Il viaggio tra i locali biellesi fa tappa a Valdengo con un tuffo nel passato degno di essere raccontato. Perché la Peschiera non è stata solo una balera qualsiasi ma un punto di riferimento per intere generazioni appassionate di ballo liscio, in una pista dove si sono esibite le più importanti orchestre italiane e artisti di fama internazionale. 56 anni di "dancing" festeggiati martedì 29 maggio con un evento speciale e decadi che hanno reso Giormilio Fantini, in arte il Cicci della Peschiera, un idolo del divertimento per le coppie amanti del liscio e, per molti anni, del latino americano. Della Peschiera dei record restano tanti bei ricordi. Oggi le mode sono cambiate, la crisi ha picchiato forte anche sui locali notturni e la tecnologia domina la scena forte del suo potere tra i giovani. Cicci, con il figlio Giorgio, è consapevole che il futuro non promette scintille. Ma è sicuro di aver donato, a migliaia di persone, serate indimenticabili.
Cicci, tutto è cominciato dalla pesca sportiva…
“Sì, dall’inizio degli anni 60. Avevo diciotto anni e qui era solo un punto di ritrovo per gli amanti della disciplina. C’è un piccolo chalet dove venivano alcune coppie che inserivano le monete nel jukebox e iniziavano a ballare i lenti. Io mi occupavo dei cocktail fino a quando papà Mario decise di creare una sala da ballo all’aperto. Poi arrivarono le orchestre locali che suonavano dal vivo e dal 1975 iniziò la moda delle discoteche. E pensare che la prima pista era in legno”.
Qui si è fatta la storia della musica, sono venuti tutti i più importanti artisti italiani. Chi ricorda con maggiore emozione?
“Tra gli anni 70 e 80 abbiamo avuto Cocciante, Venditti, De Gregori, Dalla, Aznavour, i Dik Dik, i Rockets, i Pooh almeno una volta al mese e Vasco Rossi che venne tre volte con un concerto all’aperto da 30mila persone. Il più simpatico è stato Claudio Villa, una voce fuori dal comune. Loredana Bertè era la più scontrosa, non sono mancati battibecchi con lei ma la ricordo con molto piacere”.
Quindi è giunto il momento delle orchestre. Non c’erano solo rapporti di lavoro, vero?
“Esatto, lavoravamo praticamente tutte le sere così come gli altri locali della zona, vedi il Faro, il Caravel o lo Sporting. Qui hanno cominciato tanti gruppi che suonavano liscio e che sono diventati famosi in tutta Italia. Le amicizie con i Casadei, con i Pierrots, con Bagutti ci consentivano di averli con noi molto spesso. La sala era piena e il numero di presenze permetteva di ottenere buoni guadagni. Ricordo i pullman provenienti da tutto il Nord, gente che telefonava da Brescia, Pavia, Torino, anche dalla Liguria. Per dieci anni ho avuto l’esclusiva di grandi nomi sul Piemonte, qui Franco Castelli ha suonato per tredici Capodanni consecutivi, oggi è impensabile. I clienti impazzivano per le star, a Claudio Villa portarono anche formaggi e galline. Oggi è cambiato tutto…”.
Cosa sta mancando?
“Oggi lavoriamo il martedì, il sabato sera e la domenica pomeriggio. Ora però non c’è più ricambio, chi veniva a ballare è avanti con l’età, tanti ci hanno lasciato. Un calo costante provocato anche dai costi, dalla burocrazia, dalla tecnologia, dalla presenza di feste. Abbiamo intrapreso la strada del latino americano, un ballo che piace molto anche a persone più giovani. Ma tra corsi, locali a tema ovunque e ingressi gratis competere è arduo”.
Le feste di paese vi hanno penalizzato?
“Direi di sì, vedo che alle feste di certe dimensioni si balla il liscio senza spendere. Basta una pista di 30 metri quadrati e un’orchestrina. La categoria è certamente penalizzata, vuoi perché non si va molto d’accordo e vuoi perché l’euro ci ha rovinati. A differenza di tanti altri non abbiamo variato il prezzo d’ingresso ma ora tutto costa il doppio, spese di gestione comprese. In questo modo come fai a pagarti le grandi orchestre?”
Cosa le dicono i pensionati di oggi che vengono nel suo locale?
“Che non rinunciano alla serata ma sono costretti a farne meno rispetto a prima perché devono aiutare figli e nipoti senza lavoro o in difficoltà economiche. Mi chiedono con che coraggio possono venire a ballare tutte le sere”.
Lei ha ospitato feste di giovani studenti, che esperienza è stata?
“Sì, anche se non organizzavo io direttamente ma i gestori di altri locali a Biella. Le dico che ai miei tempi era proibito andare a ballare se non avevi almeno 22 anni. Oggi tanti ragazzi sembrano figli di nessuno. Li ho visti arrivare al locale con la bottiglia in mano e in preda ai fumi dell’alcol. Diciottenni svestite e altri molesti. Non ho mai preso una denuncia, vuole che la prenda adesso? Nel passato l’unico divertimento era il ballo, adesso ci sono troppe variabili”.
Ha rimpianti?
“Assolutamente no. Mai avrei pensato di restare qui tutto questo tempo e vedere così tante generazioni in un contesto così familiare. Un’esperienza che rifarei, senza dubbio”.
Ha paura del futuro?
“I numeri non sono quelli del passato e certamente qualcosa va cambiato. Ora tutti vogliono mangiare, potremmo creare una zona ristorante gestita da noi che consenta ai clienti di fermarsi e poi di ballare. In tanti locali si sta sperimentando questa formula che ha un buon successo. Certo che se un giovane mi chiedesse di investire su locali notturni a Biella gli direi di no. Ma nessuno è così pazzo”.
Il 29 maggio si festeggia il compleanno con Marco e il Clan. Come se lo immagina?
“Strapieno”.