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ECONOMIA | 16 settembre 2019, 07:00

Esportazioni biellesi all'estero: -3,9% nel primo semestre 2019

Il presidente della Camera di Commercio, Alessandro Ciccioni: "La spinta si è affievolita, ma stiamo ragionando su valori assoluti comunque non troppo distanti tra loro e dove il settore tessile, che rappresenta oltre il 60% delle esportazioni, è in sostanziale tenuta"

Esportazioni biellesi all'estero: -3,9% nel primo semestre 2019

Nel primo semestre 2019 il valore delle esportazioni biellesi ha superato la quota di 988 milioni di euro, registrando però un calo del -3,9% rispetto al corrispondente periodo del 2018. Sono i dati pubblicati dalla Camera di Commercio di Biella e Vercelli, che vengono confrontati con lo stesso periodo dell'anno precedente. Il valore delle esportazioni della provincia di Vercelli, invece, è risultato superiore ai 1.302 milioni di euro, segnando un aumento pari al +10,5%, il dato più alto a livello regionale. 

La performance registrata a livello delle due province si inserisce in un contesto generale che ha visto dinamiche diverse a livello territoriale. A fronte di una media nazionale positiva attestata al +2,7% assistiamo ad un generale calo dell’area nord occidentale del Paese che ha segnato -1,1%, nel cui ambito il Piemonte ha registrato una maggiore contrazione pari a -2,5%.

“I dati sulle esportazioni vengono sempre confrontati con il periodo corrispondente dell’anno prima - dichiara Alessandro Ciccioni, Presidente della Camera di Commercio di Biella e Vercelli - il 2018 che ha rappresentato il punto più alto per l’export provinciale. Certamente, almeno per il Biellese, la spinta si è affievolita, ma stiamo ragionando su valori assoluti comunque non troppo distanti tra loro e dove il settore tessile, che rappresenta oltre il 60% delle esportazioni, è in sostanziale tenuta. D’altro canto il risultato davvero eclatante per Vercelli non deve nascondere le differenze registrate tra i diversi comparti, alcuni con il segno meno, come evidenziano le tabelle pubblicate".

Il presidente sostiene anche che "oltre al confronto con un 2018 record dobbiamo evidenziare il contesto generale internazionale di questo primo semestre: le svolte protezionistiche, la minaccia della guerra dei dazi, i rallentamenti delle economie nei Paesi come Cina, Germania e gli stessi USA che sono il motore di traino negli scambi. L’export è la componente che ha garantito la sopravvivenza negli anni della crisi, ma è evidente che dobbiamo coglierne pienamente il ruolo di “opportunità competitiva” sia come istituzioni che come imprese, allargando l’orizzonte oltre i confini UE, come i dati sembrano suggerire”.

I dati nel dettaglio

Le attività manifatturiere, che segnano nel complesso un calo del -3,7% costituiscono la componente quasi esclusiva dell'export provinciale. Registrano un incremento di assoluta rilevanza gli alimentari (+43,1%), un dato da leggere comunque in relazione ai bassi valori assoluti. Tenuta sostanziale per i prodotti tessili che rappresentano il principale settore (con una quota pari al 61,3% del totale export provinciale) e nel cui ambito occorre sottolineare il segno positivo dei filati (+4,4%) e il calo piuttosto marcato degli altri prodotti tessili (-13,6%). Dando uno sguardo ai settori con i valori assoluti più di rilievo, sono in flessione gli articoli di abbigliamento (-9,3%), le altre attività manifatturiere (-10,0%) e la meccanica (-5,7%).

Per quanto concerne i mercati di sbocco, l'Unione Europea, assorbendo il 53,5% delle vendite all’estero, si conferma la destinazione principale dell’export biellese, anche se nel corso di questo primo trimestre è stato registrato un calo del -7,9% delle esportazioni in ambito UE.

Sono proprio le vendite verso alcuni dei Paesi continentali più rappresentativi per l'export biellese a destare qualche preoccupazione per le loro dinamiche meno incisive, frequentemente caratterizzate dal segno negativo. Per i primi due mercati di sbocco, Germania e Francia, si registra rispettivamente un calo del -12,2% e una crescita incoraggiante del +7,5%; marcata la battuta di arresto verso il Regno Unito, con una diminuzione del -9,6%.

Nei mercati extra UE si registra un aumento complessivo del +1,3%, con dinamiche delle vendite non univoche. In calo del -12,0% le esportazioni verso la Svizzera, che si conferma comunque il secondo mercato di destinazione. Cresce l’export verso la Cina (+7,8%) e verso il Giappone (+37,0%), mentre frenano le esportazioni verso alcuni Paesi come Hong Kong (-12,1%) e in misura minore verso gli Stati Uniti (-2,1%).

Redazione B.

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