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ATTUALITÀ | 16 dicembre 2019, 10:15

Discarica amianto, Salussola Ambiente è Futuro: "La nostra Provincia ci sembra arrendevole"

Discarica amianto, Salussola Ambiente è Futuro: "La nostra Provincia ci sembra arrendevole"

Al termine della marcia contro la discarica di amianto del Brianco il Comitato Salussola Ambiente è Futuro ha partecipato a un incontro informale con il Presidente della Provincia, le associazioni e i Sindaci presenti alla manifestazione. Il Presidente ha illustrato una situazione già sentita raccontare in altri incontri: la normativa non concede armi sufficienti, la provincia ha già detto una volta no ma il ricorso al tar ha permesso alla società proponente di avvantaggiarsi superando i motivi addotti per il diniego, il no deve essere di tipo tecnico e si fa fatica ad individuare sul livello tecnico motivi di dire no. Riteniamo che si debba ragionare su due livelli differenti: da un lato l’emergenza, cioè la questione del Brianco; dall’altra una questione più generale perchè potenzialmente quanto sta avvenendo a Salussola potrebbe accadere in molte altre aree del Biellese.

La nostra Provincia ci è sembrata arrendevole, quasi vittima di una normativa non cogente che pare non darle gli strumenti adeguati a fermate tecnicamente il progetto di discarica di amianto a Salussola. E' evidente che la pianificazione in materia di rifiuti in Piemonte sia lacunosa: è stata vandalizzata la zona di Valledora, ora iniziano al Brianco di Salussola, e domani potrebbe essere in vari altri angoli del biellese in cui mai ci aspetteremmo impianti di smaltimento rifiuti, perché la pianificazione provinciale in questa materia si fonda su un indecoroso, vecchio e superato Piano Provinciale dei Rifiuti datato 1998. Viene quasi invidia per i cittadini di Pavia, da cui proviene il proponente, perché il loro Piano Provinciale dei Rifiuti è del 2013 e infatti là una discarica con queste fattezze e questa collocazione non è realizzabile. Per il caso specifico del Brianco crediamo che ci siano in realtà molti elementi tecnici su cui far leva per fermare il progetto: attengono alla pianificazione Territoriale e Regionale, alla presenza della dop, alla distanza dai fabbricati e a varie altre questioni a cui abbiamo fatto cenno e che dettaglieremo nelle osservazioni che presenteremo entro il 3 gennaio.

Riteniamo per altro che non sia nemmeno necessario cercare col lanternino delle motivazioni tecniche complicate, e abbia ragione Legambiente, che, rappresentato da Daniele Gamba, ha osservato che semplicemente la provincia deve avere il coraggio di esplicitare una chiara scelta politica motivandola tecnicamente con le alternative che il Piano Amianto Regionale offre su un piatto d’argento, indicando come prioritario il conferimento in sotterraneo, cosa che nel progetto di Salussola non avviene. Il Comune di Salussola, chiamato in causa per il mancato recepimento del Piano Paesaggistico Regionale nel proprio Piano Regolatore, ha espresso timore per richieste danni che a suo parere il proponente potrebbe avanzare, ritenendo, erroneamente, che Egli possieda il diritto acquisito di realizzare su quei terreni una discarica: così non è. Il semplice possesso di un terreno comporta solo un diritto di utilizzo condizionato, cioè bisogna chiedere permesso alle autorità per realizzarvi sopra qualsiasi opera, a maggior ragione in questo caso, in cui si pretende di realizzare una discarica su suolo agricolo di pregio. L’adeguamento del piano regolatore al piano paesaggistico entrerebbe in salvaguardia dando immediatezza al provvedimento, che quindi non richiede tempi lunghi. L’esperienza vissuta dal Comune di Verrone contro l’inceneritore fenice racconta una storia che andrebbe presa ad esempio. Il confronto con la lotta intrapresa contro l’inceneritore di Verrone rende evidente che a monte esiste un problema più grosso, cioè quello dell’assenza di una volontà politica di agire. I sindaci di Vercelli in questo senso hanno riportato numerose esperienze che dimostrano che quando la scelta politica è chiara ed univoca, si bocciano gli impianti e si vincono i ricorsi. Se è vero che la normativa carente rappresenta un problema, è anche vero che non è incisa sulla pietra. E' responsabilità della politica, eletta proprio per perseguire il bene della collettività, fare le norme ed eventualmente cambiarle quando si rivelano inadeguate, ed è dovere delle istituzioni locali farsi portavoce delle criticità ai livelli superiori, dove si elaborano le norme. Abbiamo chiesto al presidente Barbisin: la Provincia di Biella ha rappresentato in Regione tali criticità?

Questo è un evidente segno di una volontà politica regionale che il territorio non ha voluto contrastare. Il risultato è un progetto irricevibile e che i cittadini osteggiano con ogni mezzo attendendo dalle istituzioni azioni concrete, risposte, pareri univoci e chiari. Ci attendiamo che il presidente Barbisin compia un primo passo e metta i sindaci biellesi attorno a un tavolo a parlarsi, affinchè possano assumere una posizione netta e farsi portavoce del problema. Per questo appoggiamo totalmente la richiesta avanzata dal sindaco di Mongrando di convocare tempestivamente una seduta di Consiglio Provinciale per trattare l’argomento, in modo che si possano intraprendere iniziative coordinate, e crediamo che dare riscontro in tempi brevissimi sia il minimo che il Presidente possa fare per dare una iniziale risposta alla folla che presso il Palazzo della Provincia ha chiesto a gran voce dei provvedimenti.  

comunicato f.f.

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