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Biellese Magico e Misterioso | 01 dicembre 2019, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: Il prete-mago che si trasformava in lupo e la bestia feroce che terrorizzava le campagne biellesi

A cura di Roberto Gremmo

Il Biellese magico e misterioso: Il prete-mago che si trasformava in lupo e la bestia feroce che terrorizzava le campagne biellesi

Le sconcertanti notizie che nei giorni scorsi tracce di lupi sono state scoperte in Valsessera e Valsesia e che a Châtillon tre di questi animali sarebbero stati uccisi di recente a fucilate tornano a far crescere l’antica paura popolare per la la “malabestia” dei boschi.

    Un’ossessione che ha lasciato profonde tracce persino nella piccola toponomastica locale, piena zeppa di piani col nome della pericolosa fiera dei boschi.

   Si può ricordare che anche uno dei passi naturali dell’Oasi Zegna ha preso il nome di “Bocchetta luvera”, probabilmente perché era il luogo dove si collocavano le trappole per i lupi, la bestia feroce che ha terrorizzato per secoli la gente di campagna ed i pastori.

  L’incombenza del lupo nella vita quotidiana é confermata dalla presenza nella nostra lingua piemontese di espressioni e modi di dire significativi riconducibili a questo temibile animale.

    Si dice infatti che avventurarsi in un’impresa rischiosa significa “andé an boca al luv” (andare in bocca al lupo); un luogo oscuro é “tup tan-me an boca al luv” (scuro come in bocca al lupo) ed un’azione paradossale viene paragonata a quella di dare “ij fèj an consegna al luv” (far proteggere le pecore dal lupo), decisione scellerata perché “‘l luv al perd ël pej ma nen el vissi” (il lupo perde il pelo ma non il vizio). Del resto, in passato una grande ed insaziabile indigenza alimentare veniva chiamata “luvera”, una fame, appunto, da lupo. 

    Le carte d’archivio esaminate da Mario Comincini nel prezioso studio sulla “Bestia feroce” pubblicato nel 1991 dalle edizioni Diakronia confermano la terrificante violenza del lupo nella nostra zona ,anche in anni non troppo lontani.

   Risulta, ad esempio, che nel 1813 una bambina di Mottalciata era stata vittima d’un lupo delle baragge e l’anno seguente un altro feroce canide selvatico divorava una bambina di Crevacuore; alcuni bambini venivano aggrediti ed uccisi nel 1829 a Masserano e nel 1825 faceva la stessa tragica fine un pastorello di Gattinara.

   Per debellare questo flagello, erano frequenti le battute di caccia, spesso con esito favorevole, come quella di Trivero del 1851 quando un grosso lupo veniva abbattuto da un cacciatore di professione o quella di Cavaglià dove nel 1852 venivano catturati quattro lupicini.

   Ma é nel folklore che il lupo cattivo la fa da padrone.

   Su “Biella News” della scorsa settimana abbiamo già ricordato la leggenda della perfida strega del lago del Mucrone che trasformava proprio in lupi feroci i malcapitati che le capitavano a tiro.

   In un altro racconto fantastico delle nostre montagne compare come protagonista un singolare prete-mago che si sarebbe trasformato in lupo con la “fisica”.

   Vuole la leggenda che il sacerdote avesse offerto ai suoi parrocchiani un buon compenso perché tagliassero il fieno dei suoi prati ma a condizione che lavorassero ogni giorno fino al tramonto inoltrato. I poveri falciatori non riuscivano mai a mantenere l’impegno perché  quando stavano per completare il lavoro, si sarebbe improvvisamente materializzato un lupo feroce facendoli scappare a gambe levate.

   Spaventati e preoccupati per non poter onorare i patti, i montanari decisero di far la posta al lupo  e quando lo videro apparire mentre il sole stava per fare il suo giro, gli tesero una trappola ferendolo ad una zampa con una roncola.

    Poterono così riprendere il lavoro fino a sera e rivendicare il giusto compenso.

   Quando però si recarono dal prete-mago per chiedere di essere pagati, lo trovarono infermo nel letto e con un vistosa ferita al braccio.

   Ci volle poco per capire che per giorni e giorni erano stati vittime d’un sortilegio e che il lupo cattivo esisteva solo per le pratiche negromantiche del loro singolare sacerdote che conosceva il segreto di trasformarsi.

   La scomparsa dei lupi dalle nostre montagne sarebbe frutto dell’astuto stratagemma d’un montanaro coraggioso.

   Aggredito dalla bestia feroce, con mossa repentina lo avrebbe immobilizzato legandogli al collo un campanaccio  da mucca e proprio il suono assordante del “sunaj” avrebbe talmente spaventato la fiera che si sarebbe messa a correre a perdifiato per la montagna, ululando a gran voce.

   Rispondendo al suo richiamo, tutti gli altri lupi sarebbero usciti dalle tane unendosi alla sua corsa sfrenata, terminata cadendo tutti in un burrone e liberando le montagne dal loro flagello.

   Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

 Dal 14 febbraio 2017 nella rubrica “Biellese magico e misterioso” sono stati pubblicati più di 140 articoli che si possono ancora leggere nella sezione “Archivio” di Biella News.

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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