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Biellese Magico e Misterioso | 24 novembre 2019, 08:00

Nel 1938 solo la rivista di Bruno Segre e dell’ex direttore del “Corriere Biellese” criticò le leggi razziali

A cura di Roberto Gremmo

Nel 1938 solo la rivista di Bruno Segre e dell’ex direttore del “Corriere Biellese” criticò le leggi razziali

Nell’Italia conformista, instivalata e littoria del 1938 l’unica voce legale che criticò le leggi razziali fu la piccola rivista “L’Igiene e la vita” pubblicata a Torino dal medico socialista Giulio Casalini che in gioventù era stato direttore del “Corriere Biellese” ma con l’avvento al potere del Fascismo s’era ritirato dalla vita politica, pubblicando però questa modesta rassegna medica e d’igiene.

Nell’indifferenza generale, il piccolo foglio usciva per tutto il Ventennio finché i guai erano venuti nel mese di settembre del 1938 dopo la pubblicazione del famigerato “Manifesto degli scienziati razzisti” perché un collaboratore del periodico che si firmava “Sicor” scriveva un articolo al vetriolo contestando le competenze scientifiche dei firmatari del documento, affermando che la presunta “razza italiana” in realtà non esisteva, perchè fra le Alpi e la Sicilia vi sono state nei secoli troppe migrazioni di popoli differenti per poter parlare di unicità di stirpe.

Era davvero troppo.

Perciò il 7 ottobre, il ministro della “Cultura Popolare” Dino Alfieri in persona chiese a tutti i Prefetti del Regno di procedere all’immediato sequestro della rivista “per atteggiamento antirazzista”.

Testardo e, dati i tempi, coraggioso, Casalini non si lasciò intimidire e nel numero successivo ospitò una nuova nota di “Sicor” che col solito linguaggio apparentemente asettico e neutrale ricordava che in Italia, fino a quel momento, tutta la tematica razzista era stata “di scarso interesse perché nessuno pensava che l’argomento della razza, limitato alla Germania, fosse destinato ad una successiva estensione” e se ne parlava ora solo perché lo aveva imposto in Duce.

Stavolta intervenne il Prefetto di Torino che il 9 novembre ordinò un secondo sequestro dell’“Igiene e la Vita”, colpevole di “trattazione problema razzista non conformemente direttive Governo Nazionale”.

Se Casalini fosse stato accorto, avrebbe cambiato registro.

E invece no.

A fine anno, il fascicolo della rivista si apriva con un articolo del direttore Casalini dal titolo “Caratteri distintivi delle Razze” dove si respingevano le discriminazioni attuate in Italia contro gli Ebrei.

Era davvero troppo.

Il 3 febbraio 1939, il Prefetto di Torino emanò un decreto di definitiva soppressione della rivista “L’Igiene e la Vita” perché, malgrado gli avvertimenti, continuava a manifestare un inaccettabile “atteggiamento antirazzista”.

L’articolo che aveva provocato la fine del giornale era stato scritto dal giovane Bruno Segre, oggi vivo e vegeto ultracentenario testimone d’un antifascismo che non vuole mollare.

Era davvero orgoglioso l’avvocato Bruno Segre quando nel 2007 ci confermava per “Tribuna Novarese”  d’aver scritto nel 1938 gli scottanti saggi controcorrente apparsi sulla rivista “L’Igiene e la vita” siglati “Sicor”: “Certamente ! Quegli articoli antirazzisti sono proprio miei”, esclamava, ricordando quando “mi documentavo e cominciavo a dire la mia”.

Poté occuparsi dei problemi demografici in chiave apertamente antirazzista proprio ottenendo ospitalità nel piccolo foglio di Casalini, il medico amico del padre, “vecchio socialista, che avvicinò Lenin e Mussolini in Svizzera nel 1904”.

Nel 1942 Bruno Segre venne arrestato, sempre per aver parlato troppo. L’accusa era pesante: “disfattismo”, ma la Commissione Provinciale per il Confino tenne la mano leggera e si limitò ad ammonire quel giovane ribelle, poi si trovò coinvolto nella Resistenza nella Prima Divisione di “Giustizia e Libertà”, é stato per anni Consigliere comunale socialista di Torino ed animatore delle principali organizzazioni laiche subalpine oltre che avvocato, impegnato anche nella difesa dei primi obiettori di coscienza.

Oggi il ricordo di “Sicor” torna a quell’impegno giornalistico del 1938 quando c’era davvero bisogno di voci fuori del coro.

Come quella che in quegli anni di disinformazione pressoché totale, alzava un altro vecchio socialista rimasto in Italia, il biellese Rinaldo Rigola che pubblicava non senza fatica, in piena Italia quasi tutta fascista, la rivista “I Problemi del Lavoro”.

Quando in Germania giunse al potere Hitler e si profilò il pericolo di un conflitto mondiale, la rivista di Rigola prese nettamente posizione contro il pericolo totalitario e le forze guerrafondaie. Il Regime la tollerò per qualche tempo, finché il 4 gennaio del 1941 ne decise la soppressione, come per “L’Igiene e la vita” degli articoli di Segre.

Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

Dal 14 febbraio 2017 nella rubrica “Biellese magico e misterioso” sono stati pubblicati più di 140 articoli che si possono ancora leggere nella pagina “Il Biellese magico e misterioso” di newsbiella.it

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Roberto Gremmo

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