Il mondo dei motori non lascia molto spazio alle donne pilota. In Formula Uno ce l'hanno fatta solo in cinque, con risultati da dimenticare. Nei rally il piede sull'acceleratore e l'attenzione sul freno a mano sono tipicamente maschili. Con rare eccezioni. Come quella di Patrizia Perosino, pilota partecipante al campionato Irc International Rally Cup. Patrizia è nata a Piacenza e dopo aver vissuto in Valle d'Aosta è arrivata a Biella nel 1995.
La passione dei motori le scorre nelle vene già da tempo, anche prima del matrimonio e della nascita di due figli: "Ho iniziato a fare qualche gara come navigatrice, poi c'è stata l'occasione di passare alla guida e da quel momento non ho più lasciato quel ruolo. Mi sono fermata alcuni anni per fare la mamma a tempo pieno, poi ho ripreso nel 2014 correndo gare in Piemonte e mettendomi in discussione lo scorso anno nel campionato Irc. Ho vinto la classifica femminile arrivando 13.a assoluta nel Rally della Lana di Biella. Ora si riparte il 30 aprile con il Rally Internazionale del Taro, in Provincia di Parma".
Con lei la navigatrice Martina Scamperle, vincitrice del Rally Italia Talent di due anni fa. Una buona compagnia che permette di affrontare le strade in maniera ancora più incisiva. La paura, qui, non ha molto spazio: "Bisogna mettere in preventivo tutto - ammette Patrizia Perosino - certo che una parte di follia ci vuole altrimenti i piloti non potrebbero correre rally senza via di fuga". A livello fisico l'uomo resta avvantaggiato rispetto alla donna dal punto di vista agonistico. Patrizia non effettua preparazioni fisiche particolari prima delle gare, per il poco tempo a disposizione. In passato, però, ha praticato parecchi sport tra cui tennis e sci, forte di una condizione fisica decisamente notevole. L'esperienza per prepararsi alla gare non gli manca. Anche al volante, nella vita di tutti i giorni. Sul rapporto donna-auto ha le idee chiare: "Per certi versi gli uomini hanno ragione, le donne sono indecise alla guida.
Nel mondo dei rally c'è un pizzico di pregiudizio, alcuni piloti provocano chiedendo magari di farli passare in determinate gare. Certo, ad oggi manca una Michele Mouton (ex pilota tra le pochissime donne ad aver vinto gare di livello mondiale), spero che qualche donna possa avere il dono della velocità e un mezzo con cui poter vincere in futuro".Patrizia Perosino ha un sogno: "Vorrei concludere la mia carriera avendo mia figlia come navigatrice. Ora sta prendendo la patente, ma entro fine anno potremmo correre insieme".
Il suo 'maestro', invece, è stato Dindo Capello: "La mia prima gara è stata in Valle d’Aosta e lui, pilota ufficiale Audi, mi ha aiutato molto nel mio percorso automobilistico dandomi preziosi consigli. Ammiro anche Piero Liatti, lo considero un esempio anche a livello umano".