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POLITICA | 03 ottobre 2019, 17:20

Le parole di Roberto Simonetti: “Crocifisso o cartine geografiche? Proposta irricevibile”

simonetti

Riceviamo e pubblichiamo: 

"Dopo le particolari esternazioni del Ministro Fioramonti, che al Crocifisso nelle aule scolastiche preferirebbe l’apposizione di cartine geografiche, mi è tornata in mente una mia proposta di legge del 2016 in merito che, a tutela delle nostre radici cristiane, ne prevedeva invece l’obbligo di esposizione nei pubblici uffici. Riporto quindi quelle riflessioni di allora, comunque sempre attuali, che confermano quanto la Lega sia un movimento politico che da sempre difende la Storia , che vuole mantenere ed ispirarsi alle tradizioni che hanno costruito la nostra società occidentale.

Ora come allora infatti ripetute polemiche relative alla presenza del Crocifisso negli edifici pubblici hanno profondamente ferito il suo significato non solo religioso, ma anche e soprattutto quale simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendentemente da una specifica confessione religiosa. Già il Consiglio di Stato ha sostenuto, nel parere n. 63, espresso in data 27 aprile 1988 che la Costituzione repubblicana pur assicurando pari libertà a tutte le confessioni religiose, non prescrive alcun divieto all’esposizione nei pubblici uffici di un simbolo che, come quello del Crocifisso, per i princìpi che evoca, fa parte del patrimonio storico.

Con la sentenza n. 556 del 2006 si è spinto ben oltre, fino ad affermare che l’esposizione obbligatoria del Crocifisso nelle aule scolastiche pubbliche non è più considerata semplicemente inidonea a ledere il principio supremo della laicità dello Stato, ma costituisce una raffigurazione evocativa dei valori che quello stesso principio racchiude. Risulterebbe inaccettabile per la storia e per la tradizione dei nostri popoli, se la decantata laicità della Costituzione repubblicana fosse malamente interpretata nel senso di introdurre un obbligo giacobino di rimozione del Crocifisso; esso, al contrario, rimane per migliaia di cittadini, famiglie e lavoratori il simbolo della storia condivisa da un intero popolo.

Cancellare i simboli della nostra identità, collante indiscusso di una comunità, significa svuotare di significato i princìpi su cui si fonda la nostra società. Rispettare le minoranze non vuole dire rinunciare, delegittimare o cambiare i simboli e i valori che sono parte integrante della nostra storia, della cultura e delle tradizioni del nostro Paese. La proposta di legge prevedeva l’obbligo di esposizione in luogo elevato e ben visibile l’immagine del Crocifisso nelle aule delle scuole di ogni ordine e grado e delle università e accademie del sistema pubblico integrato d’istruzione, negli uffici delle pubbliche amministrazioni,  negli uffici degli enti locali territoriali, nelle aule nelle quali sono convocati i consigli regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali e delle comunità montane, nei seggi elettorali, negli stabilimenti di detenzione e pena, negli uffici giudiziari e nei reparti delle aziende sanitarie e ospedaliere, nelle stazioni e nelle autostazioni, nei porti e negli aeroporti, nelle sedi diplomatiche e consolari italiane e negli uffici pubblici italiani all’estero.

Lo stesso obbligo era previsto per gli organi costituzionali. ella proposta inoltre si prevedevano sanzioni pecuniarie fino a 1000 euro per chiunque rimuova in odio ad esso l’emblema della Croce o del Crocifisso dal pubblico ufficio nel quale sia esposto o lo vilipende e verso il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che ne rifiuti o ne ometta l’esposizione nel luogo d’ufficio".

Roberto Simonetti

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