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CRONACA | 14 agosto 2019, 18:44

Tragedia del ponte Morandi, il racconto del vigile del fuoco di Biella: “Impressionato dall'imponenza dei detriti precipitati a terra”

A distanza di un anno, il racconto di Emanuele Barbera a Newsbiella: “ Non ho estratto corpi o salvato vite umane. Ho compiuto semplicemente il mio dovere sapendo che il mio lavoro, insieme a quello di tanti altri mie colleghi, sarebbe servito per il risultato finale: quello di superare una situazione di emergenza per far tornare alla normalità un'intera città"

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“Ci chiamano angeli del fuoco ma in cuor mio non credo di essere un eroe. Sono stato a Genova, sotto il ponte Morandi, per scattare foto e realizzare video utili ai fini della gestione dei soccorsi e per le indagini. Non ho estratto corpi o salvato vite umane. Ho compiuto semplicemente il mio dovere fino in fondo, sapendo che il mio lavoro, insieme a quello di tanti altri mie colleghi, sarebbe servito per il risultato finale: quello di superare una situazione di grave emergenza per far tornare alla normalità un'intera città”. A distanza di un anno, è ancora vivo il ricordo di Emanuele Barbera, 34 anni, vigile del fuoco da 8 anni (e volontario fin dal 2006), inviato il 16 agosto di un anno fa a Genova. Due giorni dopo il crollo improvviso del ponte Morandi che provocò 43 vittime e 15 feriti, con oltre 650 persone costrette ad abbandonare improvvisamente le loro case per motivi di sicurezza.

Una tragedia immane che scosse profondamente l'opinione pubblica di tutto il mondo, rimasta col fiato sospeso nel vedere quel ponte spezzato in due, in un dolore senza eguali. A centinaia, da ogni parte dell'Italia, arrivarono in soccorso, con ogni mezzo, per prestare aiuto, rimuovere tonnellate di cemento e detriti, in cerca di vite da salvare. Anche la nostra provincia non fece mancare il suo contributo inviando sul campo le sue forze. “Quando vidi di persona il ponte Morandi rimasi impressionato dall'imponenza dei detriti che erano precipitati a terra – confida Barbera - Era un'opera enorme e, come molti, avevo percorso quel tratto di strada in più di un'occasione. Partii con la consapevolezza che la situazione fosse davvero grave”.

Per tre giorni, Barbera e altri colleghi della sua squadra si impegnarono senza sosta in quei giorni drammatici. “Dovevamo essere la memoria visiva del disastro. Sono un pilota Sapr (sistema aeromobile a pilotaggio remoto ndr) e mi occupavo, oltre all'attività di ispezione, anche della documentazione delle immagini che sarebbero servite per la gestione dei soccorsi, le elaborazioni tecniche e le indagini. Immagini che hanno fatto il giro del mondo, utilizzate anche in un documentario di National Geographic”. Dopo quei tre giorni, Barbera ha fatto ritorno al capoluogo ligure altre due volte, a distanza di un mese, l'uno dall'altra. “Una volta a Genova non c'era modo di fermarsi a pensare: le priorità erano molte e la concentrazione sul lavoro era massima. Si notava negli occhi dei passanti un mix di paura e sgomento”.

Ricordi nitidi che si sommano anche ai piccoli gesti di solidarietà. “È capitato di trovarci il caffè offerto dagli avventori di un bar o vedere che qualcuno ci donava una borsa della spesa con cibo e bevande. Atti semplici e inaspettati in grado però di inorgoglirci profondamente. Rammento un episodio in particolare: ero a Genova, sulla via di casa, fermo ad un distributore di benzina. Un signore venne da me, dopo aver fatto il pieno, si presentò e, tendendomi la mano, mi ringraziò per ciò che stavo facendo. Non l'ho più rivisto ma spesso mi capita di pensarlo”.

Oggi, nella ricorrenza annuale della tragedia, l'Italia e le istituzioni hanno reso omaggio alle vittime del disastro. Chi non ha potuto assistere alla cerimonia è stato Barbera, impegnato in questi giorni, come altri suoi colleghi, nelle operazioni di bonifica e smaltimento dei residui rimasti all'interno della ditta Bergadano, coinvolta lunedì mattina in un incendio di vaste proporzioni. Ma a testa bassa e con orgoglio conclude: “Ricordare è fondamentale per far sì che simili tragedie non avvengano mai più”.

g. c.

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