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Biellese Magico e Misterioso | 01 settembre 2019, 08:00

L’inquietante teschio della cappella dedicata a Maria Maddalena sopra Campiglia Cervo

A cura di Roberto Gremmo

L’inquietante teschio della cappella dedicata a Maria Maddalena sopra Campiglia Cervo

Un vero teschio umano viene esibito nella piccola cappella posta ai lati di un sentiero ormai questi dimenticato che sale da Campiglia Cervo al santuario di San Giovanni.

    Di questo percorso ho già scritto nel libro “Il Biellese magico e misterioso” e su “News Biella” del 26 marzo 2017 soprattutto per segnalare la curiosa edicola di un personaggio tutto vestito di foglie, come doveva essere il leggendario “uomo selvatico” della tradizione popolare biellese.

   Il sentiero é alternativo a quello più antico che dal fondo valle sale verso il santuario partendo dalla chiesetta di Santa Maria di Pediclosso, il primo edificio di culto cristiano della zona e probabilmente é stato pian piano accantonato proprio per la presenza inusuale ed inattesa di questi segnacoli religiosi assolutamente fuori norma.

   Secondo una spiegazione corrente, la mulattiera sarebbe nota da sempre come “sentiero degli urtusc” (i piccoli orti) ma questa interpretazione non ci convince del tutto, perché é difficile credere che venissero ricavati degli orti su una riva ripida e scoscesa.

   Preferisco pensare che il sentiero fosse noto come “degli urcuss” (gli orchi), territorio infido abitato da esseri misteriosi e pericolosi, anche perché la regione attorno al santuario di “Gioann tajà” nella tradizione popolare già pullula di esseri fuor del comune, come la terribile “luria” che si nascondeva nel fondo del torrente Sarv e catturava i bambini o l’“òm salvaj”, l’uomo selvatico che viveva nei boschi della sovrastante frazione Bele mentre si ritrovavano personaggi inquietanti al “Pian dle streghe” vicino al “Campanun”. Con tale affollamento di esseri fatati e misteriosi non ci sarebbe da stupirsi che ci fossero anche gnomi, folletti o elfi considerati malefici e pericolosi. Da neutralizzare con le cappelle sentinelle della Vera Fede.  

   In quello che viene definito “Percorso etnografico della religiosità popolare” e sale impervio nel bosco subito dopo il ponte che a Campiglia collega le due rive del Sarv sono state edificate cinque cappellette di devozione per personaggi di particolare santità, tutti accomunati dall’aver trascorso gran parte della loro vita di meditazione in luoghi isolati o selvaggi. In origine ve n’era una in più dedicata a san Zaccaria, ma é stata demolita col pretesto di dover allargare la strada per la Galleria Rosazza,

    Eremiti ‘anacoreti’ ed ascetici furono i santi Paolo, vissuto in una grotta per 60 anni, ed Antonio, fondatore del monachesimo orientale, celebrati assieme nella prima edicola; Ilarione di Gaza viene ricordato nella seconda e segue il dottore della Chiesa Girolamo, vissuto nel deserto.

   Si tratta di personaggi che sono a dir poco fuor del comune che però hanno caratteristiche che li avvicinano più a dei ‘magi’ attivi ed operanti che a dei veri e propri cristiani meditativi e contemplativi.

   Quando l’eremita Antonio sta per morire, il suo compagno Paolo che vive in una grotta dall’età di 16 anni chiama a scavargli la fossa due leoni che poi scompaiono; Ilarione compie il suo primo miracolo rendendo fertile (solo alzando gli occhi al cielo, non malignate !) una donna di Eleuterpoli trascurata dal marito perché non riusciva ad avere figli e Girolamo non si separa mai da un macabro teschio e passa il tempo a ferirsi battendosi il petto con una grossa pietra.

