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Biellese Magico e Misterioso | 08 settembre 2019, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: Salviamo i “Pilon” del Biellese

A cura di Roberto Gremmo

Il Biellese magico e misterioso: Salviamo i “Pilon” del Biellese

Per gli appassionati di tradizioni popolari, dalle non lontane Valli di Lanzo arriva una confortante buona notizia: i “Pilon” votivi, le edicole religiose poste ai lati delle strade, verranno censiti e restaurati grazie alla generosa iniziativa di un gruppo di artisti, sensibili alle manifestazioni più genuine della fede popolare.

    A prendere l’iniziativa é stato il “Museo d’Arte Urbana” di Torino diretto da Edoardo Di Mauro sollecitato dall’artista Angelo Barile e dal musicista Luigi Bairo che ha chiesto ad alcuni pittori di restaurare i dipinti scoloriti dal tempo, sostituire le vecchie e ormai sbiadite immagini sacre con altre, ridando nuova e più degna veste a questi segnacoli di credenze che meritano d’essere tramandate.

   Grazie a quest’iniziativa é già partito un primo censimento dei “Pilon” del territorio fra Cirié e le valli di Lanzo ed alcuni artisti hanno già dato la propria disponibilità a realizzare nuovi dipinti al loro interno. Il progetto ambizioso prevede anche l’istallazione accanto alle edicole restaurate di pannelli solari per illuminare i piccoli tempietti con le opere già promesse da Luca Bellandi, Ciro Palumbo, Titti Garelli, Federico Giampaolo Colleferro, Natascia Raffio, Gerlando di Francia e Max Ferrigno.

    Per la verità, le sezioni del “Club Alpino Italiano” delle valli di Lanzo (www.cailanzo,it) hanno da tempo fotografato e mappato tutti i piloni votivi della zona, censendone più di 1.100. Un vero tesoro. 

    Di fronte ad iniziative lodevoli come queste, sorge spontanea una domanda: Perché nel Biellese no ?

    Anche da noi, un po’ dappertutto ci sono “Pilon” votivi eretti da molti anni ma ormai in cattive condizioni e d’altro canto sodalizi culturali in grado di prendere l’iniziativa di salvarli certamente non mancano.

    Tutti sanno che i “Pilon” sono piccole costruzioni a base quadratra alti all’incirca due metri e mezzo e coperti da un tetto pietroso, affrescati all’interno con immagini sacre ed aperte davanti con una mensoletta per ricevere lumini, fiori o altre offerte.

   Simbolo di una fede sincera e schietta del mondo paesano e rurale, i capitelli votivi che in Romagna vengono chiamati con rispetto ed ossequio le “Maestà” sono nati proprio per una spontanea devozione religiosa che si nutre di culto paganeggiante degli antenati, di ringraziamento per un voto appagato, di devozione personale o di paese e della necessità di segnare simbolicamente luoghi ritenuti in qualche modo particolari.

     Avevano anche una funzione pratica di segnavia.

     E’ noto che parecchie edicole votive venivano erette agli incroci dei sentieri di campagna (in piemontese: le “crosere”), considerati luoghi prediletti per i convegni stregoneschi e per le apparizioni diaboliche o maligne e dunque da esorcizzare erigendo queste sentinelle pietrose della fede cristiana.

   Gran parte dei “Pilon” biellesi hanno all’interno l’immagine della Madonna Nera dl’Urupa e sono di un’originalità assoluta.

   Purtroppo, come dimostrano queste foto, parecchi di loro sono trascurati, con le pitture ormai scolorite e cancellate dal tempo. Ne sono tristi esempi il piloncino abbandonato che ho fotografato alla Las di Donà a poca distanza dal monumento ai partigiani caduti (compreso mio cugino Renato) e quello di Lozzolo sulla trafficata strada statale da Biella a Gatinèra.

    Qualcuno vorrà prendere l’iniziativa di censirli e poi rimetterli a nuovo ?

    Lo speriamo davvero. 

    Saremo grati a chi vorrà segnalarci anche con delle foto i “Pilon” biellesi malmessi, in rovina o trascurati scrivendo a storiaribelle@gmail.

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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