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Biellese Magico e Misterioso | 06 ottobre 2019, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: Il portasigarette del prete ucciso a Sordevolo nel 1945

A cura di Roberto Gremmo

Il Biellese magico e misterioso: Il portasigarette del prete ucciso a Sordevolo nel 1945

Da oltre settant’anni, alcuni vecchi parroci biellesi conservano come un prezioso amuleto un arrugginito e mezzo scassato portasigarette d’acciaio.

Non ha niente di sacro o soprannaturale ma é un ricordo prezioso, in qualche modo mistico e talismanico, perché é l’ultimo dono d’un prete che stava per morire.

Ammazzato.

Don Leandro Sangiorgio era un cappellano militare salesiano ucciso a Sordevolo il 30 aprile 1945 a guerra ormai finita per ordine di un improvvisato “tribunale partigiano” che lo aveva accusato di aver collaborato attivamente con nazisti invasori.

In realtà, l’unica colpa di Sangiorgio era stata quella di essere un fascista convinto, d’aver portato a casa la pelle dalla tragica ritirata di Russia dove s’era conquistata una croce di guerra al valore e soprattutto d’aver benedetto le armi dei combattenti del Duce come cappellano dei reparti antipartigiani nell’Ossola e poi nel Battaglione “Montebello”, il più feroce nella repressione delle bande ‘ribelli’. Colpe morali, che non giustificano affatto il suo assassinio.

Ma nel giorni senza legge della caduta della Repubblica del Duce pietà l’era morta.

Specie fra noi.

A Vercelli, in particolare, dopo l’ingresso in città dei partigiani di Ortona, alcune decine di soldati di Salò che si erano arresi venivano uccisi senza processo all’Ospedale Psichiatrico dov’erano rinchiusi; altri disgraziati erano sottratti alle carceri del Capoluogo e fucilati; poveri ragazzi indifesi venivano portati al canale Cavour di Greggio e fatti fuori a raffiche di mitra, decine di disgraziati presunti ‘fascisti’ venivano prelevati casa per casa e gettati senza vita nelle risaie, un gruppo di ufficiali dell’aeronautica catturati a Cigliano erano stati portati a Graglia dove venivano eliminati dopo poche ore.

Come ben racconta il giornalista Roberto Beretta nel libro “Storia dei preti uccisi dai partigiani” (Piemme editore), il prete fascista Sangiorgio aveva avuto la sfortuna di trovarsi a Cossato la sera del 24 aprile, nei giorni più caotici ed esaltanti della Liberazione, dove aveva inutilmente cercato di trattare coi partigiani la resa dei’suoi’ ragazzi del Battaglione “Pontida” ma si trovò di fronte della gente intransigente e inflessibile che invece di ascoltare le sue ragioni, lo fece imprigionare in un improvvisato ‘campo di concentramento dei fascisti’ a Crevacuore per poi tradurlo di fronte ad un sedicente “Tribunale militare” che lo condannava sbrigativamente a morte assieme ad altri diciassette ufficiali dell’esercito del Duce accusandolo d’essere un ‘torturatore’.

La sentenza veniva eseguita dopo un giorno solo a Sordevolo dove i morituri venivano assistiti spiritualmente dal vice parroco do Giulio Redaelli che del tragico episodio ha lasciato una testimonianza scritta:

“Parlai quindi con don Leandro. Il colloquio fu pressapoco così: “Io sono il cappellano della Montebello !”. In questo momento io avvertii che parlavo con un mio confratello, perchè finora non mi ero accorto. “Cosa ha fatto?”, soggiunsi io. “Sono accusato d’aver partecipato ai fatti di Salussola e della villa Schnaider. Non ho fatto nulla di male. Dopo il ritorno dalla Russia, fui convinto della mia idea, e sono ancora convinto. Sul mio operato potrai interrogare alcuni sacerdoti che potranno assicurare la mia innocenza e la mia onestà nell’agire. Purtroppo alcuni hanno detto male di me”. A questo punto segue la Confessione. Dopo la S. Confessione, lo invitai a perdonare, da Sacerdote a tutti e ad offrire la sua vita per sé, per i suoi Confratelli, per la Chiesa, per i suoi famigliari; per tutti indistintamente. Lo fece volentieri”.

A don Redaelli, Sangiorgio doveva lasciare per ricordo il suo portasigarette “perché fosse più facile pensare e pregare per lui”.

 

Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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