/ ATTUALITÀ

ATTUALITÀ | 06 aprile 2017, 17:11

Biella: "Emergenza Freddo" fino al 31 marzo per 59 senza fissa dimora

Biella: "Emergenza Freddo" fino al 31 marzo per 59 senza fissa dimora

Quest'anno è finito il 31 marzo (e non il 14 come previsto) il progetto "Emergenza Freddo". Diciassette sere di accoglienza in più, oltre a quelle programmate in partenza, hanno potuto riparare ancora 20 persone dalla pioggia e dall'abbassamento improvviso delle temperature durante la notte delle ultime due settimane di marzo. Grazie alla generosità dei donatori (oltre 19.000 euro raccolti), ma anche al senso di responsabilità e alla capacità di fare squadra dei diversi soggetti coinvolti: Città di Biella, Consorzio I.R.I.S., CISSABO, Caritas Diocesana Biella, Fondazione CRB, Anteo Cooperativa Sociale (struttura Belletti Bona), Croce Rossa Italiana Biella, Centro Territoriale per il Volontariato, ASL BI, Gruppi di Volontariato Vincenziano, ACLI Biella, Associazione Papa Giovanni XXIII di Biella, Associazione La Rete, insieme agli altri soggetti del terzo settore che lavorano sul territorio sui cosiddetti servizi "a bassa soglia" (Coop. Maria Cecilia – capofila dell'associazione temporanea di scopo progetto "Accoglienza Plurale" -, coop. Il Cammino, Coop. Valdocco, Consorzio Il Filo da Tessere).

Una rete ampia, consolidata, una partnership che genera fiducia e risultati concreti. Questi i numeri dell'edizione 2016/2017:

- 115 sere di accoglienza garantite;

- 59 persone accolte;

- 2131 pernottamenti complessivi;

- 2300 pasti offerti.

Essenziale il coinvolgimento dei volontari: preziosi quelli dei Gruppi Vincenziani e della CRI Biella che presenziavano tra le 20 e le 22 offrendo ascolto alle persone accolte e supporto organizzativo agli operatori; indispensabili le infermiere volontarie di CRI per il monitoraggio delle condizioni di salute (molte le persone che a seguito della vita diurna in strada al freddo arrivavano con escoriazioni o raffreddamenti); una certezza le volontarie di CRI e le Vincenziane che settimanalmente si sono occupate del cambio delle lenzuola. Compito dei volontari dell'Associazione La Rete era invece quello di preoccuparsi di reperire il materiale per la colazione. E ancora, altri curavano il rifornimento dei cambi (quando pioveva molto richieste erano calze asciutte, pantaloni, ma anche biancheria intima e maglie) e quello del materiale per l'igiene personale.

L'emergenza freddo è stata opportunità di coinvolgimento e di valorizzazione delle competenze anche per persone a loro volta in situazione di bisogno, seguite dai Servizi Sociali: positiva la valutazione dell'esperienza di "welfare generativo" realizzata dal Servizio Sociale di Biella in collaborazione con i Gruppi Vincenziani. Moltissimi i cittadini e le associazioni che hanno sostenuto il Progetto. A ciascuno di loro va un sentito grazie per la generosità dimostrata. Un ringraziamento particolare va ai Gruppi di Volontariato Vincenziano, al Soroptimist Club, all'Associazione Semi di Bontà Maria Cecilia, a No Mafie – Libera, al Circolo Tennis di Sandigliano, alla Parrocchia di Quaregna, alla Parrocchia di Ronco di Cossato, ai soci della Cooperativa Anteo che hanno aderito alla raccolta interna di fondi promossa dalla Cooperativa stessa, al Consorzio Il Filo da Tessere per l'organizzazione di due giornate "open day" dei centri di accoglienza per richiedenti asilo di Pollone e Cascina Aurora di Cossato.

Ancora, un caloroso grazie va al Coro Noi Cantando e all'Orchestra Nota Bene che hanno offerto gratuitamente la loro collaborazione per la realizzazione di una serata l'11 febbraio a Palazzo Gromo Losa (messo a disposizione gratuitamente da Palazzo Gromo Losa s.r.l., società strumentale della Fondazione CRB). Il concerto "Ma che freddo fa" ha visto una sala gremita di persone amanti della musica ma anche attente alla problematica della povertà estrema, e ha consentito di raccogliere oltre 1600 euro, con un mix ben riuscito di armonia e solidarietà. Importante, infine, la collaborazione con il Dipartimento di Prevenzione dell'ASL BI che, riconoscendo le persone senza dimora presenti sul territorio come persone "fragili", ha offerto quest'anno la possibilità di effettuare la vaccinazione antinfluenzale, recandosi all'interno delle stesse strutture di accoglienza per facilitare le operazioni. Questo ha evitato l'insorgere della patologia (che - anche se non grave di per sé - diventa molto problematica da gestire se non si può contare su un riparo diurno), nonché i conseguenti accessi impropri al servizio ospedaliero.

Il costo dei 115 giorni di servizio è stato complessivamente di 50.000 euro (circa 21,70 euro a persona per garantire un letto caldo, cena, colazione, kit igiene, cambio abiti all'occorrenza, doccia e lavaggio abiti settimanale). Di questi 50.000: 37.300 euro per il personale (due operatori a sera per garantire sicurezza nella gestione del servizio), 2.500 euro per le pulizie (giornaliere), 1.550 euro per i pasti, 850 euro per il cambio lenzuola, 500 euro per le docce, 350 euro per il lavaggio abiti, 4.500 euro per le utenze, 2.450 euro per le colazioni.

Le spese sono state coperte grazie ad uno stanziamento di circa 23.500 euro della Fondazione CRB, 10.000 euro della Città di Biella, 2.200 euro CRI Biella (Area 2), 2.000 euro Caritas, 2.000 euro Consorzi IRIS e CISSABO, 500 euro fondi SPRAR Consorzio IRIS e circa 9.800 euro dalla raccolta fondi promossa dall'Associazione La Rete. Il residuo di circa 9.200 euro sarà una buona base per l'avvio dell'edizione del prossimo inverno.

Da febbraio Caritas ha attivato altri 10 posti presso propria struttura, per evitare che qualcuno restasse fuori quando le temperature erano ancora rigide.

"Insieme ai volontari della C.R.I. - racconta una volontaria - abbiamo lavorato cercando d'esser d'aiuto agli operatori, nelle mansioni che via via ci venivano indicate dagli stessi. In perfetta sintonia con loro e in un ambiente molto ben organizzato, è risultato facile lavorare in squadra. Gli ospiti erano in prevalenza asiatici di nazionalità pakistana e afghana, africani del Nord Africa, Niger e Gambia, tanti rifugiati e richiedenti asilo. Insieme a loro persone dell'Europa dell'Est,  molti alcoldipendenti e pochi italiani. Tra questi solo una donna. Chi tossicodipendente, chi ex tossicodipendente, chi alcolista e chi ex alcolista e chi niente di tutto ciò. Persone che, perso il lavoro, hanno perso tutto. Così, uno ad uno, li ho frequentati e conosciuti tutti. Tra discussioni, scherzi e risate e liti che scoppiavano all'improvviso e altrettanto all'improvviso finivano, di ognuno di loro ho avuto modo di capire il carattere. E non sono mancate alcune vicende dai contenuti forti che siamo sempre riusciti a contenere. Sono felice di esser stata utile in qualche modo a qualcuno".

 

red.v.

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore