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Biellese Magico e Misterioso | 27 ottobre 2019, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: La processione dei morti coi mignoli illuminati nella val dl’Elf

A cura di Roberto Gremmo

Il Biellese magico e misterioso: La processione dei morti coi mignoli illuminati nella val dl’Elf

Mancano pochi giorni al misterioso ‘dì dij mòrt’, quando secondo la tradizione, i defunti escono dalle tombe ed i loro scheletri vagano nella notte con le dita illuminate.

La credenza nella ‘caccia selvaggia’, il corso notturno delle anime purganti é ancora molto diffusa in tutto il folklore delle nostre montagne e molti credono di aver visto questa macabra processione sfilare fra le nebbie autunnali del Bocchetto Sessera o in altre località appartate ed isolate, vicine ai cimiteri o in ‘luoghi della paura’ dove in passato sarebbero avvenuti efferati e mai castigati delitti.

In alcune località si crede che gli spiriti con le dita illuminate tornino ad illuminare i campi dove avevano gettato la vita in un faticoso lavoro contadino, ricordando insieme il loro duro passato di rinunce e sacrifici. Qualche volta gli spiriti vaganti danno origine a strani e sfrenati balli circolari e da questa credenza sono nate le tante “danze macabre” dipinte in passato sulle mura delle chiese, per ammonire i fedeli sulla caducità dei beni terreni, perché la ‘catlin-a’ ballerina non guarda in faccia a nesssuno ma colpisce inesorabile ricchi e poveri, belli e brutti, giovani ed anziani. I ceri illuminati con le ossa ei defunti apparivano spesso e volentieri nella notte a viaggiatori solitari e sembrava volessero seguirli perché venivano risucchiate dal vuoto d’aria provocato dalla fuga precipitosa dei malcapitati che avevano la sventura di trovarsele vicine.

Anni fa, a Bioglio, raccolsi il macabro racconto di un popolano del posto che passando accanto ad un ‘ciabòt’ abbandonato sentì improvvisamente una gran musica uscire dal pietrame sconnesso e guardando da una finestrella aveva chiaramente veduto alcune persone che ballavano e si guardavano senza parlare. Sconcertato e credendo di trovarsi nel bel mezzo di festose cerimonie, il malcapitato aveva aperto l’uscio della baracchetta ma s’era ritratto atterrito, perché i ballerini avevano il volto di diversi paesani morti da tempo ed illuminavano la scena con la luce dei loro mignoli. Fuggito a tutte gambe, il poveretto aveva subito raccontato la singolare vicenda in paese, ma non era stato creduto e considerato un povero visionario.

Ma il racconto di Bioglio é molto simile ad una credenza di Muscian dove si sostiene, anche da persone affidabili, che dal cimitero al vialetto che vi conduce, posto accanto alla trattoria dei Rengh, vaghino nella foschia che precede il giorno scheletri dei defunti che sembrano impugnare delle torce accese.

Nel cimitero di Ponderano, mi raccontava un’anziana con tanta memoria delle antiche storie di paura, gli scheletri dei trapassati uscivano dalle tombe nella notte degli spiriti, si avvicinavano alle case e se si fermavano davanti ad una in particolare voleva dire che qualcuno dei suoi abitanti stava per morire. Se in cielo splendeva la luna, si vedevano distintamente queste figure bianchissime, vagabonde e senza pace che si credevano anime del Purgatorio.

Le credenze popolari hanno sempre un fondo di verità.

Non a caso nei cimiteri s’alzano i ‘culèis’, i fuochi fatui che si formano per accensione spontanea dalle tombe ma anche nei mucchi di letame o in luoghi paludosi dove si decompongono carcasse di animali. Queste fiammelle non sono molto luminose ma bastano a provocare grandi spaventi, come quelli patiti dagli avventori che a tarda sera hanno la ventura d’uscire dai Rengh percorrendo la strada del cimitero di Muscian.

Nell’alta val dl’Elf il più sconcertante luogo della paura é la spianata erbosa che prende il nome già di per sé inquietante di “Pian dla mòrt”. Si trova nel comune di Netro, sopra il “Dèir Saltzer” la grande pietra dal volto umano che secoli fa era un un santuario litico dei Salassi dove probabilmente si celebravano sacrifici, forse anche umani.

Il toponimo macabro ricorderebbe una grande morìa di mucche, uccise dai fulmini durante un temporale ma un anziano alpigiano mi ha confessato che spesso e volentieri, ancor oggi, vi si vedono sfilare figure sinistre, nero vestite, illuminate da fiammelle misteriose che sarebbero le dita delle loro mani. Vagano inquiete e senza pace ed escono dalla terra di questa nostra val dl’Elf, magica e misteriosa. Ancora tutta da scoprire.

Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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