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Biellese Magico e Misterioso | 22 settembre 2019, 08:00

Il biellese magico e misterioso: Il culto pre-cristiano della “Grande Madre”, il lago della Vecchia in valle Cervo e il ‘dente della Vecchia’ in val Chisone

A cura di Roberto Gremmo

Il biellese magico e misterioso: Il culto pre-cristiano della “Grande Madre”, il lago della Vecchia in valle Cervo e il ‘dente della Vecchia’ in val Chisone

Abbiamo da tempo sostenuto che nelle leggende e tradizioni biellesi della “Vecchia” si nasconde un residuo degli antichi culti pre-cristiani della “Grande Madre Terra”, così come la devozione della Madonna Nera dl’Urupa nasce da ormai perdute credenze nelle potenze spirituali naturali.

   Una sorprendente (ma non troppo) coincidenza sembra rafforzare questa convinzione, perché mentre sopra Pitcavàl c’é il lago della Vecchia sulle montagne fra val Chisone e val di Susa troviamo il passo della Vecchia. Sono, con tutta evidenza, toponimi similari non casuali tanto più che per sopramercato al “Dente della Vecchia” della nostra valle fa da contraltare il monolite con identico nome posto nella stessa altura del Comune di Usseaux.

   Che il grande masso di forma vagamente atropomorfa nello spartiacque fra val Chisone e Valsusa possa essere “un memoria d’un antico ruolo protettivo” della primigenia divinità naturale lo sostiene Diego Priolo sull’“Eco del Chisone” del 31 dicembre 1998 rilevanodo che nella tradizione popolare locale la figura mitica della Vecchia appare “in veste “insolitamente” positiva rispetto a come il folklore l’ha in genere tratteggiata”.

   Lo stesso accade nel leggendario biellese che identifica questa figura mitologica con una persona del passato ricordandola sempre come un essere di gran lignaggio e di nobile stirpe.

   La donna del lago sarebbe stata una giovane pagana, usa a celebrare riti propiziatori su pietre magiche e legata sentimentalmente ad un giovane guerriero morto improvvisamente in una notte di tregenda. Sconvolta e disperata, l’innamorata si sarebbe rifugiata sulla montagna nei pressi del laghetto con la sola compagnia d’un orso, che sarebbe invecchiata precocemente morendo di stenti e di dolore. Il suo povero corpo sarebbe stato calato sul fondo del lago dove si sarebbe prodigiosamente unita in un abbraccio spirituale all’anima del suo innamorato.   

    Sempre nel nostro folklore, un’altro racconto identifica “La Vecchia” con la sposa d’un sovrano pagano morto presso il laghetto alpino da cui nasce il Sarv e sepolto in fondo al lago dalla vedova inconsolabile.

   Una terza favola presenta “La Vecchia” come una donna abbandonata poco prima dal fidanzato, costretto a partire per il servizio militare. Passati i mesi, del giovanotto non si seppe nulla finché  una fattucchiera che viveva isolata in una casupola mezza diroccata, interrogata dalla giovane,  le avrebbe rivelato che l’innamorato sarebbe stato ucciso in guerra. Consolatasi in fretta, la giovane avrebbe deciso di convolare a nozze con un facoltoso forestiero ma proprio mentre si celebrava la cerimonia nuziale sarebbe comparso uno scheletro nerovestito, l’anima inquieta del defunto innamorato, e la giovane sarebbe fuggita sui monti spaventata e sconvolta finché il suo corpo senza vita sarebbe stato rinvenuto dagli alpigiani sul bordo del lago.

   Non vi sono dubbi sul fatto che si tratti d’una figura straordinaria, collocata in un mondo di forti sentimenti e di tragedie, un personaggio da amare e da rispettare.

    Nel folklore della val Chisone “la Vecchia” é una singolare eremita della montagna che protegge dalle intemperie col suo mantello due pastorelli che si sarebbero spersi fra le insidiose nebbie alpine cercando un capretto allontanatosi dal gregge fra il monte Pintas e Punta Ciantiplagna.

   Ed anche questo é un simbolo evidente di bontà e riparo.

  A contrastare questo mito positivo, al racconto originale si sono sovrapposte delle intrusioni negative e così in un racconto “la Vecchia” diventa un inquietante fantasma con l’aspetto di donna dai lunghi capelli che s’aggirerebbe senza pace nei pressi dello specchio d’acqua nelle notti di luna nuova e in un altra storia si trasforma in una terribile strega errabonda e pericolosa, tenuta dai valligiani in fama di ‘masca’.

   Lo stesso fenomeno manipolatorio si é verificato nella tradizione popolare della Val Chisone e della Val Germanasca dove “La Vecchia” protettrice della gente montana viene  trasformata in un’anziana laida e brutta nascosta vicino al ponte Rabbioso e, come ricorda Diego Priolo, “nella prima pianura [pinerolese] si parlava della Vecchia. presentandola perlopiù come un personaggio da temere che si aggirava di notte, senza chiedere nulla, ma che faceva sicuramente molta paura quando improvvisamente passava accanto al viandante con il suo mantello scuro”.

    Poiché guastare il mito positivo non era sufficiente, si é passati a una vera e propria invasione del campo della spiritualità paganeggiante imponendo dei simboli che le sono estranei e così accanto al monolite magico del “Dente della Vecchia” é stata collocata una statua della “Madonna del Dente”, che annulla e rimuove le antiche, non ancora perdute, credenze.   

  Ma non le cancella.

    Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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