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Cronaca dal Nord Ovest | 11 ottobre 2019, 10:18

Dal Nord Ovest - "Era un padre assillante e ossessivo e aveva già minacciato di investire Miriam"

A processo l'uomo che lo scorso marzo investì la figlia a Livorno Ferraris: è accusato di tentato omicidio

Dal Nord Ovest - "Era un padre assillante e ossessivo e aveva già minacciato di investire Miriam"

Moglie e figlio parlano di "incidente" e lo descrivono come un padre severo, ma legato alla famiglia. Per l'accusa, invece, quell'incidente è un tentato omicidio - il tentato omicidio della figlia. Era in aula, giovedì, Elmostafa Hayan, l'uomo originario del Marocco che la scorsa primavera ha investito con l'auto la figlia Miriam: arrestato subito dopo i fatti, Hayan è da qualche mese ai domiciliari a Santhià. Non può incontrare la figlia e deve indossare il braccialetto elettronico. Lei, che non si è costituita parte civile e che in incidente probatorio aveva raccontato non solo quel pomeriggio ma anche la difficile situazione vissuta in casa, si sta costruendo una vita dopo quell'episodio tragico: ha trovato un lavoro e ha superato, almeno fisicamente, le conseguenze di quell'aggressione.

In aula, i testi tracciano un ritratto controverso di Hayan: assillante, ossessivo nei controlli, dedito al gioco e a qualche bicchiere di birra, pronto ad ascoltare le maldicenza di paese ma non la figlia secondo alcuni; un padre troppo severo ma legato ai figli secondo i familiari. "Anche se ogni tanto litigavano, voleva che Miriam trovasse un lavoro", ha detto la moglie, che ha deposto assistita da un'interprete. La donna ha però ammesso che, talvolta, volassero parole pesanti all'indirizzo della ragazza, così come ha confermato che il padre seguisse Miriam. Ma non il giorno dell'inestimento: secondo la donna, quel giorno, il marito era andato a fare un giro e non è uscito con l'intenzione di aggredire la figlia. "Mi ha detto che è stato un incidente e io gli ho creduto", ha detto ai giudici.

Sulla stessa linea anche figlio maggiore, che ha parlato di "discussioni come in tutte le famiglie". Anche se non in tutte, per fortuna, capita che vengano chiamati i carabinieri per un problema nato da un post su Facebook, come era successo a casa Hayane qualche settimana prima dell'episodio che avrebbe portato l'uomo in carcere. A chiamarli fu Miriam, esasperata dai comportamenti del padre. E, da allora, la situazione era ulteriormente peggiorata. La ragazza e il genitore non si parlavano quasi più. 

Le versioni dei familiari si sono scontrate non solo con quanto raccontato da altri testi, ma anche con la lettera scritta da Hayane dal carcere e che il pubblico ministero, Francesco Alvino, ha letto parzialmente in aula: "Ti chiedo scusa per un gesto vile nei tuoi confronti. Perdonami, si può rimediare. Ho capito di aver sbagliato con te", scriveva l'uomo nei giorni seguenti al suo arresto.

Di un padre assillante e ossessivo, che pedinava la ragazza, spiandola anche dalla finestra del luogo di lavoro, ha parlato la vicina di casa, alla quale Miriam è molto legate e che l'ha anche ospitata in varie occasioni. Alla vicina, la mamma di Miriam avrebbe confidato che il marito minacciava di investire la figlia con l'auto, dopo che la ragazza si era rivolta ai carabinieri. La signora Hayan ha negato quella confidenza ma la vicina, alla quale la famiglia è tuttora legata (tanto che, fuori dall'aula, è lei a consolare la signora Hayan in lacrime per la vicenda), ha raccontato diversi episodi in cui Miriam aveva mostrato esasperazione per il controllo e i divieti imposti dal padre. Lei, che era cresciuta con i ragazzi e le ragazze di Livorno Ferraris, amava il basket, voleva partecipare alle feste di paese e anche alla serata della leva. "Miriam è una brava ragazza, al padre dicevo di darle fiducia, di lasciarla respirare, ma lui sorrideva e non mi ascoltava", ha detto la vicina. Stesso concetto ribadito anche dall'allenatore di basket della ragazza. "Negli ultimi tempi - ha detto - Hayan si presentava agli allenamenti, aspettava la figlia per riportarla subito a casa mentre le altre ragazze mangiavano qualcosa fuori e Miriam mi sembrava tesa e preoccupata. Eppure lei era maggiorenne, quel controllo non aveva senso. Ne ho parlato anche con il fratello, ma senza esito".

A raccontare i momenti concitati dell'investimento è stato un operaio che fu tra i primi soccorritori: "Ho sentito un’accelerata e un urlo. Poi ho visto la ragazza a terra che urlava: L’ha fatto apposta. Lui la stava insultando pesantemente. Poi è arrivata la moglie alla quale si è rivolto in arabo, e un altro uomo, al quale ha fatto il segno di tacere. Così quello, che era in auto, se ne è andato".

Dal nostro corrispondente di Vercelli - a.z.

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