Biella Forum, vigilia della partenza per Barcellona Pozzo di Gotto, il clima è disteso, i giocatori stanno completando l’allenamento del venerdì. Coach Carrea sorride, come ha sempre fatto in questa stagione, anche nei momenti di difficoltà massima affrontati dalla squadra quando i risultati sembravano non arrivare mai e il gioco era titubante ed impreciso; come avremo modo di capire, la serenità è una qualità su cui Carrea basa molto del suo modo di affrontare le avversità, d’altronde, se da quando hai 19 anni ti impegni in viaggi di volontariato in Africa, vi hai costruito un campo da basket fronteggiando molte difficoltà e insegni la pallacanestro in una baraccopoli da 95mila persone in meno di due km quadrati (progetto Slums Dunk), non sono certo quattro sconfitte di fila che possono scoraggiarti.
Ma andiamo per ordine: dove, come nasce e che cos’è il progetto Slums Dunk?
“Il progetto Slums Dunk nasce da un’idea di Bruno Cerella, con il quale ho potuto lavorare quando era giocatore a Casalpusterlengo, e Tommaso Marino. Abbiamo iniziato nel 1997 e siamo arrivati nel 2014 a costruire il primo campo da pallacanestro all’interno della baraccopoli di Mathare, a Nairobi, in Kenya. Il progetto ha uno scopo sociale attraverso il linguaggio universale dello sport e, nello specifico della pallacanestro, ci occupiamo della formazione dei coach locali, dell’attrezatura edi fornire quanti più elementi necessari per portare avanti il progetto. L’Africa è un mondo culturalmente diverso, tanto, da quello in cui viviamo. Esistono dinamiche sociali, emotive che ci sfuggono e sono di difficile interpretazione per chi come noi arriva da altri contesti. Oggi il progetto Slums Dunk ha portato a termine la costruzione di un campo da basket nella baraccopoli di Mathare dove risiedono oltre 95.000 persone in soli 1500 metri quadri di terra, con i grattacieli del centro città che fanno da sfondo".
Pensa di andare in Africa anche finita questa stagione?
“Certamente andrò là, a causa di impegni lavorativi (la firma con Biella, a Luglio 2015 ndr), la scorsa estate sono potuto stare solo una decina di giorni, ma la mia intenzione è di andare là anche quest’anno. Comunque sia il nostro lavoro non si limita all’estate, durante l’anno si realizzano i presupposti per il lavoro estivo, prepariamo la formazione e gli aggiornamenti per i coach, siamo alla continua ricerca di nuove risorse ed energie, il progetto è sempre in movimento”.
Vogliamo parlare anche di basket e conoscerla meglio. Che giocatore è stato Michele Carrea?
“Mi hanno sempre definito un giocatore “intelligente”, sin dalle giovanili all’Olimpia Milano. Già nell’anno Juniores avevo la percezione che il ruolo di allenatore poteva essere nel mio futuro. Ero un giocatore poco atletico ma dotato di buone capacità comunicative, dopo qualche stagione da professionista, a 26 anni, ho deciso di provare a fare il coach”.
Prima di diventare capo allenatore di Biella, ha vinto Coppa Italia (2012) e Campionato (2014) con l’Under 19 di Casalpusterlengo, affrontando più volte le formazioni giovanili Biellesi allenate da Federico Danna.
“Affrontare Biella a domicilio, anche se si trattava “solo” formazioni giovanili, dava la sensazione di entrare in un tempio del basket italiano ma in generale si affrontavano sempre squadre solide, di energia e con uno straordinario desiderio di vittoria”.
Facciamo allora un salto in avanti, la firma a luglio con Biella, un momento non facile, città nuova, nuovi compiti, una specie di 'anno zero' per entrambi, società ed allenatore.
“L’impatto con la città è stato ottimo, la ritengo una realtà che non è visitata quanto dovrebbe, il contesto naturale in cui è collocata trasmette grande serenità. Parlando della squadra e della società, una situazione come quella in cui sono arrivato, con Lombardi e Chillo, che contavamo come parte del roster di quest’anno e nel complesso una serie di “scommesse” da fare superiori, e in tempo minore, rispetto ad un normale prestagione, sono state sfide che ho accettato con disponibilità ed entusiasmo quest’estate”.
Biella è squadra che quest’anno come non mai, ha dimostrato di avere due facce, qual è la vera Angelico?
“La nostra stagione è da dividere in tre parti, le prime 4 partite, dove abbiamo giocato una pallacanestro timorosa, alla ricerca di un’identità; poi abbiamo attraversato la fase dell’inserimento di Mike Hall, che dopo l’ottimo debutto ha dovuto conoscere e farsi conoscere dalla squadra, consentendoci di cambiare la nostra pallacanestro per integrarlo al meglio, infine l’ultimo periodo dove la squadra ha trovato un’identità e riesce a mettere in campo una pallacanestro efficace".
A livello di campionato i valori sembrano abbastanza uniformi, Biella è sì in zona retrocessione, ma allo stesso tempo a 4 punti dai playoff.
“Mi piace guardare la classifica dal punto di vista degli obiettivi, perciò dico che siamo ancora in piena zona playout, comunque è evidente che rispetto al girone Est, il nostro presenti dei valori più uniformati ed equilibrati".
Usciamo allora, per un attimo, dall’argomento Biella, per affrontare il tema basket in generale: quale squadra, presente o del passato l'ha impressionata e si avvicina di più al suo concetto di basket?
“Voglio restare in Italia, dico la Siena dei 6 scudetti. Tralasciamo le ultime vicissitudini legali, se ci concentriamo sul livello organizzativo, di coinvolgimento fra giocatori, staff, società, quella realtà era perfetta. Avevi giocatori come Carraretto e Ress che una partita potevano quasi non mettere piede in campo e la successiva prendere il tiro della vittoria, una macchina quasi perfetta, un Basket Totale”.
E se dovesse scegliere un giocatore che le sarebbe piaciuto allenare?
“Dejan Bodiroga, assolutamente".
Per approfondire: www.slumsdunk.org