Riceviamo e pubblichiamo.
Per chi si fosse dimenticato, vorremmo ricordare che la Regione Piemonte e l'assessore alla Sanità Antonio Saitta poco più di un anno fa hanno chiuso il Punto di Primo intervento all'ex ospedaletto del Centro Zegna. Era un servizio apprezzato e utilizzato da molti cittadini di Trivero e dintorni che sapevano che lì si poteva sempre trovare qualcuno che ti dava un'occhiata se avevi una scheggia in un occhio o una ferita che aveva bisogno di un paio di punti.
Sono la stessa Regione Piemonte e lo stesso assessore Saitta che in questi giorni la nostra amministrazione sta ringraziando mattino, pomeriggio e sera come se avessero fatto il miracolo di San Gennaro, perché hanno finalmente attivato il servizio di 118 a tempo pieno. Non vogliamo fare la parte di quelli che non sono mai contenti di nulla: di sicuro è meglio avere l'ambulanza vicina, piuttosto che lontana. Ma, a parte questo aspetto, non vediamo come si possa dire che a Trivero i servizi sanitari sono stati potenziati.
Vorremmo infatti ricordare che anche prima della cosiddetta inaugurazione di sabato mattina, - presenti sindaco, operatori del turno e parenti stretti - se si chiamava il 118 di notte, quello arrivava: non è che si doveva aspettare il mattino dopo. Certo, adesso presumibilmente arriverà prima - se l'ambulanza è in sede. Ma a fronte di questo vantaggio, ricordiamo anche che il 118 si muove - giustamente - solo per le emergenze gravi: per la famosa ferita da due punti o per la scheggia nell'occhio l'unica cosa da fare è recarsi al pronto soccorso di Biella o Borgosesia, e rassegnarsi a perdere la giornata.
La Regione osannata da Carli e compagni è poi anche quella che andrà ad aprire nel Biellese due Case della salute: una a Cossato e l'altra a Biella, praticamente a due passi dall'ospedale. In un'ottica di servizi diffusi, non era meglio scegliere Trivero? Ma su questa scelta l'amministrazione di Trivero - presente e passata - non ha mai avuto nulla da obiettare, così come non ha emesso un fiato quando hanno chiuso in gran segreto il Punto di primo intervento.
Per chiudere il cerchio, ricordiamo anche che il primo intervento era stato chiuso, così si disse, perché non c'erano i 50.000 euro all'anno necessari per il personale, causa i vincoli di bilancio. Peccato che poi si debba vedere che in altri campi i soldi pubblici abbondano: a Trivero in tre anni si spenderanno 550.000 euro per ospitare e "integrare" dodici migranti: una cifra che avrebbe garantito dieci anni abbondanti di Primo intervento. Si tratta di settori diversi, certo: ma il dato di fatto è che i soldi pubblici per finanziare le cooperative si trovano, per garantire i servizi ai cittadini no. Più che la politica del 2.0 questa è la politica del 2-0: due per i politici e per le cooperative, zero per i cittadini.
PS: adesso i soliti perbenisti dell'asse Pd-Caritas-cooperative faranno finta di aver letto solo le ultime righe e diranno che siamo razzisti ecc. Critica a cui ormai abbiamo fatto il callo.
Piero Casula e Sandro Delmastro Delle Vedove.