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ECONOMIA | 17 ottobre 2019, 07:00

Il buon cibo e il vino uniche note positive in Piemonte

Resi noti i dati di Unioncamere. Il presidente Ilotte: "Dare la possibilità alle aziende di non disperdere i saperi e i talenti".

Il buon cibo e il vino uniche note positive in Piemonte

Il Piemonte affoga le sue preoccupazioni nel vino e nel buon cibo, ma prova a reagire alle difficoltà per non ripetere gli errori del passato. Quelle del mondo alimentare sono infatti le uniche note positive (+3,5%) di una prima metà di 2019 che altrimenti non regala nulla di buono, con dati frenati intorno allo zero e una zavorra (-5,1%) che risponde al nome dei mezzi di trasporto. Ma è soprattutto l'auto, a conferma delle sue sofferenze attuali, a essere letteralmente crollata (-48,1%). I dati di Unioncamere, a consuntivo del primo semestre dell'anno, fanno da compendio alle previsioni (negative) che il mondo industriale ha già dipinto per la fine del 2019 nei giorni scorsi. E in un certo senso ne spiegano i motivi, di tanto pessimismo. Da gennaio a giugno, infatti, la produzione è stata bloccata a un -0,8% mentre gli ordinativi faticano a sbloccarsi (gli interni a +0,2 e l'export a +1) e il fatturato totale conferma con un +0,6%.

"Ci aspettavamo numeri negativi, ma forse non così tanto - commenta Vincenzo Ilotte, presidente di Unioncamere Piemonte -. E soprattutto il mondo dell'auto lo dimostra, anche per le incertezze legate alle nuove motorizzazioni e non solo. L'alimentare va meglio, ma non basta a controbilanciare. E a livello di dimensioni sono le pmi, con dimensioni medie, a tenere meglio rispetto a quelle più piccole, ma anche a quelle più grandi".A livello geografico, l'andamento è legato alle vocazioni. Male il tessile, dunque Biella (-4%), male l'auto e quindi Torino (-1,8%), meglio l'alimentare (e quindi Cuneo +1,1%). Asti soffre (-0,8%), mentre Alessandria con il +1,4 cresce (anche grazie all'oreficeria) come le altre province al confine con la Lombardia. Ma proprio Lombardia ed Emilia Romagna flettono come il Piemonte, mentre il Veneto cresce ancora (+1,6%), grazie a settori che da noi non sono così radicati. "Un problema connesso a queste difficoltà è legato alle competenze - aggiunge Ilotte - perché anche questa difficoltà passerà e in quel momento serviranno giovani in grado di raccogliere il testimone e ripartire. Bisogna dare la possibilità alle aziende di non disperdere i saperi e i talenti, spesso custoditi da persone collocate in posizioni intermedie nell'organico delle aziende. Potremmo chiedere alle imprese, tramite politiche attive, di mettere queste figure a disposizione della formazione del territorio nel suo insieme, per fare in modo che si possa crescere e alimentare la ripartenza. Non come l'altra volta, quando la crisi l'abbiamo subita e abbiamo chiuso tonnellate di aziende perdendo un patrimonio e rallentando anche la dinamica di ripartenza".

Tra le poche notizie positive, spiega Paolo Musso, direttore commerciale Imprese Piemonte di Intesa Sanpaolo, il fatto che "le imprese mostrano un certo ottimismo per le esportazioni future. Questo grazie a filiere più consolidate e in grado di resistere alle gelate, ma anche a una crescente internazionalizzazione: in media, le imprese piemontesi arrivano 400 chilometri più in là rispetto a dove arrivavano in passato. Su questi elementi bisogna lavorare in una fase così difficile, oltre alla crescita dimensionale delle attività"."Siamo allineati a un trend che caratterizza un contesto più ampio - conclude Fabrizio Simonini, regional manager Nord Ovest di Unicredit - ed è positivo che il Piemonte possa comunque mostrare una varietà di vocazioni economiche, senza dimenticare che abbiamo sempre il record di brevetti come regione. Non ci aspettiamo un rimbalzo nel 2020, ma a fronte di cambiamenti epocali ci potrebbero essere risultati migliori delle previsioni, soprattutto quando si tratta di comparti ad alto valore aggiunto. E molto faranno anche le infrastrutture, da cui arrivano segnali incoraggianti nei collegamenti con i territori vicini".

comunicato f.f.

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