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EVENTI | 03 dicembre 2019, 14:50

“Un tempo ritrovato”, la storia di Viverone alla Biblioteca Comunale

Venerdì 6 dicembre la serata di intrattenimento con lo scrittore contadino Pier Emilio Calliera organizzata dalla Compagnia dell'Armanac. Il 10 dicembre torna a Santhià il narratore della Resistenza Giacomo Verri

Foto Compagnia dell'Armanac

Foto Compagnia dell'Armanac

VENERDI' 6 DICEMBRE, ORE 20,30 – VIVERONE, BIBLIOTECA COMUNALE

“Un tempo ritrovato” è il titolo della serata che si terrà in compagnia dello scrittore contadino nonché archeologo autodidatta Pier Emilio Calliera che intratterrà il pubblico anche con l'ausilio diimmagini su argomenti che riguardano la storia del territorio di Viverone e in generale di SlowlandPiemonte.

In primis parlerà di aspetti archeologici e storici meno conosciuti di alcuni siti locali. Con la sua verve affabulatoria passerà quindi a illustrare alcune tradizioni locali riguardanti il lavoro e l'economia, in particolare quello della coltivazione e del trattamento della canapa che in passato haassunto grande rilevanza nell'economia viveronese e canavese in generale (Canavese derivaprobabilmente da canapa).

La serata sarà presentata da Luigi Zai che leggerà alcuni brani tratti da libri di Pier Emilio Calliera, il quale, noto anche come Pec, è autore in particolare di due raccolte di storie riguardanti le tradizioni contadine: “Dove il tempo si è Fermato” (Edizioni Solidago 2017) e “Hai visto che luna?” (sempre ed. Solidago, 2018).

MARTEDI' 10 DICEMBRE, ORE 21 – SANTHIA', BIBLIOTECA COMUNALE

Giacomo Verri, il raffinato narratore della Resistenza, torna a Santhià per presentare il suo terzo libro, dopo “Partigiano inverno” e “Racconti partigiani”. Un romanzo che, pur prendendo il via davicende dalla guerra di Liberazione, accompagna i personaggi sino alla soglia degli anni Novanta.

“Un altro candore”, è il titolo dell'opera, pubblicato da Nutrimenti. Come si legge sul sito dell'editore, si tratta di un'opera che racconta l’intimità quando non è ordinaria, sovverte le regole e dilaga oltre i confini. Un romanzo sospeso tra storia e finzione, un dedalo di vite annodate inun’unica trama che affonda le radici negli anni tempestosi e gravidi di futuro della Resistenza.

La storia si dipana dalla cittadina di Giave, un piccolo cuore pulsante in un immaginario Nord Ovest d’Italia. Qui, una sera d’inverno, una donna è investita da un’auto sulle strisce pedonali. Il ricovero in ospedale è l’occasione per tirare fuori vecchi ricordi e fare a suo marito una proposta che sconvolgerà la loro esistenza. Così, cinquant’anni dopo, Claudio Benetti rispolvera il suo passato di partigiano, sui monti della Valsesia, sanguinoso e violento, e un amore del tempo diguerra, troppo diverso per non essere impossibile. Ed è nella narrazione di pochi giorni cruciali sparsi tra gli anni Quaranta, Settanta e Novanta del secolo scorso che si snodano le vite dei protagonisti del romanzo, le cui storie, intrecciate fra loro, fioriscono nella Resistenza per poi seguire traiettorie imprevedibili.

Come avviene a Sebastiano, che da bambino prova il brivido di uccidere, poi cresce, tradisce e controlla che gli angeli dormano nel suo armadio; o a Cristina, che parte alla ricerca di fortuna, infine torna, fa i conti col passato e tiene accanto al divano dellevecchie palle da bowling. E poi, come rami giovani di un albero antico, germogliano gli altripersonaggi, immersi in un tempo di pace, ma di illusioni scolorite.

Comunicato Stampa Compagnia dell'Armanac - a.b.

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