/ AL DIRETTORE

AL DIRETTORE | 22 marzo 2020, 17:26

La lettera d’addio del coro La Campagnola all’ex sindaco di Mottalciata Ezio Micheletti

lettera addio

Foto di repertorio

Riceviamo e pubblichiamo:

“Ciao Ezio,

spero che nonostante il periodo difficile, questa nostra lettera ti arrivi puntualmente… ma certo che ti arriverà, e tu la leggerai con quel tuo modo scanzonato e un po’ distaccato che ti è sempre stato tipico. Probabilmente poi, non la prenderai troppo sul serio, penserai ad uno scherzo, perché lo scherzare ha sempre fatto parte del tuo carattere, non c’è mai stato modo di parlare con te senza che ti partisse una battuta sagace, che si innescasse un racconto della tua gioventù, che trovassi un parallelo con qualche personaggio o avvenimento lontano della tua “Motta”… ma poi, chi avrebbe voluto interromperti, sapevi calamitare l’attenzione di tutti, ogni volta era una storia nuova, anche se l’avevi già raccontata tante volte… Non è facile parlare di te dopo tanti anni di frequentazione, solamente adesso però capiamo che possiamo dire, solo ciò che abbiamo potuto intuire, perché tanto sei stato aperto nei momenti conviviali, quanto eri schivo nelle tue cose personali e intime.

Cosa dire: che non sei nato un giorno qualsiasi, ma hai scelto un Natale di tanti anni fa, che sei cresciuto nella tua San Salvùr, sei stato impresario, ma di quelli con i calli nelle mani, che sei stato amministratore pubblico, sei stato anche sindaco, di quelli un po’ alla vecchia maniera, ma soprattutto che la tua famiglia ha potuto viverti e goderti per tanti anni, come marito e come papà… forse non a caso te ne sei andato in punta di piedi, proprio il giorno di S. Giuseppe, e allo stesso modo tu hai potuto avere tutte le soddisfazioni che meritavi, dalla tua sposa e dai tuoi figli, di cui parlavi sempre con un intensità ed un orgoglio, quelli sì mai trattenuti. …e poi, sei stato anche un corista della Campagnola, uno di quei coristi che tutti i cori vorrebbero avere, non una voce da solista forse, ma il coro è come il mare, fatto di tante piccole gocce che messe insieme diventano un tutt’uno, a formare le onde, la schiuma, le correnti… l’immensità.

Tu sei stato un corista di quelli veri, di quelli che, senza troppe parole, facevano squadra: mai una polemica, sempre disponibile, sempre presente e con la mano alzata quando si trattava di aderire a qualche iniziativa, fino alla fine mai domo nemmeno nei dopo concerti… ricordo una trasferta in Sardegna di pochi anni fa, quando, dopo la serata in teatro e l’immancabile cena successiva, condita di canti e risate, tutti noi, più giovani ma stanchi, un po’ per volta si è tornati in albergo a dormire, mentre tu, ultimo fra gli ultimi, all’albeggiare, sei stato accompagnato dai coristi locali, prendendo virtualmente il premio di tiratardi! Certo, eri l’anima giocosa del coro, eri il sorriso, eri la battuta pronta, ma dietro quello sguardo svagato, che a volte sembrava perso dietro a chissà quali pensieri, dietro a quella capigliatura mai doma, c’era una mente arguta, c’era una memoria di ferro, c’era quel mezzo sorriso che preannunciava la nuova storiella…

Devo dire che pensavamo di festeggiare diversamente il 50° anniversario della fondazione del coro… non con la chiusura di ogni attività a causa di un virus, e soprattutto non salutando un amico con cui avevamo percorso un bel pezzo di quella cosa straordinaria che qualcuno chiama vita… Ora siamo tutti qui, un po’ spaesati, perché sembra che un’altra storia si sia chiusa, perché un altro di noi si è incamminato su una strada nuova: certo dopo 50 anni di coro può succedere, gli anni passano, l’età aumenta, a volte la salute non aiuta, però è la prima volta la Campagnola non accompagna un proprio corista, un proprio amico “andato avanti”, nel suo ultimo viaggio… ma deve limitarsi a telefonate e messaggi…

Tu però ci conosci troppo bene, e non puoi pensare di andartene così, senza che nell’aria non si sparga l’eco di un canto, ebbene proprio perché non ci saremo fisicamente, la nostra presenza sarà più forte e più intensa: con te ci sarà il nostro pensiero, il nostro animo, ed ovunque ci troveremo in quel momento, intoneremo in sordina un canto di saluto, con un unione ed una fusione come mai riusciremmo ad immaginare, un canto che non è certo un addio, ma un arrivederci, sussurrato come un dolce ricordo, eppure fragoroso come una risata sincera, nella certezza che le storie del “Lessio” ci accompagneranno sempre, e che da lassù insieme agli altri amici, continuerete a cantare, senza più timore di calare le tonalità o confondere le parole, ma sempre pronti ad un aiuto e ad un sorriso benevolo, verso chi quaggiù, oggi prova un senso di vuoto e di smarrimento, ma che poi immagina che invece sia ancora una volta un tuo irresistibile scherzo”.

Lettera firmata

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore