CRONACA - 26 ottobre 2018, 11:19

Indagine sul tempio crematorio, Biella sotto shock

Biella sotto shock per l'indagine sul tempio crematorio cittadino che ha portato alla custodia cautelare in carcere di due persone e al sequestro della struttura situata al cimitero in via Piacenza. Il blitz di stamattina, 26 ottobre, da parte dei Carabinieri del nucleo di polizia giudiziaria e dei militari del nucleo operativo (con tanto di elicottero) ha coinvolto la Socrebi, società creata dall’impresa di pompe funebri Ravetti. Dalle prime informazioni a finire sotto accusa è l'attività svolta all'interno dell'impianto e le inadeguate modalità di trattamento delle salme. Grazie all'ausilio delle riprese di telecamere nascoste sarebbero stati ritrovati resti umani all'interno di alcuni scatoloni. 

"Sono sconvolto" è il laconico commento del consigliere comunale dei 5 Stelle, Giovanni Rinaldi, totalmente all'oscuro dell'inchiesta quando, martedì scorso, ha chiesto e ottenuto il rinvio della delibera con cui si voleva approvare una variante al piano regolatore per permettere alla Socrebi di costruire una nuova linea di cremazione.

Mentre l'assessore ai servizi cimiteriali, Sergio Leone, preferisce aspettare di conoscere i dettagli della vicenda, che verranno comunicati alle 17 in conferenza stampa, prima di rilasciare commenti (dicendo di non sapere nulla della vicenda, ndr) emerge da più fonti che alcuni dirigenti degli uffici comunali fossero a conoscenza dell'indagine grazie alla collaborazione con la Procura che, a sua volta, avrebbe richiesto di mantenere il massimo riserbo sulla vicenda. Anche per questo motivo, dunque, l'attività amministrativa è proseguita normalmente, presentazione della delibera incriminata compresa. 

IL FORNO CREMATORIO - Entrata in funzione nel maggio 2016, la struttura è costata due milioni di euro. La società, attraverso un project financing, ha costruito struttura e impianto in cambio della gestione per 27 anni e si occupa di salme provenienti anche da fuori Provincia.

l.l.