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SPORT | 10 agosto 2019, 07:00

Pallacanestro Biella, perché puntare sui giovani e sulle giovanili?

Una strategia a medio-lungo termine che può portare vari benefici.

Il BiellaForum

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Una società di serie A che in prima squadra compone un roster under 23, una storia ed una tradizione da primi 10 settori giovanili in Italia negli ultimi 20 anni, decine di giocatori formati, sviluppati e lanciati nel basket che conta, innumerevoli nel basket minors: Pallacanestro Biella la strada la sta tracciando chiaramente e punta decisamente verso la valorizzazione dei giocatori in potenza. Nuovamente sotto la guida di Luca Baroni, il coach Codognese arrivato sotto il Mucrone con Carrea, diventato grande dopo la sua prima stagione da responsabile del settore giovanile dove il rapporto risorse/risultati è stato più che positivo.

Guiderà anche l’Under 18, attesa ad una stagione di transizione visto il roster giovane. Attorno a lui, l’arrivo di due personalità giovani ma di rilievo come Squarcina (assistente in A e Head Coach dell'under 16) e Finetti (ass. in A e H.C. dell'under 15) sottolinea ed assicura qualità ed esperienza nello sviluppo del progetto Biella Next, in cui sono coinvolte società del circondario Vigliano, BFB, Trivero oltre alla neo-promossa in serie C Silver, Teens Cossato. Si sta ricreando sul territorio una rete di società solide e di buon livello, com’era a inizio anni 2000 quando il basket, oltre a Pallacanestro Biella, comprendeva la Cestistica in serie C (poi sparita), Vigliano in D, Cossato ed altre realtà in Promozione.

Una tale differenziazione ha consentito a molti giovani usciti dal vivaio di Biella che non erano a livello delle categorie più nobili, di poter proseguire la propria carriera cestistica. Oggi la mappa è simile e comprende anche il Novarese con Cameri, ma il concetto di fondo è simile: maggiorare il bacino di utenza in entrata per avere maggiori possibilità di selezione, valorizzando il territorio, cercando di competere contro le grandi aree metropolitane come Torino, a livello di reclutamento. Un sistema del genere porterà negli anni a venire alla valorizzazione di ragazzi nati e cresciuti qui, in controtendenza con le corazzate dell’epoca precedente, in cui i Biellesi si contavano, quando c’erano, sulle dita di una mano.

Da non trascurare anche l’aspetto economico dei cosiddetti “parametri” (NAS), il discusso (negli importi imposti soprattutto per le categorie minori) sistema istituito dalla FIP per cui le società che tesserano e formano un giocatore a livello giovanile ricevono, in proporzione agli anni di formazione, una cifra da parte della squadra in cui giocherà dopo i 21 anni, a riconoscenza delle risorse spese negli anni per allenare e formare il giocatore. Per quanto a bilancio l’incasso dei NAS possa non costituire una voce primaria, il percorso intrapreso da Biella è chiaro: reclutare e valorizzare giovani, con un lavoro di qualità, ha benefici a medio-lungo termine non solo tecnici e territoriali, ma anche economici.

Un motivo in più per proseguire su questa strada di qualità e investimento su quella che è la base del movimento e dalla quale potrebbero emergere i prossimi Tommaso Raspino o Davide Raucci, due prodotti del settore giovanile oggi nel basket che conta.

Matteo Bernardini

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