SPORT - 10 gennaio 2014, 08:13

"Marco è nato con la palla da basket in mano"

Parla il padre Lucio Laganà: "La convocazione in Nazionale è un premio alla sua costanza e caparbietà"

Grande festa in casa Pallacanestro Biella per la prima convocazione in Nazionale maggiore di Marco Laganà. Ieri il play di coach Corbani è stato inserito nella lista dei 16 giocatori che il 20 e 21 gennaio saranno protagonisti di un raduno collegiale agli ordini di Simone Pianigiani a Roma. E grande festa anche in casa Laganà, una famiglia nella quale il basket rappresenta una vera e propria religione: dal padre Lucio (oltre 200 partite in serie A con Reggio Calabria), alla madre Katia (entrambi tecnici federali e responsabili della società Lumaka Basket), fino ai fratelli maggiore Luca e minore Matteo, la pallacanestro è parte del dna di famiglia. Grande emozione da parte dei genitori Laganà, che hanno appreso la notizia direttamente dal figlio mentre come ogni giorno seguivano i ragazzi del “Lumaka” in palestra. Proprio il padre Lucio parla così del figlio.

Signor Laganà, le vostre prime sensazioni alla notizia della convocazione di Marco in Nazionale.
"Da genitori ci sentiamo orgogliosi di questo prestigioso traguardo. Marco è via da casa da quando aveva 15 anni e questa convocazione rappresenta un premio alla sua costanza e caparbietà, oltre che una gratificazione per noi".

Quando è nata la passione di Marco per la palla a spicchi?
"Quando era piccolo io giocavo ancora (ultima stagione nel 1998, ndr) e già a 3-4 anni scorrazzava su e giù per i campi da basket senza mai mollare un secondo il pallone. Il basket è stata sempre la sua grande passione, ma soprattutto, ancora oggi, motivo di divertimento".

Ci racconti un aneddoto di Marco Laganà bambino.
"Ce n’è uno divertente: i custodi dovevano sempre rincorrerlo prima di convincerlo a uscire dai palazzetti. Quando aveva la palla in mano Marco non se ne separava mai".

Qual è stata la qualità che più di altre ha permesso a Marco di emergere?
"La sua caparbietà, la grande fiducia nei suoi mezzi e il non volersi mai arrendere. Ricordo le innumerevoli sfide in famiglia contro il fratello Luca, più grande di lui: Marco non accettava mai di perdere".

La scelta di trasferirsi da Reggio Emilia a Biella, così come quella di restare nell’Angelico la scorsa estate si sta dimostrando giusta e vincente.
"Le possibilità di cambiare squadra ci sono state, ma rimanere a Biella è stata la scelta più logica. Da voi Marco ha trovato l’ambiente giusto per crescere e un maestro di vita come Federico Danna, che ha sempre considerato un secondo padre".

In quale aspetto del gioco può migliorare di più suo figlio?
"Soprattutto nella continuità durante una partita. Giocando play maker, deve sempre riuscire a mettere in ritmo i compagni, senza perdere la sua pericolosità offensiva. Credo che migliorerà molto anche al tiro, un particolare che dipende più dalla testa che dalla tecnica. Intanto ci godiamo questa convocazione, che rappresenta al tempo stesso un traguardo prestigioso e un punto di partenza".

Emile Martano