Il destino é stato benigno con il simbolo etnico biellese, perché, invece di essere occultato, l’orso della montagna é stato esibito ed onorato nel graffito del lago dla “Vègia” ammansito, rabbonito e tranquillo accanto alla sua padrona.
Parlare di totem della nostra stirpe non é affatto azzardato anche perché la sua esaltazione é comune a diverse località delle Alpi.
Alcuni reperti rinvenuti nelle grotte di varie località europee, in particolare a Bächler in Svizzera, hanno spinto diversi studiosi ad azzardare l’ipotesi dell’esistenza nell’antichità di un vero e proprio ‘culto dell’orso’, rendendo un omaggio rituale al grosso animale che si aggirava, imprevedibilmente aggressivo, anche sulle nostre montagne.
Si ritiene che lo stemma della Città di Biella con l'orso e la quercia sia ricollegabile alla vicenda dolciniana quando nel 1306 il Comune di Biella organizzò le milizie comunali contro Fra Dolcino che si era rifugiato sui monti di Trivero e Mosso ed é probabile che in quell'occasione il Comune sia stato autorizzato a fregiarsi di un proprio emblema, tant'è che Torrione nota come “in tale periodo è tradizione che anche gli Avogadro ed altre famiglie novaresi che combatterono l'eresiarca abbiano avuto l'onorifico uso dello stemma”.
Probabilmente però l’origine di questo emblema potrebbe essere ben più remota, come quella del famoso leone britannico che, secondo lo scrittore Frederik Thomas Elworthy non sarebbe “un semplice oggetto di blasonato araldico” ma piuttosto “il totem originario dei nostri antenati celti”.
Lo scrittore Giorgio Coppin ha ricordato che “se l'orso dunque rappresenta il guerriero forte e audace, l'eroe che difende la patria, la terra, la città, non deve stupire che compaia con grande frequenza negli stemmi e nelle bandiere. In tutta Europa e soprattutto lungo l'arco alpino: è il primattore delle insegne delle città di Madrid, di Biella, di Appenzell, di San Gallo, di Orsières, di Andermatt, tanto per fare qualche esempio, ma sono Berlin e Berna i suoi palcoscenici più prestigiosi... a Berlin toccò l'orso,non fosse altro per la stretta assonanza tra Berlin e Bar, che in tedesco significa appunto orso. Che poi ci fosse un legame etimologico tra le due parole, è tutto da dimostrare.
Alcuni arrivano a sostenere che il nome della città deriva dritto dritto dal diminutivo Barlein, orsetto”.
Va da sè che gli attuali nomi dell'orso, dall'inglese ‘bear’ (dall'antico 'bera' correlato allo scandinavo ‘bjorn’) al tedesco ‘bar’ (dal germanico ‘bero’) hanno una non casuale assonanza con il toponimo ‘Biela’.
Piero Torrione scrive che per i cristiani la figura dell'orso per tutto il Medio Evo è stato “il simbolo della Chiesa e della Provvidenza” ma prima ancora fra i celti s'incontrano dei-orsi chiamati “Artaios”.
Nel suo interessante “Dizionario ragionato dei simboli” Giovanni Cairo giunse alla conclusione, perfettamente esatta per i biellesi, che l’orso era “l’esempio sopravvivente più certo del totemismo”.
L’orso é stato in passato uno dei più celebrati protagonisti del famoso teatro di strada religioso della “Passione” rappresentata a Sordevolo.
Ancora Torrione ne ha documentato la doppia presenza nel dramma sacro popolare della val dl’Elf d’una madre orsa col cucciolo che “tirano giù dal fico maledetto” il traditore Giuda.
Nel corso di una recente rappresentazione della "Passione di Sordevolo", è stata raccolta la testimonianza di un protagonista e 'decano' di quel teatro religioso popolare così importante ed interessante.
Il signor Giovanni Pivano, ha raccontato come almeno fino al 1924 recitavano per il divertimento del pubblico dei personaggi travestiti da orsi che agivano con mosse goffe e sgraziate in netto contrasto con il clima di tragedia del dramma religioso che dovevano rappresentare.
Purtroppo questa presenza che inserisce una parentesi paganeggiante in una rappresentazione cristiana è stata rimossa forse per levare da un dramma pedagogico un elemento scomodo e fastidioso.
Nel suo pregevole studio relativo alle “Permanences des mythes et survivances rituelles dans le carnaval des villages alpins” il celebre anripologo francese André Carénini ha ricordato che ancora anni addietro, almeno fino al 1934 “la répresentaton du mystère de la Passion à Sordevolo (commune proche de Biella) mettait en scène un homme dégiusé en ours pour représenter le chef des diables, probablement Lucifer comme dans l’exemple de Bourges. A’ Sordevolo, Satan était un diable anthropomorphe portant une couronne ed un sceptre. Durant le ‘jeu de la Passion’, c’était l’ours qui repérait l’apôtre traître dans la foule et l’incitait à se pendre. Un diable de second ordre était déjà dans l’arbre pour aider à nouer la corde autour du cou. Durant ce temp l’ours dansait, et lorsque Judas mourait l’animal se roulait par terre, au milieu des petits diables, pour exprimer son bonheur. Précédemment, nel 1924, il y avait deux ours: le plus petit grimpait même dans l’arbre pour aider les diables à pendre Judas. Enfin, lorsque le corp du traître était évacué sur une civière montée en char, l’ours triomphant précédait le cortège des diables”.
Nella celebre “Processione delle Angiolette” che si svolgeva a Biella nel ‘500 e nel ‘600 e che dava luogo a molte proteste da parte del potere ecclesiastico per il suo carattere troppo mondano e per gli eccessi liberatori dei partecipanti, l’imponente animale simbolo della città era presente solo in un contesto totalmente negativo. Il figurante travestito con le sue sembianze finiva nel carro dove veniva “strascinato uno smisuratissimo Dragone” con sette teste, leone, pantera, struzzo e basilisco oltre ad un “orrido Demonio” con “corpo obeso, colorito di rosso squame, lunga e grossa coda, gambe corte, piede di animale rapace con grosso unghioni”.
Perché volessero demonizzare l’animale simbolo della città non si é mai capito.
Sui sentieri montani della ‘Vègia’ il possente feticcio etnico é presente inciso nella roccia, calmo e placido, ammansito accanto alla montanara.
Par quasi che rida.
Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.
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