Una delle storie più belle della nuova Angelico Biella 2013-2014 è senza dubbio quella di Luca Murta Cardoso, ultimo acquisto del mercato estivo dell’Angelico. Classe ’89, nato a Biella ma di origini brasiliane, guardia di 185 cm, Luca ha conosciuto la pallacanestro solo a 12 anni: prima infatti faceva il portiere in una squadra di calcio, tanto che nei suoi primi allenamenti con i gruppi giovanili (allora la sua categoria si chiamava “Bam”) si distingueva per i tuffi alla Buffon a caccia di ogni pallone vacante.
Dopo aver fatto tutta la trafila giovanile con Biella ed essere arrivato fino al podio nelle finali Nazionali del 2008 guidato da coach Federico Danna, Luca ha continuato la sua carriera cestistica a Torino, prima al San Mauro (serie C1), poi al Cus Torino, con una promozione dalla C1 alla B2 e un campionato in B2 da protagonista. Il filo conduttore della sua carriera è stato sempre lo stesso: grinta e attaccamento alla maglia gli hanno sempre permesso di superare i suoi limiti tecnici e di conquistarsi minuti importanti sul parquet, a dispetto di compagni spesso più talentuosi di lui. Sei mesi di lontananza dalla palla a spicchi (prima parte della stagione 2012-2013) non hanno minato la sua passione per il gioco. A gennaio di quest’anno infatti Luca torna in campo, accettando la sfida dell’Olimpo Alba, squadra con la quale trionfa in C2. Poi, con l’arrivo dell’estate, l’inattesa chiamata della sua squadra del cuore, per un posto nel roster della prossima Legadue.
Luca, ci racconti la trattativa che ha portato alla tua firma per Biella?
"Ero in macchina diretto a Rimini per un torneo 3vs3 e mi ha chiamato Gabriele Fioretti chiedendomi se ero interessato a fare il decimo giocatore nel roster di Corbani. Non ho avuto dubbi, accettando subito la proposta, pur consapevole che avrei avuto un ruolo defilato in termini di minuti".
Quali sono state le emozioni di quegli attimi?
"Ci ho messo un po' a capire davvero cosa stesse succedendo. Appena uscito dalla sede di Pallacanestro Biella con l'accordo raggiunto, mi sentivo assolutamente al settimo cielo. Mi sono chiesto cosa avessi fatto per meritarmi addirittura un'opportunità del genere. Ho chiamato mia mamma e le ho detto che dopo quattro anni di lontananza avrebbe nuovamente dovuto sopportarmi in casa, io ed il mio disordine".
Cosa rappresenta per te la pallacanestro?
"Innanzi tutto lo sport più bello, poi una grande palestra di vita. Quello che ti insegna lo sport, pochissime altre cose te lo insegnano. Non ho mai voluto però che fosse il mio unico impegno, perché credo che fare i professionisti a tempo pieno a lungo andare impigrisca. Meglio abbinare lo sport ad altri hobbies o allo studio".
E cosa ha rappresentato e rappresenta nella tua vita Pallacanestro Biella?
"L'idea che ho io di Pallacanestro Biella non si può scindere dalla figura di Federico Danna. Dall'annata '89 in poi abbiamo avuto l'onore di essere allenati da lui e penso sia stata una fortuna inestimabile. Pallacanestro Biella è quindi una grande scuola che ci ha permesso di avere un grande insegnante".
Del quintetto Under 19 che con Danna sfiorò la finale Nazionale eri quello con meno talento. Eppure ovunque tu abbia giocato hai lasciato il segno. Qual è il segreto?
"Ho la fortuna di essere iperattivo e di sentirmi soddisfatto solo quando sono esausto. Non so se sia una strana forma di masochismo, ma è così. Il lavoro duro non mi ha mai spaventato. Anzi, mi sento in colpa se faccio poco".
Nel 2012-2013 hai smesso di giocare per sei mesi. Come mai?
"Mi sono preso una pausa e ho fatto una master in marketing a Firenze. Poi sono andato a trovare mio papà in Brasile a dicembre. Nel frattempo ho trovato lavoro a Torino, in un'agenzia di marketing e da gennaio ho iniziato a lavorare lì. Non appena mi sono ristabilito a Torino, ho ricevuto l'offerta da parte di Alba e l'ho accettata. C'era la possibilità di vincere un altro campionato e la cosa mi ha stuzzicato".
Quali sono le tue ambizioni e i tuoi interessi extra cestistici?
"Ho un sacco di interessi e cerco di dedicarci più tempo possibile. Lo scorso anno mi sono chiesto se valesse la pena sacrificare così tanto tempo per il basket, a scapito delle altre passioni. Non trovando risposta, mi sono preso una pausa dallo sport agonistico. L'ambizione principale è sicuramente quella di aprire un'attività tutta mia e di riuscire a viaggiare il più possibile grazie a tale attività. L'ambito in cui buttarmi non mi è ancora chiaro. Cerco di tenermi aperte più porte possibili, poi si vedrà".
Cosa ti ha chiesto coach Corbani al primo giorno di raduno?
"Energia, entusiasmo, difesa".
Dicci la verità, in cuor tuo covi il desiderio di ritagliarti uno spazio nelle rotazioni e di fare qualche canestro in Legadue?
"Beh, ci mancherebbe! Non è facile restare concentrati 40 minuti in panchina ed essere pronti ad entrare, pur sapendo che ci sia l'ampia possibilità che ciò non accada. Però questo è il mio ruolo e ne sono cosciente fin dal giorno della firma. L'importante sarà farsi trovare pronti ad ogni minima occasione".
Qual’è il tuo giudizio su questo gruppo tanto giovane quanto talentuoso?
"Gruppo super, davvero. Il che mi rende ottimista sul prossimo campionato. Dopo aver visto passare negli ultimi anni troppi americani attaccati solo allo stipendio, posso affermare che quest'anno c'è un gruppo di giocatori veri ed attaccati alla maglia. Da Tommo a Hollis, nessuno escluso. Direi che le fondamenta per costruire qualcosa di ottimo ci sono tutte".
Sappiamo che hai legato molto con i due americani e che dopo pochi giorni di preparazione li hai portati con te al ristorante.
"Si, vado molto d'accordo con loro. Nei primi giorni mi sono sentito un po' in dovere di fare gli onori di casa insieme al neo-capitano Raspo e così li ho portati a mangiare sushi. Cibo ed onori di casa a parte, hanno fatto di tutto per ambientarsi e fare subito gruppo con noi, senza tirarsela come spesso accade".
Qual è il ricordo più bello che porti con te degli anni di Biella?
"Non voglio fare il sentimentale, ma probabilmente è la solidità di quel gruppo. Eravamo un pezzo unico: migliori amici fuori dal campo ed un collettivo straordinario in palestra. Non a caso siamo ancora tutti quanti amici e appena si presenta l'occasione cerchiamo di rivederci tutti assieme".
E se coach Corbani ti chiedesse di difendere sulla guardia americana avversaria?
"Lo spero. Magari nel derby contro la mia città adottiva (Torino). Sarebbe un altro sogno che si realizza".