   Il più curioso é però il poco noto sant’Onofrio raffigurato con una statua posta all’interno del tempietto dove, come spiega un cartello, l’eremita vissuto 60 anni nel deserto “appare sempre come un uomo selvatico, con il volto sofferente, i folti capelli lunghi inanellati, la barba incolta e molto lunga, il perizoma di foglie”, proprio la descrizione di un “òm salvaj” come quello che la leggenda voleva vivesse nei boschi vicini.

    In realtà, secondo la tradizione il Santo non era vestito di foglie ma copriva il corpo grazie a lunghissimi capelli, tant’é vero che a Palermo dove viene particolarmente evocato come protettore delle donne che cercano marito viene chiamato confidenzialmente “Pilusu”, peloso. 

    Salendo verso San Giovanni, s’incontra la cappelletta più curiosa, dedicata a Maria Maddalena di Magdala che avrebbe trascorso 30 anni in una caverna dopo aver attraversato il Mediterraneo ed essere sbarcata in Francia.

    Maria Maddalena, i Merovingi suoi presunti discendenti e tutta una serie di misteri legati ai Catari sono stati al centro di una torrentizia produzione letteraria-spettacolare imperniata sui segreti (veri ma spesso inventati) di Rennes-le-Château e sono noti al grande pubblico. 

   Meno conosciuta é invece la caverna della Santa presso Saint-Maximin che prese il nome di “Sainte-Baume”, un toponimo che foneticamente é del tutto affine alla borgata della Balma del Comune di Quittengo non lontana da queste cappelle votive ed alla caverna da cui scendeva l’acqua salvifica (oggi irrimediabilmente modificata) al Santuario di San Giovanni.

    Nella chiesetta misterica di Rennes-le-Châteu Maria Maddalena viene raffigurata davanti ad un crocifisso, con accanto un teschio e di lato un libro; simboli che secondo un esperto come il professor Mariano Bizzarri sarebbero ad indicare che “Maria Maddalena detiene in segreto, raffigurato da un libro aperto su cui riposa un cranio asimmetrico e deforme; detto in altri termini: è il cranio che tiene il libro aperto, o, ancora, “il teschio deve rivelarci il segreto”” (“Rennes le Chateau dal Vangelo perduto dei Cainiti alle sette segrete”, pag. 42).

    Gli stessi elementi caratterizzano la statua della cappella della collina di fronte a Campiglia: anche qui c’é qualcosa da scoprire ?   

    Sul sentiero degli “urcusc” la statua raffigura la Maddalena in preghiera di fronte ad un crocifisso e con accanto un inquetante teschio umano (vero) e (forse) un libro, davanti ad un affresco della città di Marsiglia dove sarebbe sbarcata fuggendo dalla Palestina prima di ritirarsi in meditazione nella “Sainte-Baume” . Sulla parete di fondo é dipinta una montagna misteriosa che sembra avere al centro una grotta; un simbolo esoterico per indicare conocenze nascoste che attendono d’essere conosciute.

   Sulla parete principale compare un secondo ritratto della Santa donna, raffigurata stavolta mentre con volto rapito sale al cielo attorniata da uno stuolo di angeli, alcuni intenti a suonare strumenti musicali, compresi un’arpa ed un violoncello.

    Quelli che hanno edificato questa cappelletta (oggi in pessime condizioni di conservazione, persino con le erbacce che crescono sul tetto, danneggiandolo) volevano forse tramandare un’immagine eterea e celestiale della Maddalena abitatrice della “baume” (la caverna) ma non era così.

   Il curato Jean Jacques Boudet in uno studio pubblicato a Carcassonne nel 1886 scriveva che secondo le leggende locali “la grotta di Maria Maddalena era connessa a forze oscure: visibili solo a certi prescelti”.

    Si potrebbe sospettare che presenze fuor del comune fossero credute presenti proprio nelle selve oscure dove si snodava l’impervio sentiero della Bürsch. Per tenerle lontane si edificarono le edicole votive, non a caso dedicate a personaggi singolari sebbene santificati ?

   Già questo é un bel mistero.

    Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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