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ATTUALITÀ | 20 gennaio 2020, 07:00

Crisi del centro, l'esempio di Asti raccontato da Roberta Bellesini: “Ecco com'è rinato il nostro quadrilatero”

“Se si vuole adottare una simile idea – analizza Bellesini– occorre una sinergia molto forte tra i commercianti, i proprietari dei negozi sfitti e un senso comunitario radicato. Consiglio: comunione d'intenti e coinvolgimento dei giovani”.

Crisi del centro, l'esempio di Asti raccontato da Roberta Bellesini: “Ecco com'è rinato il nostro quadrilatero”

Serrande abbassate per sempre. Storici marchi all'ultimo giro di valzer. E tanti, tanti negozi svuotati con cartelli affittasi e vendesi in molte zone della città. Il lento declino che sta vivendo il centro storico di Biella sta entrando forse nella sua fase più acuta. Lo spopolamento della centralissima via Italia e delle sue vie limitrofe (via Vescovado, piazza Duomo, via San Filippo e via Amendola) è sempre più evidente e sotto gli occhi di tutti, dopo anni di totale indifferenza. Negarne l'evidenza può solo portare all'ennesima perdita di tempo di cui questo territorio non può più francamente permettersi.

Interrogarsi sulle ragioni e puntare ad una decisa exit strategy per il bene del capoluogo: queste le urgenze per uscire dalle sabbie mobili in cui il capoluogo sembra esserne invischiato senza possibilità d'uscita. Osservando anche esempi concreti (e virtuosi) dalle altre città vicine. Come il caso di Asti che, nel giro di pochi anni, è riuscito a rivitalizzare il suo centro storico, il cosiddetto “quadrilatero”, con eventi mirati e condivisi dai principali attori della città. Tutto reso possibile da “Apertura Temporanea”, l'originale iniziativa realizzata dall'associazione culturale Cre[at]ive, il cui obiettivo è la valorizzazione e la promozione del patrimonio culturale ed enogastronomico astigiano, attraverso l'incontro sinergico fra strutture private ed associazioni culturali.

“Prima del 2012, Asti viveva una situazione simile a quella biellese -racconta la portavoce dell'associazione Roberta Bellesini,vedova dello scrittore e attore Giorgio Faletti - Negozi vuoti o sfitti, locali storici chiusi dopo anni di onorata attività e un centro che si svuotava inesorabilmente. Nei dintorni centri commerciali e supermercati ad attrarre sempre più persone. Di fronte a questo spettacolo non siamo rimasti a guardare e, rimboccandoci le maniche, abbiamo dato vita ad “Apertura Temporanea” per tutto il mese di dicembre”. Scopo dell'evento? Dare fermento alle vie medievali del quadrilatero di Asti, con la riapertura di diverse botteghe storiche, trasformate in atelier, laboratori, punti vendita di artigiani e artisti.

“Dopo aver contattato i proprietari di questi locali e sbrigato tutte le pratiche burocratiche – spiega – ne abbiamo affidato la gestione ad artisti, artigiani, designer: qui, potevano esporre il frutto del loro lavoro, con mostre di opere ed esposizioni di prodotti. Ma non solo: aperitivi letterari, musicisti e diversi eventi hanno avuto il merito di rianimare il centro di Asti. Da quel momento, le cose sono cambiate per il meglio e, in appena due mesi, due locali sono stati affittati per nuove attività. E successivamente molti giovani si sono messi in gioco aprendo nuovi punti vendita”.

Per altri due anni, fino al 2014, si è replicata la formula vincente di Apertura Temporanea fino a quando il numero dei locali vuoti era diventato inferiore a quello che poteva consentire la manifestazione con un rilancio del commercio cittadino. Non solo. I suoi cittadini sono tornati a frequentare il proprio centro, attraendo anche curiosi fuori provincia. Ma un simile evento può essere replicato sul suolo biellese? “Se si vuole adottare una simile idea – analizza – occorre una sinergia molto forte tra i commercianti, i proprietari dei negozi sfitti e un senso comunitario particolarmente radicato. Gli esempi in Piemonte sono numerosi e, a questo proposito, mi viene in mente proprio Nizza Monferrato, dove anche loro, negli ultimi anni, hanno recuperato il centro storico della città, puntando forte sull'enogastronomia locale e sui loro punti di forza. Quello che consiglio è: comunione d'intenti e coinvolgimento dei giovani”.

g. c.

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