Corporatura massiccia, cappello d’ordinanza calato sugli occhi, quasi appoggiato agli occhiali. E quel sorriso, sornione, stampato sul volto. Non passava inosservato, il luogotenente Mario Sorrentino, quando entrava a Palazzo di giustizia, neppure vestito in borghese.
Alle spalle una carriera di alti e bassi, iniziata da giovanissimo, con l’arruolamento nell’Arma. Poi, il passaggio all’Ufficio del lavoro, dove diventa una delle figure di spicco del servizio. Più temuto che amato, segue casi di rilievo, come quando un noto imprenditore laniero, piazzò le telecamere di sorveglianza persino vicino alla macchinetta del caffè, per spiare di nascosto gli operai. Dopo 14 anni approda al Nucleo Informativo, per passare, pochi mesi dopo, al Comando di Cossato. E il grado, da quello di Maresciallo, diventa quello di Luogotenente. Da qui, il comando della Stazione di Mottalciata.
Ma la vita di Mario Sorrentino è stata particolarmente intensa, anche dal punto di vista politico. Nelle precedenti elezioni si candida sindaco a Salussola, insieme al primo cittadino uscente, Mario Lacchia, per poi lasciare, a sorpresa, il suo incarico di consigliere di minoranza. Il suo eclettismo, però, si esprime anche negli studi. Non più giovanissimo, si laurea in Economia e commercio, facendo pratica in uno studio di Biella. Che non fosse un soggetto gradito all’Arma, o almeno ad alcuni colleghi, lo si era capito quando, appena arrivato a Mottalciata, su alcuni muri erano apparse frasi contro di lui. Adesso questa indagine, per uno dei reati peggiori, che lo ha portato agli arresti domiciliari.