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Biellese Magico e Misterioso | 05 novembre 2017, 08:00

Il biellese magico e misterioso: La misteriosa “Tomba della Regina” e la chiesa di San Vitale a Roppolo

A cura di Roberto Gremmo

Il biellese magico e misterioso: La misteriosa “Tomba della Regina” e la chiesa di San Vitale a Roppolo

L’origine del nome “Vittimula” é incerto e le spiegazioni fantasiose non mancano.

   Chi l’affianca a “Vittòn” lo fa in senso spregiativo, poiché con questo termine si é sempre inteso indicare i poveri montanari, gozzuti ed illetterati delle nostre montagne, specie della val d’Aosta e del Canavese che parlavano particolari ‘patois’ parrocchiani, termine che rivela un malcelato disprezzo derivando da ‘pattes’, i piedi. Parlar coi piedi.

    Se però si spiega il toponimo perduto come alterazione della radice gallica antica “vidu” che significa albero ma é simile a “wid” inteso per sapienza si potrebbe pensare che i Vittimuli fossero identificati unendo il termine che indica i sapienti dei boschi, i “wid” alle colline da loro abitate, dette “tumulus”.   

    Perciò il loro nome sarebbe una deformazione di “Widtumulus”, usato dalle circonvicine popolazioni galliche per indicare dei saggi delle foreste collinari, parenti stretti dei ‘druidi’ che avrebbero celebrato antichi culti pagani di fertilità proprio dove si sono sovrapposti i vari santi Vito, Vittore o Vitale.

   Non per caso, al centro della Serra ‘Vittimulense’, nel Comune biellese di Roppolo, vicino all’appartata frazione collinare di Salomone, la chiesetta di san Vitale é ancor oggi un mistico luogo di devozione della comunità locale ed é al contempo meta di pellegrinaggi che salgono anche da un borgo di pianura come San Germano Vercellese.

    Il toponimo Salomone dove si trova san Vitale richiama direttamente le “Sale”, gli insediamenti longobardi di cui rimane testimonianza a Sala Biellese non lontana da Roppolo, Salabue limitrofo al “Sacro Monte” di Crea e Sali Vercellese, Salasco e Salomino, borgata rurale di San Germano.

   Proprio ai bordi della strada giunge a Salomino da Salasco passando da Crova, Tronzano e San Germano si crede esista una misteriosa “Preja cagnàla”, pietra cagna custode d’un immenso tesoro.

   La compianta maestra Carla Spesso originaria di Crova ricordava che ancora negli anni ‘50 i ragazzi del paese cercavano il masso del tesoro lungo quella che chiamavano la “via maestra” fra i campi.

   Del resto lo studioso Gian Domenico Zucca sostiene autorevolmente che la leggenda dell’introvabile “cagnàla” molto cercata ma mai trovata perpetua la memoria della “pratica dell’adorazione delle pietre lungo le strade” in uso presso gli antichi romani.

  Nella quiete di Roppolo una devozione pagana cristianizzata richiama ancor oggi a san Vitale i fedeli della pianura vercellese lungo un percorso ormai perduto che da Salasco saliva snodandosi fra massi ritenuti dotati di poteri salvifici e non per caso don Rolfo sosteneva che dove oggi s’eleva la chiesetta di Salomone “[t]utto fa credere che vi preesistesse un tempio pagano antichissimo”.

   A pochi metri dal santuarietto, ai lati d’un sentiero campestre un cartello posto da qualche appassionato definisce “Tomba della Regina” un masso erratico alto più d’un metro e lungo quattro.

   I componenti del “Gruppo Archeologico Canavesano” lo ritengono un sepolcro litico perché sulla superficie pianeggiante é stata scavata, chissà quando e da chi, una cavità che avrebbe contenuto un cadavere femminile “in epoca barbarica”.

   Difficile crederlo perché il masso non presenta iscrizioni né simboli di alcun genere e  le ridotte dimensioni dello scavo non permettevano la degna sistemazione d’un corpo. Se poi il defunto fosse stato di stirpe reale o elevata sarebbe stato attorniato da monili o armi difficilmente collocabili un quell’incavo molto stretto.

  La pietra di Roppolo é un vero mistero e sono ancora ignote le vere ragioni della sua pretesa regalità.

    E’ certo soltanto che il masso erratico nobilitato si trova ai bordi d’un antico percorso che da Prelle conduce dopo un bivio sia a Dorzano passando per il laghetto di Bosi sia alla chiesetta “Vitale” dopo aver oltrepassato l’ormai diruta cappella dedicata a santa Elisabetta.

   Scendendo da san Vitale verso il lago, ai confini fra Roppolo e Cavaglià s’eleva per più di nove metri un altro imponente masso erratico noto come “Pietra fica”, un nome che richiama quello della divinità romana “Perfica” invocata per propiziare gli incontri sessuali. E’ dunque probabile che la zona del masso fosse teatro d’incontri più o meno clandestini d’amanti delle due località.

   La pietra di Cavaglià dei felici amplessi fra i boschi vicino al lago conservò in epoca romana l’eredità d’un antico sito d’accoppiamento assumendo il nome della Perfica divinità protettrice, salvo poi vedere il toponimo magico perdere man mano di significato conservando un vago richiamo alla dea pagana, custode di pratiche sessuali che producevano “Vit”, quella vita che dovevano garantire i saggi maghi druidi “Widtumulensi” delle colline.

   Una popolazione ricca e potente, tuttavia minacciata ed in competizione con un’altra etnìa. quella degli alpeggi selvaggi di montagna, di cui tramanda memoria il mito molto radicato nel Biellese dell’anomala stirpe dei cosidetti “Pé d’òca”, gli umani con mostruosi piedi palmati.   

  Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo il nuovo libro di Roberto Gremmo pubblicato dalle “Edizioni Ieri e Oggi” di Biella (via Italia, 22).

Roberto Gremmo

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