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Biellese Magico e Misterioso | 20 ottobre 2019, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: Il presunto avello longobardo sulla Serra e la ‘tomba della Regina’ di Roppolo

A cura di Roberto Gremmo

Il Biellese magico e misterioso: Il presunto avello longobardo sulla Serra e la ‘tomba della Regina’ di Roppolo

Reperti d’antiche civiltà sono numerosi fra Biellese e Canavese ed anche di recente é stato scoperto un sedicente ‘avello’ lungo un’antica strada della Serra.

    Lo si trova facilmente salendo per il percorso che  dalla località di San Martino di Paerno porta ad Andrate ed é un monolite largo non più di un metro e alto mezzo con uno scavo a forma di vaschetta realizzato dall’uomo.

    Lo si potrebbe credere un manufatto d’epoca alto medioevale perché nelle campagne fra le non lontane località di Borgo d’Ale ed Alice Castello sono stati rinvenuti  i resti delle “Chiuse longobarde”, le imponenti mura difensive realizzate da un Popolo che effettivamente per diversi decenni civilizzò le nostre Regioni.

    Tuttavia, per le ridotte dimensioni e per essere inclinato non sembra che l’avello sulla Serra possa essere stato davvero una pietra sepolcrale. Se proprio lo si volesse collegare ad un uso religioso si potrebbe pensare ad un tentativo di realizzazione di un’edicola votiva non portata però a compimento.

    Se quest’‘avello’ desta perplessità, il pianoro di Paerno é invece un luogo di grande fascino e seducente dove svetta un imponente campanile romanico, unico e solitario resto di un antico villaggio fatto decadere nel 1250 quando Ivrea ordinò alla sua gente di trasferirsi assieme agli abitanti di Passano e Bagnolo nel nuovo ‘borgo franco’ di Bollengo.

    Noto in zona come “‘l ciocaron”, il campanone si trova in una località dove s’incontrano molti antici sentieri ed una strada lastricata con grande perizia come quelle costruite per ragioni militari dagli antichi romani.

    A poca distanza, in un boschetto pianeggiante si vede un’immenso masso erratico. I contadini del luogo non gli attribuiscono alcuna importanza ma colpisce per le grandi dimensioni, la forma singolare e l’imponenza.

   Il solitario e un po’ misterioso ‘ciocaron’ sembra più un ‘menhir’ di mattoni che un dimenticato campanile cristiano.

   Ma la presunta tomba forse longobarda putrebbe avere qualche rapporto con un grande masso lavorato noto come “Tomba della Regina”, imponente manufatto collocata sul percorso magico-devozionale dalla chiesa di San Vitale alla “Pera pichera” che, a sua volta, trova similitudine in parecchie lavorazioni litiche assai simili che si trovano in Valtellina, nel Lecchese e nel Comasco come il “labellum” di Costa Masnaga ed i diversi avelli ben conservati nel piccolo comune di Torno, sulla strada statale da Como a Bellagio anche se questi manufatti raccolgono soprattutto l’acqua piovana e dunque potrebbero benissimo essere stati una sorta di vasca litica per perduti culti lustrali di prosperità e salute o di purificazione.

   Non si può escludere che anche la vaschetta sopra San Martino di Paerno e la presunta tomba di Roppolo siano state in verità dei contenitori per liquidi scesi dal cielo e considerati sacri e benefici.

   E’ opportuno ricordare che il maestoso masso di Roppolo é posto accanto ad un percorso devozionale e potrebbe avere avuto un  ruolo particolare per abluzioni rituali praticate nella cavità artificiale a forma di vaschetta dove si raccoglie spesso e volentieri d’acqua piovana.

   Sia la tomba di Roppolo che quelle alto-lombarde sono state scavate nelle prossimità di un lago.

    I culti pagani delle acque sono stati praticati per secoli nelle nostre contrade alpine.

    Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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