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COSTUME E SOCIETÀ | 05 novembre 2019, 11:48

Roberta Invernizzi, scrittrice e filosofa impegnata nel sociale. L'intervista

Roberta Invernizzi, scrittrice e filosofa impegnata nel sociale. L'intervista

Roberta, sei una filosofa e una scrittrice affermata, cos'altro possiamo dire di te?

In realtà quando mi definiscono scrittrice sono un po' in imbarazzo perché non so esattamente che cosa significhi questa parola. Se il requisito è l'aver pubblicato qualcosa allora è applicabile a me: circolano miei testi di narrativa per bambini e per ragazzi e soprattutto storie rivolte ad un pubblico di persone più grandi, poi contributi in saggi su varie tematiche. Mi sento comunque una scrivente, una persona che scrive per diletto, anche perché sono una persona abbastanza timida e i tempi riflessivi della scrittura mi sono più congeniali, mi consentono di approfondire il pensiero e scegliere le parole senza l’urgenza e l’immediatezza del parlato. La “qualifica” di filosofa mi sta particolarmente a cuore, anche se non so se la merito: la filosofia è per me una grande passione, nata nei miei 16 anni, alla prima lezione sui presocratici. Al termine di quell’ora ho deciso che avrei studiato filosofia. L’arte e la tecnica dell’interrogarsi continuamente su se stessi e sul mondo, di porsi domande, di provocare e provocarsi senza dar nulla per scontato è il movimento vitale proprio del pensiero e mi stimola molto.

Abbiamo parlato di Roberta nelle sue declinazioni, ma nel profondo chi è oggi Roberta?

Sono una donna che sta vivendo una stagione intensa e complessa (anche “complicata”!), felice di avvicinarmi al mezzo secolo di età, una persona sempre in cammino con gli occhi spalancati; mi definirei una “adolescente” nel senso etimologico del termine perché sono alla ricerca di nutrimento per la mente, anche in una condizione di incertezza e di dubbio, anche con una percezione ironica id me stessa e del mondo; spero di sentirmi cosi fino all’ultimo giorno della mia vita. Anche i miei impegni professionali, lavoro per Anteo e sono  in collaborazione con la Struttura Formazione ASL Biella, parlano di un’esplorazione continua di possibilità, in particolare nei territori della fragilità e attraverso gli strumenti della narrazione.

Roberta sei una persona che si occupa di sociale nelle più svariate declinazioni, hai all’attivo presentazione di eventi, collaborazioni con la Fondazione Tempia e con l’Ospedale; come è nato il bisogno di entrare nel mondo del volontariato?

Il mio primo contatto è avvenuto nel 2006: in quell’anno ho “scoperto l’altro”, in un momento di particolare fragilità, mentre stavo portando a termine una relazione importante. Per caso, sul bancone di un bar, ho trovato un volantino inerente al corso di formazione per volontari del Telefono Amico. Ho partecipato e svolto il servizio per alcuni anni, diventando a mia volte formatrice. Prima di allora non avevo compreso e praticato consapevolmente l’empatia e l’ascolto attivo, non avevo scoperto la relazione essenziale che ci lega, in particolare nelle difficoltà, ma anche nella quotidiana condivisione della nostra esperienza.

Sempre da uno sguardo al sociale, agli altri, è ispirato il tuo ultimo libro: ce ne vuoi parlare?

S’intitola “La torre dei mille suoni” ed è un libro destinato ai bambini e frutto di un felice lavoro di gruppo. L’idea è nata da Andrea Cavallo, pianista, compositore e insegnante di musica presso le scuole primarie da tanti anni; ha sentito l’esigenza di disporre di un libro di testo “eterodosso”, un volume da utilizzare in aula con i bambini che fosse un po’ diverso, in cui ci fossero una bella storia, meravigliose illustrazioni e spunti di riflessione, di attivazione delle sinapsi, affinché i piccoli possano imparare divertendosi. Ha così coinvolto me e mio marito Marco Guerrieri, che è fumettista (ha pubblicato fumetti con le principali case editrici del settore), rispettivamente per la storia e per i disegni e il progetto grafico complessivo. Il libro è sugli strumenti musicali e sul valore che la musica può avere per esplorare le proprie emozioni, riconoscerle ed esprimerle, per individuare i propri talenti e per comprendere il valore del silenzio e il disvalore del baccano, dei toni di chi alza la voce e non lascia spazio agli altri. Questo progetto ha attirato l’attenzione di AMBIMA, l’associazione nazionale delle bande musicali italiane, che ha distribuito il libro in tutta la penisola per diffonderne il messaggio educativo. Inoltre, abbiamo ottenuto il supporto del comitato del MIUR che si occupa della diffusione della musica. L’entusiasmo mostrato per il libro da parte della ILO, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro che fa capo all’ONU e che ha recentemente celebrato il suo centenario, ha offerto la preziosa occasione di valorizzare la funzione che la musica può avere per la lotta contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Per questo, non ringrazierò mai abbastanza la dottoressa Maria Gabriella Lay, instancabile funzionario della ILO, che con la sua sensibilità e la sua energia incoraggia l’impegno di tutti noi per assicurare un’infanzia serena anche ai bambini delle aree più povere del mondo.

Intervista di Luca Stecchi

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