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Benessere e Salute | 10 ottobre 2019, 10:39

Biella: Vita e alimentazione, i DCA al centro della conferenza con Dedalo FOTO

dca dedalo

Foto Fighera

I disturbi del comportamento alimentare al centro della conferenza che si è svolta martedì 24 settembre al salone Biverbanca di Biella. Organizzato dall'associazione Dedalo Biella e dal Centro Ananke Torino, l'incontro affrontava una problematica estremamente impegnativa per le famiglie e per la comunità, tanto da ottenere il patrocinio sia del Comune di Biella sia dell'Ordine dei Medici Chirurghi di Biella.

La malattia è diffusa, spesso poco visibile per un sentimento di pudore e vergogna del malato stesso e della famiglia, ma sconvolge per anni la vita della famiglia intera e comporta un rischio di decesso del 10 %, una malattia quindi invalidante,  seria e minacciosa.

Il dottor Borella, medico e psicoteraputa, rappresentante di associazione Dedalo, ha presentato il convegno come ospite e ispiratore di una nuova attività di accoglienza, ascolto, sostegno e cura del malato di DCA e della sua famiglia, che ha il nome simbolico “ho fame di parole” e avviene in collaborazione con l'associazione no profit “mi nutro di vita”che da anni si interessa di questo tema.

Al suo interno sono stati organizzati due momenti con accesso totalmente gratuito: un primo tempo, chiamato “la parola libera”, sarà di accoglienza e ascolto per chiunque sia interessato a esporre problemi e idee, a chiedere spiegazioni sui DCA. Un secondo tempo consisterà nel “gruppo famigliare”, cui potranno accedere tutti i genitori, fratelli, parenti e amici dei malati, per condividere esperienze e pensieri e ricevere sostegno e solidarietà. 

A seguire il dottor De Paoli, psicoterapeuta coordinatore Centro Ananke Torino, ha spiegato l'origine e lo scopo della rete dei Centri Ananke in tutta Italia: la presa in carico e la cura dei malati di DCA che si possono seguire ambulatoriamente.

Ha poi introdotto i suoi colleghi, che da competenze diverse (medico& psicoterapeuta, psichiatra psicofarmacologo, Nutrizionista) hanno sottolineato la complessità e la difficoltà nel comprendere, accogliere e curare malati che portano nel corpo un disagio nato nell'anima, ognuno con ragioni e cause della malattia diversi da tutti gli altri, quindi non da etichettare ma da accettare e curare uno per uno.

Redazione B.

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