Prima o poi, l'accusa arriva. Più o meno velata, più o meno spiritosa, più o meno tollerata. Ma arriva, quello è certo, se solo oltrepassate il confine che separa i generici "amanti degli animali" (i propri animali, di preferenza) dagli "animalisti".
Motti ("Prima le persone!"), insinuazioni ("Che vergogna questi estremisti che osano paragonare ciò che è successo a X a ciò che riguarda Y"; sostituite pure a X una vittima umana e a Y una vittima animale, a seconda del gusto e dell'esperienza personale) e l'evergreen "Con tutti i bambini che muoiono di fame, tu pensi agli animali".
Cambia la forma, non la sostanza. Ci sono ancora persone per le quali interessarsi ad animali che non siano il cane o il gatto di casa ti regala un posto automatico nella grande famiglia dei misantropi: come se il rispetto verso gli animali-non-umani escludesse, in automatico, quello verso i propri simili. Come se l'amore, parola abusata come poche altre, fosse disponibile in ciascuno di noi in quantità limitata e il destinatario andasse scelto con cura, in modo univoco, senza il rischio di contaminazioni.
A volte mi trovo più a mio agio con un quadrupede conosciuto da due minuti che con un bipede noto da anni, lo ammetto. Quando cammino per la strada mi è più facile sorridere vedendo un cane che un essere umano, è vero. E se avessi con gli umani a me vicini la stessa voglia di giocare, la pazienza e la dolcezza che mi viene naturale con gli animali sarei una persona migliore e renderei migliori le loro vite, è vero anche questo. Per non parlare della rabbia e del dolore di fronte a notizie di cronaca o a realtà quotidiana talmente comuni da non entrare neanche nella cronaca, e di tante altre prove schiaccianti che, per alcuni, sarebbero più che sufficienti per marchiare in fronte me, e tante altre persone, con la M scarlatta di "misantropo".
Ebbene: non è così. Se qualcuno crede nell'equazione "ama gli animali = odia gli uomini", ha un problema grosso; ma è un suo problema, non un dogma. E se qualcuno davvero ama gli animali e odia gli uomini (tutti, indistintamente, per il solo fatto di essere nati uomini), statene certi: è un'eccezione, non una regola. Perché il senso di giustizia, di rispetto, l'empatia sono doti troppo elevate per fare distinzioni di specie. Se ci sono per davvero, ovviamente; se vengono ostentate solo quando fa comodo, per darsi un tono di rispettabilità o per il gusto di scuotere la testa al ritmo di "O tempora, o mores!", allora è un altro discorso. Un discorso talmente meschino che non vale neppure la pena affrontarlo.
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