/ Biellese Magico e Misterioso

Biellese Magico e Misterioso | 13 ottobre 2019, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: Il borgo scomparso di “San Pajarin” e i boschi sacri fra Arro e Carisio

A cura di Roberto Gremmo

Il Biellese magico e misterioso: Il borgo scomparso di “San Pajarin” e i boschi sacri fra Arro e Carisio

Il borgo scomparso di Puliaco era collocato fra l’antica ‘Saluciola’ sul monte dove s’era stabilito un fortilizio degli invasori romani ed i boschi sacri degli Ittimuli che occupavano la regione fra Arro e San Damiano di Carisio.

   Di questo misterioso stanziamente umano non rimangono che i resti diroccati del campanile della sua chiesa più importante dedicata a San Pellegrino ma é ancora ricordata sul posto come “gésa ‘d san Pajarin”, un mucchio di pietre e ciottoli dell’Elf.

    Il villaggio aveva un’altra chiesa dedicata a San Lorenzo ed anche di questi ruderi rimane ben poco.   

    I motivi dell’abbandono di Puliaco restano misteriosi. In passato il borgo fu certamente un centro di notevole importanza prima come villaggio romano e poi come pieve cristiana. La chiesa di San Pellegrino venne aggregata con San Lorenzo, Pivate ed Arro a quella di “Santa Maria” di Salussola nel 1413 dal vescovo di Vercelli quando era ormai tutta “discopertam” e cadente.   

   Prima di diventare un luogo di devozione cristiana, come tutta la zona, “San Pajarin” era uno dei villaggi dei Vittimuli ed a questo proposito     Jacopo Durandi nel suo studio sull’“Antica condizione del Vercellese e dell’antico borgo di Santhià” scritto nel 1766 ricordava che “nel Distretto o Pago di questo popolo vi era il Bosco consacrato al Sole o ad Apolline” ipotizzando che “il Popolo che abitava nelle vicinanze di quel Bosco abbia preso il nome da qualche atto di religione ch’egli esercitasse” e ritenendo molto verosimile che “gl’Ictumuli fossero così detti perché nel loro Bosco sacro in occasione de’ consueti loro sacrifici riuscissero buoni ballerini e inoltre con agilità si accompagnassero col suono”.

    Un importante reperto archeologico recuperato negli anni Venti sembra confermare la suggestiva ipotesi del Durandi che gli antichi Vittimuli, fossero o no davvero celti o celtizzati, amassero particolarmente la danza e le feste e che si riunissero sotto frondose radure per le loro cerimonie.

    Venne infatti notato sul muro d’un antica casa della salita “Crosa” di Salussola una curiosa lastra marmorea riutilizzata come materiale di costruzione ma con delle suggestive incisioni.

    Secondo l’interpretazione più accreditata, fatta propria anche da Antonella Gabutti nella sua “Carta archeologica di Salussola” redatta nel 2009 per conto del Comune raffigurava su un lato “Dioniso incedente verso sinistra nell’atto di coronarsi il capo e inquadrato tra un albero (a sinistra) e una roccia con tirso” e sull’altro una “Menade nell’atto di sacrificare una lepre”. Riconosciuta come una preziosa ara romana, la preziosa vestigia é oggi conservata al “Museo del Territorio” di Biella.

    Va però ricordato che nel 1927 dando notizia sulla “Rivista Biellese” della scoperta di quella che veniva definita “Ara Romana in Salussola” si scriveva che sulle facce in rilievo “[i]n una di queste si vede nettamente scolpito un cacciatore che impugna l’arco; e nell’altra il medesimo che brucia la preda sopra un foco acceso su d’un piedistallo”.

    Ammettendo tutta la nostra incompetenza in questioni così delicate e controverse come quelle archeologiche, avanziamo invece l’ipotesi che quello raffigurato non fosse un dio pagano, né tanto meno un antico bracconiere ma uno ‘sciamano’ scatenato in una danza rituale.

   Anche il frammento con la scena dell’uccisione della lepre può immortalare un rituale sacrificale ed é possibile che entrambi i personaggi fossero protagonisti di cerimonie

    Poiché con molta probabilità, quando il marmo venne riutilizzato per i muri della casa fu prelevato nelle vicinanze di Salussola, in prossimità dei boschi sacri.

   Se poi questi alberi celebrati fossero dedicati a Dioniso o a Apollo poco importa.  Semmai, é significativo che la figura in movimento fosse stata raffigurata propro fra una roccia (in una zona ricca di massi erratici) e davanti ad un albero (sacro ?).

   E’ un fatto che la piccola toponomastica del territorio di Salussola oltre la ferrovia e dopo Arro abbonda di termini che richiamano foreste e selve ed abbiamo le cascine “Aunej”, ontano in lingua piemontese, quella chiamata “Boschetto” e un’altra “Boschettone”.

    I loro terreni sono oggi delle risaie.

   Una volta chissà...

    Merita attenzione anche un’altra cascina della zona, quella denominata “Monduro”, nome che direttamente evoca quello della famosissima strega Giovanna andata sposa ad un uomo di Miagliano e bruciata viva il 17 agosto del 1471 “così che la sua anima si separi dal corpo ed il corpo ritorni in cenere”.  

    Quando venne processata dall’inquisitore padre Nicola De Costantinis, la poveretta fu anche accusata di manipolare le erbe, esattamente come facevano gli antichi ‘sciamani’ animisti che conoscevano le proprietà terapeutiche delle piante e degli arbusti. Confessò sotto tortura d’essersi trasformata in lepre per far morire due cacciatori e soprattutto d’essersi recata ai demoniaci ‘sabba’ che avvenivano “in locis sylestribus occultis” nei pressi del Brianco, nei luoghi dove in precedenza avvenivano i rituali pagani.

    Perciò sia il danzatore fra alberi e massi che l’ipotetica ‘menade’ o ‘baccante’ della lapide parrebbero antenati spirituali della poveretta messa al rogo con l’accusa di andare in “mascharia”.

    Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore