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CRONACA | 20 settembre 2019, 07:00

"Non abbiamo una tomba su cui piangere". Non ancora rinvenuto il corpo di Giordano Donà

Famigliari e amici hanno atteso invano il disgelo di agosto. Le parole del genero Stefano Lovison.

Giordano Donà

Giordano Donà

Nessuna nuova notizia è arrivata ai famigliari e amici, sul ritrovamento di Giordano Donà, dal 28 marzo scorso, giorno della sua scomparsa, presumibilmente sul ghiacciaio Unterer Theodulgletscher. Sono ormai trascorsi quasi sei lunghi mesi, 180 giorni di attesa anche solo di un piccolo segnale per alimentare la speranza di riportare a Occhieppo Inferiore il corpo del 63enne podista e scialpinista biellese caduto in un crepaccio. Ad inizio aprile le aspettative di ritrovarlo erano riposte ad agosto, mese in cui si verifica il maggiore disgelo del ghiacciaio. Ma ad oggi non è emersa nessuna traccia. Purtroppo il nulla.

"Pensavamo che con lo scioglimento della coltre bianca un segnale riuscissimo ad averlo, magari grazie ad un bastoncino o ad uno sci fuori dalla neve -commenta il genero e portavoce della famiglia, Stefano Lovison- e invece nulla. So che i soccorsi allora avevano fatto di tutto per trovare Giordano. Due settimane fa abbiamo chiamato il soccorso alpino della Guardia di Finanza, ma nulla". Allora era stata individuata una zona ampia svariate centinaia di metri quadrati, tramite le triangolazioni con l'operatore telefonico e la casella di posta elettronica, GMail del Donà. In questa zona quasi sicuramente si troverebbe il corpo del biellese. Si tratta di una parte del ghiacciaio Unterer Theodulgletscher vicino al Piccolo Cervino e Monte Breithorn. Purtroppo, in quella metratura, esistono almeno 60 crepacci, alcuni con oltre 80 metri di altezza. Ad oggi sono pochi i casi nei quali non vengono più trovati alpinisti dispersi, due sul Monte Bianco oltre a Giordano Donà sopra Cervinia. E' complicatissimo cercare e trovare le persone in crepacci profondi anche 80 metri, ovvero quasi 30 piani di un condominio, e dislocati su vaste aree. "E' una situazione indescrivibile -chiosa Lovison- in primis per il papà e la mamma, Giordano era l'unico figlio, e per tutta la famiglia. E' devastante non avere una tomba sulla quale piangere, portare un fiore. Ci è rimasta solo una montagna che se lo è abbracciato".    

IL FATTO. Giovedì mattina 28 marzo scorso, dopo aver parcheggiato l'auto alle 8,30, Giordano Donà aveva fatto il biglietto per gli impianti di risalita e alle 9,20 era già sul ghiacciaio. Il suo telefono non è stato più raggiungibile da poco prima delle 21 dello stesso giorno, quando i familiari hanno tentato invano di chiamarlo. Alle 8,30 si era agganciato il segnale a Cervinia e poi soltanto celle in territorio svizzero. La maggior parte degli itinerari che l'uomo avrebbe potuto percorrere con e senza sci, in territorio valdostano ed elvetico sono stati controllati più volte dal Soccorso alpino della Guardia di Finanza di Cervinia, dalle guide del Soccorso alpino valdostano, dai professionisti del Corpo valdostano dei Vigili del fuoco e da soccorritori svizzeri di Zermatt. Le ricerche sono state sospese sabato 30 marzo, dopo l'ultimo sorvolo sul ghiacciaio. 

Fulvio Feraboli

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