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Biellese Magico e Misterioso | 10 novembre 2019, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: Il piccolo elfo lavoratore del mulino di Bagneri

A cura di Roberto Gremmo

Il Biellese magico e misterioso: Il piccolo elfo lavoratore del mulino di Bagneri

    Un elfo volenteroso avrebbe lavorato per anni nel vecchio mulino di Bagneri.

   Nel leggendario popolare della val dl’Elf c’é un singolare affollamento di figure fantastiche di appartenenti al ‘piccolo popolo’ e si favoleggia sui piccoli “carchèt”, esseri fatati con zampe d’anitra che si riuniscono nei loro convegni notturni; sui piccoli “ghignarèl” allegri e giocherelloni; sugli “orchetti” e soprattutto sul beffardo “spitascé” della stirpe dei nani dispettosi.

    Proprio nella magica val dl’Elf s’intrecciano o s’affiancano e talvolta si sovrappongono i racconti fantastici su esseri venuti da lontano, con gli arti deformi, di piccola statura, custodi di tesori nascosti, padroni dei segreti dell’arte casearia, eremiti e refrattari alla società urbana.

     E poi, appunto, c’é anche l’elfo mugnaio.

    Il suo regno sarebbe stato il “Molin ‘d Bagneri’, una baracca semidiroccata costruita vicino all’impetuoso rio Janka, accanto ad una cascata affascinante creata dal torrente proprio dove inizia la parte più ripida dell’antica mulattiera che partendo dallo stradone per il santuario di Graja sale verso la frazione alpina di Muzzano.    

   Proprio lì, il piccolo gnomo sgobbone, senza chiedere alcun compenso, con buona volontà e voglia di lavorare, avrebbe fatto funzionare per ore ed ore la macina per ricavare la farina dal granturco e quella dalle castagne.

  Come e perché l’elfo si fosse stabilito nel mulino non é dato sapere.

    C’era arrivato dopo la morte del vcchio mugnaio e s’era installato nel piccolo edificio, cominciando con grande lena ed impegno nel suo nuovo lavoro e si ricorda soltanto che quand’era stato avvistato per la prima volta era malvestito di stracci, tutti sporchi e strappati.

    La sua attività era stata subito apprezzata dalla gente del posto e tutte le donne di Bagneri e delle borgate di Castagnèj e del Munfun avevano deciso di ricompensarlo, confezionandogli un bel vestitino nuovo ed elegante. 

   Quando glielo portarono, dovettero però assistere ad un’inattesa trasformazione perché l’elfo era stato talmente contento del dono che aveva abbandonato il lavoro e s’era messo a danzare ore ed ore accanto alla lama formata dalla Janka proprio vicino al mulino dove non voleva più entrare per non sporcare ed infarinare il suo bell’abito elegante.

    Gli alpigiani sorpresi ed anche un po’ arrabbiati finirono per protestare per il suo abbandono del lavoro ma lo gnomo indispettito reagì male ai rimproveri ed abbandonava per sempre il mulin dla Janka che, per colmo di sfortuna, doveva finire distrutto negli anni Venti da un’improvvisa e devastante piena del torrente.   

   Oggi fra Serra e val dl’Elf resta in piedi solo il “Molin la Sarèja” che si trova sotto Netro dove sfrutta le acque dell’Ingagna. E’ stato ristrutturato, é meta di visite didattiche guidate ed ha assunto il nome di “Cerea”, come la frazione che si trova lì vicino. Ma questo toponimo é impreciso perché “Sarèja” in lingua piemontese é la “Satureja montana”, in italiano “Santoreggia”, una pianta perenne aromatica delle Lamiacee, molto diffusa proprio in quella zona e ben nota alla medicina popolare per degli infusi che aiutano la digestione.

    Anche il territorio sotto Bagneri ha conosciuto una devastante colonizzazione linguistica della toponomastica locale, perché il cantone Munfun é stato rozzamente italianizzato in “Monte Pennone”, il rial Cundèr é diventato, chissà perché, “Rio Lantero”(sic !) ed anche la borgata Castagnej non é sfuggita a questa normalizzazione perché é chiamata soltanto “Castagneti”. Un nome simile, ma non lo stesso.

    Vicino alla Janka non ci sono più tracce del mulino e nessuno si ricorda dell’elfo lavoratore.

   Solo nelle notti di luna si vedono le Fate dell’Elf danzare felici e serene nella pace incontaminata della loro valle magica e misteriosa.   

    Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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