricole che in questi anni hanno speso tanti soldi per coltivare questa pianta.

Un dato significativo da questo punto di vista è dato dal fatto che negli ultimi 5 anni c'è stato un aumento dei terreni coltivati da quantificare in almeno 10 volte, rispetto agli anni scorsi e per la precisione si è passati dai 400 ai 400 ettari.

Quindi questa sentenza è un toccasana anche dal punto di vista economico ed è stata anche accolta con stupore, anche per un discorso di congiunzione temporale, visto che circa un anno fa e per la precisione a maggio 2019, un’altra sentenza aveva scosso in maniera negativa i consumatori e i coltivatori di cannabis.

Sentenza 2019 Cassazione: qual era stato il verdetto

Secondo una sentenza del maggio 2019 della Corte di Cassazione, vendere droghe, anche la cannabis light, è sempre considerato reato e punibile, per questo, come è indicato dalle norme giuridiche. In pratica, non c'è alcuna differenza tra cocaina, o altre cosiddette “droghe pesanti”, e stupefacenti di natura più leggera come la marjuana, con una forza “drogante” inferiore allo 0,6%. I prodotti destinati alla vendita devono essere del tutto privi di effetti “droganti” e ciò esclude, appunto, qualsiasi tipo di droga.

Esiste però una lista di esemplari di piante cannabis che possono essere legante coltivate in casa, per uso privato e domestico. Questi tipi sono segnalati dalla legge 242 del 2016 e possono, dunque, ricevere l'autorizzazione ad essere, evitando così una qualsiasi mole di sanziona mento da parte delle autorità.

Non si può essere denunciati per la coltivazione della cannabis L, ad esempio, entro determinate quantità, troppo esigue per essere destinate al commercio, ma sufficienti per l’uso personale.

Anche la commercializzazione di tutti i prodotti derivati dalla cannabis sono vietati e severamente puniti dalla legge, eccetto, com'è giusto che sia, i tessuti e le singole fibre della pianta che spesso vengono utilizzati per la realizzazione di stoffe. In questo caso non c'è ingerimento della sostanza potenzialmente nociva o alterante le capacità cognitive del consumatore.

Un utilizzo che implichi l'introduzione nel nostro organismo di qualcosa definita “alterante” non può essere permesso dalla legge, anzi del tutto scoraggiato con provvedimenti punitivi e sanzionatori.

Nonostante la contraddizione tra questa sentenza e quella successiva, manca davvero poco tempo per raggiungere il nocciolo della questione. Ormai sono quattro anni che questo argomento incendia l'agenda setting su tutti i canali di comunicazione e informazione. La gente è sempre più interessata e coinvolta nella questione, poiché anche moralmente parlando sta avvenendo un totale cambiamento di mentalità nella società.

Questa nuova mentalità parte da principi completamente opposti rispetto a quelli che in passato ci proibivano qualsiasi cosa: su tutto c'era un veto silenzioso e il giudizio degli altri era talmente conservatore da discutere ogni abitudine fuori luogo. Essere diversi o pensarla diversamente non era lecito. Adesso , invece, un atteggiamento condiviso di politically (un)correct ci insegna a rispettare ogni parere e ogni tipo di diversità; come a riconsiderare le nostre posizioni rispetto a qualsiasi tema. Persino rispetto alle droghe.

Tossicodipendente non è chi usa, ma chi abusa: questo è oggi il pensiero dominante e la vera riforma del nostro tempo. Anche la medicina ci fa aprire gli occhi su questo. Le nuove frontiere deontologiche ci spiegano come dall'uso della morfina a quello di uno stupefacente dall'effetto anestetico come la marijuana il passo sia davvero molto breve. A questo punto, si pensa, meglio utilizzare qualcosa di naturale, una semplice foglia essiccata e rollata, se questo serve a lenire un dolore insopportabile.

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