ATTUALITÀ - 19 novembre 2013, 11:28

"Un'altra azienda rilevi gli impianti della Coca Cola"

Come è emerso dal consiglio comunale di Gaglianico potrebbe essere l'unica soluzione per salvaguardare i posti di lavoro. Favero: "Stiamo esplorando con imprenditori diverse opzioni per una riconversione"

E’ stata una mozione approvata all’unanimità da tutti i gruppi consigliari durante il consiglio comunale straordinario, quella sulla chiusura dello stabilimento della Coca Cola, tenutosi ieri sera a Gaglianico: mozione con la quale il sindaco Andrea Quaregna e i consiglieri si impegnano a fare il possibile per interessare tutti i livelli politici a partire dalla Regione, “perché la decisione della multinazionale di chiudere lo stabilimento locale avrà un impatto sociale assai rilevante che andrà ad aggravare il quadro di crisi del territorio biellese”.

Multinazionale che non ha presenziato al consiglio, ma che ha effettuato un incontro a porte chiuso nel pomeriggio di ieri con l’amministrazione comunale, nel quale ha reso noto che la decisione di chiudere lo stabilimento di Gaglianico nel febbraio 2014 ormai è stata presa, che manterranno il sito di Nogara perché è più grande e che sarebbe aperta ad eventuali compratori che però non siano dei concorrenti. A fronte di questi presupposti, si è sviluppata una riflessione che ha coinvolto rappresentanti sindacali e politici, volta a capire quale sia il percorso migliore da seguire. E sono state individuate tre azioni importanti da portar avanti in concomitanza: cercare un confronto con Coca Cola per chiedere di non chiudere, nel caso in cui si dimostrasse irremovibile lavorare affincéè possa essere disponibile a lasciare capannoni e macchinari a prezzi agevolati ad eventuali compratori ed infine cercare di ottenere gli ammortizzatori sociali.  

Certo, quella che si prospetta ad amministratori, sindacati e lavoratori non si tratta sicuramente di una battaglia facile, ma ci vogliono provare, come ha affermato Wilmer Ronzani nel suo intervento: “ Bisogna lanciare un grido d’allarme e soprattutto non bisogna rassegnarsi ma chiedere l’aiuto di forze più consistenti di una piccola amministrazione comunale perché possa essere aperto un tavolo di discussione con la ditta”. In questa problematica parlare tutti lo stesso linguaggio pare quindi essere l’unica speranza per un futuro: “La chiusura del sito di Gaglianico non deve rimanere un fenomeno isolato, deve essere sottoposto al ministro dell’Industria, perché questo territorio ha dato tantissimo alla ditta e quindi tutti noi abbiamo il dovere di fare il possibile e l’impossibile per cercare di non farla chiudere”. A tal proposito la senatrice Nicoletta Favero ha già provveduto a presentare un’interrogazione  a Roma, indirizzandola sia al ministro del Lavoro, sia al ministro per lo Sviluppo Economico, sottolineando come il caso Gaglianico potrebbe non essere l’unico,  aprendo così una riflessione su cosa Coca Cola vorrà fare in Italia. Oltre a questo, Favero ha anche fatto sapere che stanno esplorando con imprenditori non solo di questo settore diverse opzioni tutte finalizzate a una riconversione dell'azienda.

(19 novembre 2013)  

Anita Santhià