Due vincitori di tappa, Massimo Ghirotto e Marzio Bruseghin, sorridenti e in splendida forma. E un terzo, Marco Pantani, presente nei cuori dei tifosi e nell’emozione del video che ha ripercorso la sua incredibile rimonta del 1999, l’impresa che ha consegnato la salita da Biella al Santuario alla storia del ciclismo: si è ricordato il passato ma si è guardato anche al presente, nella serata che ha presentato il weekend del Giro d’Italia all’ombra del Mucrone, con la Aglié-Oropa di sabato 24 maggio e la Valdengo-Montecampione di domenica 25.
Il Comune di Biella, regista della serata di palazzo Gromo Losa al Piazzo con l’aiuto della Federciclismo provinciale, ha voluto una presentazione in stile talk show. E per riempire di ricordi e aneddoti del passato l’attesa del futuro prossimo, ha chiesto aiuto a un plotone di ex corridori. Il decano Franco Balmamion ha ricordato il primo arrivo a Oropa, datato 1963: al Prato delle Oche lui fu terzo, dietro Taccone e Adorni. “Ma due giorni dopo ho preso la maglia rosa” ha ricordato. “L’ho persa di nuovo dopo una cronometro e poi l’ho conquistata sulle Dolomiti per tenerla fino a Milano”.
Di cronometro maledette ha parlato anche Claudio Chiappucci, terzo in classifica generale nel 1993, dietro Miguel Indurain e Piotr Ugrumov, il lettone che alle Cave del Favaro mise in difficoltà per l’unica volta in quel Giro l’imbattibile spagnolo: “Ho trovato avversari troppo forti sulla mia strada. A cronometro andavano veloce e in montagna non si staccavano...”. Impressione confermata da Wladimir Belli, che nel 1993 era alla sua prima corsa rosa. “Provai ad attaccare a Bielmonte. E sulle rampe di Oropa piano piano mi raggiunsero: prima Ugrumov, che sembrava un vecchio zio, poi gli altri. Mi consolai perché almeno li avevo visti da vicino”. A Oropa Chiappucci mise dietro Indurain, ma di appena otto secondi, quando Massimo Ghirotto stava già festeggiando una delle più belle vittorie della sua carriera: “A metà Giro avevo la tonsillite e facevo fatica. Il mio direttore sportivo mi propose di ritirarmi, ma strinsi i denti. Oropa era la penultima tappa, l’ultima prima della passerella di Milano in cui si potesse provare qualcosa. Provai a portare via una fuga prima delle salite. Mi andò bene. Iniziammo la scalata di Oropa in quattro con le voci delle ammiraglie che dicevano: attenti, dietro vanno forte. Risposi col fiatone: eh, ma anche noi... Poi riuscii a staccare anche Giovannetti, che sulla carta era più forte in salita di me, e arrivai da solo”.
Da solo, ma perché si trattava di una cronometro, arrivò anche Marzio Bruseghin, nel 2007: "Fu un anno strano. Cambiava spesso la maglia rosa, ma io ero sempre secondo...”.Tutti insieme hanno raccontato anche la tappa del 1999 e il suo protagonista, Marco Pantani, a cui il Giro d’Italia nel decimo anniversario della morte dedicherà due tappe, proprio la Aglié-Oropa e la Valdengo-Montecampione. “Si capiva fin da giovane che voleva arrivare in alto” ha detto Claudio Chiappucci, che fu suo capitano nella Carrera dal 1993. “Era meticoloso, non lasciava nulla al caso nella preparazione di una corsa” ha ricordato il biellese Sergio Barbero, a lungo suo compagno di squadra. “Quel giorno a Oropa tutti aspettavano lui” ha aggiunto Monica Freguglia, giornalista biellese per cinque anni nell'ufficio stampa del Giro. “La caduta della catena a Cossila e l’incredibile rimonta furono una sceneggiatura perfetta”. “Nessuno” ha ammesso Bruseghin “ha saputo emozionare la gente come lui”.
Tra video che hanno mostrato quanto sa essere bello il Biellese sotto gli occhi della telecamera e spezzoni delle tante corse che ogni anno formano l’anima della passione del ciclismo in provincia (con tanto di applauso spontaneo dei ciclo amatori presenti a palazzo Gromo Losa), gli altri grandi ex biellesi hanno raccontato aneddoti e azzardato pronostici. “Oropa è ormai una grande salita, di quelle storiche” ha detto Marco Bellini, ex delle grandi corse prima in sella e poi sull’ammiraglia da direttore sportivo. “I big non la snobberanno e vorranno fare bene. Ma io spero che vinca un giovane italiano. Il nostro ciclismo ne ha bisogno”. “La fatica estrema unisce tutti” ha aggiunto Gianni Zola, spiegando in una battuta perché il ciclismo sappia appassionare e portare tanta gente in strada. E Celestino Vercelli, ciclista prima e imprenditore poi con la sua azienda di scarpe, la Vittoria, che fu fornitrice anche di Pantani, ha spiegato in un aneddoto una delle ragioni per cui si pedala forte: “Quando ho vinto in casa il circuito del Castello di Valdengo, approfittai di Gimondi e Motta che litigavano. Ma volevo andare bene perché al traguardo c’era una bella ragazza che mi piaceva. È diventata mia moglie”.