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Biellese Magico e Misterioso | 15 settembre 2019, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: La Balma in valle Cervo e le misteriose apparizioni nella Baume di Oulx

A cura di Roberto Gremmo

Il Biellese magico e misterioso: La Balma in valle Cervo e le misteriose apparizioni nella Baume di Oulx

Il prezioso “Dissionari piemontèis” di Gianfranco Gribaudo ci spiega che il toponimo “Balma” é di origine celtica perché deriva dal termine “Bal-men” che significa alte pietre e viene ad indicare una località dove abbondano spelonche e caverne. Lo si trova nel Cuneese (a Frabosa, frazione Balma), a Roreto in val Chisone, in val ‘Aosta (Pré St. Didier) e in Valsesia (Balmuccia) ma soprattutto indica una località biellese, nella valle dal Sarv dove, come ricordavano a fine Ottocento Luigi Pertusi e Carlo Ratti nella “Guida illustrata pel villeggiante nel Biellese”, era caratterizzata da grandi gallerie da miniera di rame, antichissime e già attive ai tempi di Roma imperiale, sfruttate poi dal Governo Sardo fino al 1790, abbandonate per qualche tempo, riaperte da una Società Inglese dal 1866 al 1869 ed oggi definitivamente chiuse.    Ma la Balma biellese ha un corrispettivo anche nella “Sainte Baume” provenzale dove secondo la tradizione sarebbe vissuta in meditazione Maria Maddalena dopo essere approdata nella Camargue dopo essere fuggita dalla Palestina.    Leggende e fantastici racconti ammantano questa balma d’Oltralpe di un fascino straordinario dove si crede che legioni di angeliche figure volteggino nell’aria all’interno della caverna ma dove sarebbero davvero vissuti alcuni eremiti.  

Anche questa spelonca santifica ha a sua volta un equivalente in un’altra “Sante Baume” che si trova in Valsusa, ad Oulx dove una recente tradizione vuole che sia stata addirittura teatro di apparizioni mariane.   Il luogo é certamente d’un fascino unico e fuori dal comune.   A mezza costa d’una montagna di candido gesso e di lastre di roccia dolomitica, appare una grande cavità larga una ventina di metri ed alta una decina; una grotta megalitica dove si forma una cascata perenne che scende dall’alto su una pietra interamente coperta di muschio favorendo nel corpo e nell’anima una profonda doccia rigneratrice. La grotta è chiusa da una ripidissima parete rocciosa ed assomiglia ad una cattedrale litica naturale, un sito magico e fiabesco.      

E’ un luogo ideale per meditare sulla magnificenza della natura e del creato, proprio come Lourdes e La Salette.    Come ben spiega Andrea Tornelli nel libro “Quando la Madonna piange” edito da Mondadori, nel corso d’una visita alla grotta da parte di un gruppo di preghiera di cattolici guidati da un sacerdote, sarebbe avvenuto un evento straordinario perchè di fronte ad una donna della comitiva si sarebbe materializzata una figura femminile con tutte le caratteristiche delle precedenti materializzazioni mistiche della Madre di Cristo.      Le apparizioni della Madonna sarebbero avvenute a partire dal 9 settembre del 1967 quando una figura femminile assisa su una nuvoletta rosa all’interno della grotta avrebbe rivelato ad una donna di fede (la “veggente”) d’essere l’Immacolata Concezione, chiedendo penitenza e preghiera.  

Le visioni sarebbero proseguite per trentun volte fino al 15 agosto 1968.   Benché la grotta sia mèta di un intenso pellegrinaggio, vi siano state collocate una statua della Madonna e quella di San Michele, si vociferi di guarigioni miracolose, si attribuiscano poteri taumaturgici all’acqua  della fonte sotterranea e diversi fedeli si preoccupino di mantenere pulito ed integro un sito ritenuto sacro, la Chiesa ufficiale non ha mai riconosciuto ufficialmente il culto e, scrive Tornielli, “il vescovo proibisce ai sacerdoti della diocesi di celebrare la messa nella grotta”.  Malgrado questa diffidenza, i fedeli non demordono, hanno eretto un altare ed addirittura costruito una ‘scala santa’ che sale verso l’antro salvifico. Donne e uomini giunti da ogni dove si raccolgono spesso in silenziosa meditazione ed in preghiera.   

Eppue, si creda o no alle apparizioni, se c’é un luogo straordinario é proprio la ‘baume’ valsusina.   Intanto perché nella piccola borgata montana sottostante, ben prima delle presunte apparizioni, era stata edificata una cappelletta dedicata alla stessa Maria Maddalena della “Baume” provenzale ma anche perché, come ben ricorda Tornielli, all’interno dell’immensa cavità era già stata collocata una statua raffigurante la Madonna ben prima delle presunte visioni.    Del resto, secondo una robusta tradizione locale, l’isolata regione di Oulx sarebbe stata nei secoli più bui un rifugio dei brigandi saraceni che terrorizzavano le popolazioni valligiane e nell’anno 906 distrussero la locale abbazia prima di essere dispersi e cacciati dai cavalieri cristiani.  

A riprova di questa presenza lontana, non a caso, sulle montagne di Oulx un lungo tunnel della vecchia strada militare é noto come ‘galleria dei Saraceni’.    Abbiamo già ricordato più volte che col termine spregiativo di “sarrasins” sono spesso stati bollati i montanari ribelli o refrattari all’omologazione e fieri della propria libertà ed indipendenza e può darsi che i racconti sui feroci saraceni possano davvero ricordare la ‘resistenza’ dei montanari più decisi ed incrollabili.       E’ un fatto che la montagna della “Sainte Baume” ha un nome che é anch’esso evocativo perché si chiama “Seguret”, simile a quel “Mont Sègur” che fu l’ultima fortezza dei Catari.   Catari, saraceni, montanari selvatici e visioni fuori dal comune.   Che si vuole di più da questa grotta misteriosa ?   

Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.  

Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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