A partire da un problema, la crisi economica, si cerca una soluzione quanto più possibile condivisa. Questo è il postulato sul quale si fonda l'attività di "Biella in Transizione", attraverso una declinazione del concetto di superamento della logica monoculturale legata al tessile. Dove "superamento" non vuol dire "negazione". Tutt'altro. Le basi sono più che solide, perché 150 anni di storia industriale sono come pilastri di cemento armato sui quali appoggiare le fondamenta di un nuovo Biellese, che proprio a partire dal DNA intriso di fibre tessili si apre all'esterno, percorrendo vie di sviluppo ben segnate e assolutamente percorribili.
I numeri dai quali si è partiti per ri-pensare un territorio 4.0 non ammettevano repliche. O si trovava una soluzione o si abbandonava ogni speranza. Basta fare un raffronto tra alcuni indicatori datati 2003 e quelli targati 2014. Popolazione residente in Provincia: -3,89%; imprese registrate: -8,30%; tasso di disoccupazione (e qui corre un brivido lungo la schiena): +197,14%. La tabella sinottica riporta solo un segno positivo. Quello dell'export: +12,62. Eccola, l'ancora di salvezza. L'appiglio a cui aggrapparsi, con tenacia, per risalire. D'altra parte, come ha ricordato il presidente dell'UIB, Carlo Piacenza, "i momenti di crisi attivano i cervelli".
Questo dato rappresenta il paradigma di una necessità: il Biellese si deve aprire. All'Italia, all'Europa, al mondo. Il Biellese deve cambiare marcia, deve cambiare mentalità. Deve imparare a diventare "attrattivo". Perché ha dalla sua un brand conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.
Questo, in estrema sintesi, il succo del discorso che questa mattina, mercoledì 25 gennaio, è stato affrontato da amministratori e imprenditori nella sede dell'UIB. Ospite d'onore, Giuseppina Desantis, assessore regionale alle Attività Produttive. "La vera scommessa è costruire sistemi attrattivi per il resto del mondo. La Regione sostiene il Biellese attraverso misure finanziarie proprie e facendosi tramite per ricevere fondi europei ma è necessario che ci sia coesione. Guardiamo con molta attenzione e sosteniamo anche il progetto legato alla formazione: Città Studi rappresenta un'eccellenza, non solo a livello nazionale".
Sono sei le linee di sviluppo preconizzate dal "pallogramma" sviluppato da Ermanno Rondi, ex presidente dell'UIB: Tessile, Food&Beverage, Salute&Benessere, Education, New Business, Arte&Turismo. Ed è in particolare sulla formazione (si legga Città Studi) che si è concentrato l'intervento di Rondi, che ha concluso affermando: "Avremo raggiunto il nostro obiettivo quando l'80% dei nostri laureati non sarà più costretto ad andare via da qui per trovare lavoro".
Parla di "strategia complessiva" il direttore dell'Unione Industriale Biellese, Pier Francesco Corcione: "Occorre lavorare affinché le idee vengano integrate in una più ampia strategia di territorio". E il consigliere regionale del PD, Vittorio Barazzotto, punta "sull'effetto moltiplicatore" che a partire dal tessile deve portare verso innovazione e ricerca. Mentre Alessandro Ciccioni, presidente della Camera di Commercio di Biella e Vercelli, ha spiegato che la forza del Biellese deriva dal legame, strettissimo, dei biellesi al loro territorio. Non meno importante è apparso un altro aspetto sottolineato dal sindaco di Biella, Marco Cavicchioli: "La vera ricchezza del Biellese non è solo il tessile, ma i suoi lavoratori, la loro operosità, la loro onestà".
Dopo tante "teorie", chi pesta sull'acceleratore è Franco Ferraris, presidente della Fondazione Biver: "Dobbiamo trasformare le parole in fatti e la parte politica deve agire in fretta per mettere in rete Biella". Il richiamo diretto, in questo caso, era alle vie di comunicazione, su gomma e su rotaia...